Cinema catalano tra precarietà e successi
La cerimonia dei Gaudí, l'evento annuale più prestigioso del cinema catalano, ha registrato un anno di contrasti tra trionfo e preoccupazione.
La cerimonia dei Gaudí, l'evento annuale più prestigioso del cinema catalano, ha registrato un anno di contrasti tra trionfo e preoccupazione. La presidente dell'Acadèmia del Cinema Català, Judith Collell, ha dichiarato che il 2024 sarà ricordato per aver raggiunto un traguardo ambizioso: il pubblico. Tuttavia, il contesto del festival non è stato privo di critiche. Le statistiche dell'Observatori de la Producció Audiovisual rivelano una situazione complessa: un quarto dei film con produzione catalana, pari a 30 su 114, rimane ancora in attesa di essere presentato in sala a fine maggio 2025. Questa frammentazione e la scarsa quantità di produzioni hanno creato un clima di incertezza. Mentre il cinema parlato in catalano ha registrato un 5,47% di spettatori nel 2025, con 646.328 ingressi, il 2024 ha superato la soglia del milione grazie al successo di film come El 47 e Casa en flames. La sfida, però, si presenta dura: il settore vive una precarietà sistemica che mina la sua capacità di crescere.
La precarietà del cinema catalano è un fenomeno strutturale, con conseguenze dirette sulle opportunità di finanziamento. Marc Chica, presidente di Productors Audiovisuals de Catalunya, ha espresso preoccupazione per il tempo necessario per ottenere fondi: due anni e mezzo, rispetto ai sei mesi previsti in Europa grazie a meccanismi più snelli come sussidi, incentivi fiscali e contributi delle televisioni. Questo ritardo, unito al basso costo delle produzioni, ha portato a una intermitenza nella produzione e a una riduzione del tetto massimo di finanziamento pubblico richiesto. Chica ha sottolineato che questa situazione rende il settore vulnerabile, spingendo i professionisti a emigrare verso Madrid, dove le piattaforme internazionali offrono maggiore stabilità. La frammentazione delle piccole imprese, sebbene positiva per la libertà artistica e la diversità creativa, non è sufficiente a superare i limiti strutturali.
Il contesto del cinema catalano è radicato in un contesto europeo complesso. L'informe annuale del CoNCA ha evidenziato che il 23% dei professionisti culturali, non solo del cinema, ha guadagnato meno del salario minimo. A livello europeo, il problema non è limitato al Catalunya: l'Observatori Europeu de l'Audiovisual ha rilevato che il 40% dei registi e sceneggiatori del 2015 non ha più realizzato progetti. Questi dati rafforzano l'idea che il settore non riesca a garantire una crescita sostenibile. L'Institut Català de les Empreses Culturals, un organismo apprezzato dai produttori, necessita di ulteriori risorse per adeguarsi alle esigenze del mercato. La Corporació Catalana de Mitjans Audiovisuals, obbligata per legge a promuovere la produzione audiovisiva, ha iniziato azioni, ma non sufficienti. Il recente accordo con l'Institut è scaduto nel 2009 con una proroga fino al 2011, ma non ha portato una collaborazione concreta.
Le conseguenze di questa precarietà sono evidenti sia a livello economico che culturale. L'assenza di un piano strategico pubblico ha ridotto la capacità del cinema catalano di competere a livello internazionale. Chica ha sottolineato che l'attuale finanziamento destinato alla cultura non arriva al 2% del bilancio della Generalitat, un dato che rende il settore marginale. Per poter diventare un "plató del mondo", come auspicano i produttori, è necessario un investimento pubblico significativo. L'esperienza di Paesi come la Francia, che destina circa 10 volte più risorse al cinema rispetto all'Espania, offre un modello da seguire. Lluís Miñarro, produttore e regista, ha ribadito che il cinema non può esistere senza aiuti pubblici, sottolineando come le televisioni pubbliche comprino spesso prodotti nordamericani di bassa qualità, marginalizzando il cinema locale.
La prospettiva futura del cinema catalano dipende da una serie di fattori. L'Acadèmia del Cinema ha lanciato il Cicle Gaudí, una rete stabile di sale in Catalogna che presenta 10 film catalani all'anno, con alcune proiezioni anche all'estero. Sebbene sia un'iniziativa commendabile, Miñarro ha evidenziato un problema: l'opacità della commissione che seleziona i film da programmare. Questo meccanismo, se non trasparente, potrebbe favorire un cinema meno autoriale. Inoltre, la mancanza di interesse per ruoli diversi da quelli di regista e produttore tra gli studenti delle scuole di cinema rappresenta un altro ostacolo. Per superare queste sfide, è necessario un impegno politico e finanziario che riconosca il cinema catalano non solo come un settore economico, ma come un elemento culturale strategico per la regione. La risposta alla domanda se la gala dei Gaudí dovrà servire cava o aspirina è un simbolo della situazione: un mix di ottimismo e preoccupazione per un settore che vive tra conquiste e sfide.
Fonte: El País Articolo originale
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