11 mar 2026

Gertrude. Regina, sposa e madre. La tragedia shakespeariana al Teatro Torlonia

La riscrittura di Amleto di Shakespeare, firmata da Annalisa De Simone e diretta da Mario Scandale, presenta una svolta epocale nel modo in cui viene raccontata la tragedia.

04 marzo 2026 | 01:16 | 5 min di lettura
Gertrude. Regina, sposa e madre. La tragedia shakespeariana al Teatro Torlonia
Foto: RomaToday

La riscrittura di Amleto di Shakespeare, firmata da Annalisa De Simone e diretta da Mario Scandale, presenta una svolta epocale nel modo in cui viene raccontata la tragedia. Questo debutto assoluto, prodotto dal Teatro di Roma, vede al centro la figura di Gertrude, la regina sposa e madre, interpretata da Mascia Musy. La pièce, in scena al Teatro Torlonia dal 5 al 15 marzo, si svolge in un ambiente simbolico: una piscina vuota, un luogo che evoca la felicità passata e la cavità di un presente tormentato. Questa scelta scenica non è casuale, ma un invito a riconsiderare il ruolo della Regina non come semplice vittima, ma come protagonista indiscussa di una storia che si svolge tra desideri, colpe e tentativi di sopravvivenza. La produzione, che non si limita a una semplice riscrittura, propone una visione radicalmente diversa della tragedia: non è più Amleto a guidare la narrazione, ma Gertrude, la cui voce e corpo diventano i protagonisti di un dramma che esplora le complessità di una donna intrappolata tra potere, affetto e moralità.

La pièce si distingue per il suo approccio innovativo, che mette al centro le contraddizioni di Gertrude, una figura che oscilla tra la figura di regina fiera e sensuale, madre rifiutata e vittima di un mondo che le impone sacrifici. La regina non è ridotta a un ruolo passivo, ma viene indagata attraverso una lente che non cerca di assolverla né di condannarla. Annalisa De Simone, autrice della drammaturgia, ha voluto esplorare le ombre della Regina, le sue paure e le sue debolezze, senza mai dare risposte definitive. Questo approccio si riflette anche nella scelta scenica: la piscina vuota, un simbolo di origine e perdita, diventa un luogo in cui ogni gesto e ogni parola acquisiscono un peso diverso. Il corpo di Gertrude, immerso in un ambiente che ricorda il liquido amniotico, diventa un riflesso delle sue emozioni, un'incarnazione della sua lotta per restare viva in un mondo che la pretende pura e sacrificata.

Il contesto della riscrittura si colloca all'interno di un dibattito più ampio sull'interpretazione di Gertrude nel teatro contemporaneo. Tradizionalmente, la Regina è stata vista come una figura ambigua, spesso ridotta a una semplice comparsa o a una vittima di un destino tragico. Tuttavia, la drammaturgia di De Simone propone una visione più complessa, che si concentra sulle tensioni interne di Gertr, come madre, moglie e sovrana. La sua relazione con Amleto, figlio che sembra non riconoscerla, diventa un'ossessione che la tiene legata a un passato di dolore e scelte difficili. La Regina non è solo una vittima del desiderio o della colpa, ma una donna che tenta di trovare un equilibrio tra le sue responsabilità e i suoi desideri. Questo approccio si riflette anche nei ruoli degli altri personaggi, come Ofelia, educata alla prudenza, e Laerte, che incarnano l'urgenza della vendetta. Il dramma non si apre alle domande esistenziali classiche, ma si chiude sulle conseguenze delle azioni già compiute, un invito a riflettere sulle scelte che definiscono le vite delle persone.

L'analisi della produzione rivela le implicazioni di questa reinterpretazione, che non solo riscrive la storia, ma anche la riconnette a temi universali. La scelta di mettere al centro Gertrude ha un impatto significativo sul modo in cui la tragedia viene percepita: il pubblico non è più chiamato a osservare la sofferenza di Amleto, ma a indagare le motivazioni e le contraddizioni di una donna che vive in un mondo di potere e falsi ideali. La piscina vuota, simbolo della vita e della perdita, diventa un'immagine metaforica di un'esistenza che cerca di mantenere la sua forza anche quando l'acqua non c'è più. Questo impianto simbolico, accompagnato da una scrittura lirica e crudele, crea un'atmosfera che mescola sensualità, dolore e tensione. Gli attori, come Mascia Musy, devono abitare questo spazio senza difese, cercando un equilibrio impossibile tra l'immediatezza dei sentimenti e la freddezza del teatro. La pièce non si chiude, ma resta sospesa, come una presenza assente che vibra nei corpi e nelle coscienze, un richiamo alla complessità umana che non si risolve mai.

La chiusura dell'articolo si concentra sull'impatto di questa produzione e sulle sue prospettive future. Il Teatro Torlonia, con questa messa in scena, si propone di offrire al pubblico un'esperienza teatrale diversa, che non si limita a riscrivere una tragedia, ma a interrogare le sue radici. La scelta di presentare Gertrude come protagonista indiscussa rappresenta un atto di coraggio, che sfida le convenzioni tradizionali del teatro. Gli spettatori, chiamati a osservare la Regina non come una figura marginale, ma come un'entità potente e tormentata, si trovano di fronte a una narrazione che non cerca risposte, ma luce. Questo impegno artistico, sostenuto da un regista che ha voluto un approccio fisico e simbolico rigoroso, lascia spazio a una riflessione profonda sulle ambiguità della vita e della moralità. La produzione, con i suoi 15 euro per biglietto intero e 10 per ridotto, è un invito a visitare un'esperienza teatrale che non si limita a raccontare una storia, ma a farla vivere. Il Teatro Torlonia, attraverso questa riscrittura, dimostra la sua capacità di reinventare i classici, offrendo al pubblico un'occasione per esplorare le ombre e le luci di una figura che, per troppo tempo, è stata relegata al periphery della tragedia.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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