11 mar 2026

DNA risolve il mistero della Grotta del Romito

L'abbraccio di due scheletri sepolti insieme, avvolto dall'oscurità della Grotta del Romito nel Parco del Pollino, in Calabria, ha rivelato un mistero che ha affascinato archeologi e scienziati per decenni.

25 febbraio 2026 | 01:11 | 5 min di lettura
DNA risolve il mistero della Grotta del Romito
Foto: Focus

L'abbraccio di due scheletri sepolti insieme, avvolto dall'oscurità della Grotta del Romito nel Parco del Pollino, in Calabria, ha rivelato un mistero che ha affascinato archeologi e scienziati per decenni. La scoperta, datata circa 12.000 anni fa, ha lasciato per anni un enigma: due individui, uno dei quali con arti insolitamente corti, erano stati sepolti in una posizione che sembrava indicare una relazione speciale. Solo recentemente, grazie all'analisi del DNA estratto da un osso temporale, è emersa una diagnosi che ha rivelato una mutazione genetica responsabile della loro condizione fisica. Questa scoperta non solo ha dato una risposta a un enigma medico, ma ha anche aperto nuove prospettive sull'organizzazione sociale e i comportamenti umani in un'epoca remota. La Grotta del Romito, un sito protetto e poco esposto all'ambiente, ha permesso alla natura di preservare le ossa per migliaia di anni, offrendo un'opportunità unica per indagare il passato. La combinazione di un contesto geografico isolato e una tecnologia moderna di analisi del DNA ha reso possibile questa rivelazione, che potrebbe influenzare non solo la scienza, ma anche la comprensione della storia umana.

L'analisi del DNA ha rivelato una mutazione omozigote nel gene NPR2, un elemento chiave per lo sviluppo delle ossa. Questa mutazione, che causa un ritardo nella crescita ossea, è stata associata a una forma severa di una malattia congenita. Tuttavia, la madre di uno dei due individui, che era rimasta in vita per un periodo significativo, presentava una versione "attenuata" della stessa mutazione, con un'eterozigosi. Questo spiega perché la donna, pur non subendo l'effetto completo della patologia, fosse comunque più bassa della media delle sue contemporanee, che oscillava intorno ai 145 centimetri. La combinazione di questi dati ha permesso agli scienziati di ricostruire una storia medica di 12.000 anni fa, dimostrando che una disabilità fisica non era un ostacolo insormontabile per la sopravvivenza. La presenza di una figura genitoriale che aveva subito una forma meno grave della stessa mutazione ha suggerito un modello ereditario, che potrebbe essere stato comune in quel periodo. Questo non solo ha messo in luce l'importanza della genetica in epoche antiche, ma ha anche sottolineato il ruolo di una comunità che aveva accolto e supportato un individuo con difficoltà fisiche.

Il contesto storico di questa scoperta è legato a una serie di ricerche condotte nel Parco del Pollino, un'area ricca di grotte e tracce di vita umana preistorica. La Grotta del Romito, scoperta nel 1963, ha permesso agli archeologi di ritrovare resti umani che, per millenni, erano rimasti nascosti nel terreno. L'ambiente isolato e fresco della grotta ha contribuito a preservare le ossa, rendendole accessibili per l'analisi moderna. Il lavoro di un team internazionale di ricercatori, che ha utilizzato la paleogenomica per estrarre e sequenziare il DNA, ha reso possibile questa scoperta. La tecnologia avanzata ha permesso di identificare non solo le cause genetiche della malattia, ma anche i possibili meccanismi di adattamento della comunità che aveva accolto questi individui. La presenza di un abbraccio tra i due scheletri ha lasciato un segno di affetto e di solidarietà, suggerendo che la vita in quel periodo non era solo una lotta per l'esistenza, ma anche un'esperienza condivisa e supportata da relazioni umane. Questo contesto ha reso la scoperta non solo scientifica, ma anche un esempio di come la natura e la tecnologia possano collaborare per rivelare il passato.

L'analisi delle implicazioni di questa scoperta riguarda sia l'aspetto medico che quello sociale. La malattia genetica identificata, con la sua forma severa e l'eterozigosi della madre, ha permesso di comprendere come le mutazioni possano essere trasmesse e come le comunità potessero adattarsi a condizioni fisiche sfavorevoli. La sopravvivenza di una donna con una forma attenuata della stessa mutazione indica che la selezione naturale potrebbe non essere stata così rigida come si pensava, almeno in certi contesti. Inoltre, il fatto che la comunità avesse accolto un individuo con una disabilità motoria grave ha dato un'indicazione sulle pratiche sociali di quel periodo. La solidarietà, il supporto continuo e la divisione dei compiti sembrano essere stati elementi chiave per permettere a una persona con difficoltà di vivere in un ambiente ostile. Questo non solo ha rivelato una forma di assistenza umanitaria antica, ma ha anche messo in luce come la collaborazione e la condivisione potessero essere all'origine di una società stabile. La combinazione di queste due dimensioni - medica e sociale - ha reso la scoperta un caso unico, che potrebbe influenzare la comprensione di come gli esseri umani si siano evoluti nel tempo.

La Grotta del Romito non è l'unica testimonianza di una civiltà antica che ha lasciato tracce di arte e cultura. A circa 1.500 chilometri di distanza, la Grotta di Chauvet in Francia è un altro sito che racconta la vita di Homo sapiens 36.000 anni fa. Scoperta nel 1994 da speleologi locali, questa grotta ospita un'ampia collezione di pitture parietali che testimoniano la capacità creativa dei primi artisti. Tra le opere più significative, si trovano raffigurazioni di animali come cavalli selvatici, rinoceronti e leoni, realizzate con tecniche avanzate per l'epoca. L'uso di ocra rossa e di metodi come lo stencil ha permesso di creare immagini che raffigurano non solo la fauna, ma anche la dinamica della natura. La grotta è stata preservata attraverso un'operazione di copia, creando una replica chiamata Chauvet 2, che permette di ammirare le opere senza danneggiare il sito originale. Questi ritrovamenti, insieme a quelli della Grotta del Romito, indicano che le società preistoriche non solo si preoccupavano della sopravvivenza, ma anche della rappresentazione e della memoria, creando una cultura che si estende oltre il semplice sopravvivere. La combinazione di queste scoperte apre nuove prospettive per la ricerca, mostrando come la comprensione del passato possa aiutare a interpretare il presente.

Condividi l'articolo

Articoli Correlati

Resta Informato

Iscriviti alla newsletter di Fattuale per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella email.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi

🍪

Questo sito utilizza i cookie

Utilizziamo cookie tecnici necessari e, con il tuo consenso, cookie analitici per migliorare la tua esperienza. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli non essenziali o personalizzare le tue preferenze. Scopri di più

Preferenze Cookie

Cookie Tecnici

Sempre attivi

Essenziali per il funzionamento del sito. Includono cookie di sessione, preferenze di tema e sicurezza CSRF.

Cookie Analitici

Ci aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito, raccogliendo informazioni in forma anonima (es. Google Analytics).

Cookie di Marketing

Utilizzati per mostrare annunci pubblicitari pertinenti ai tuoi interessi su questo sito e su altri siti web.

Grazie per l'iscrizione!

Controlla la tua email per confermare.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi