Cesena, Duomo: Schachner con pallone, Meloni non è l'unica con volto d'angelo
Un cherubino con il volto di Giorgia Meloni? In attesa che la questione venga approfondita, il restauratore rischia comunque di aver scoperto l'acqua calda.
Un cherubino con il volto di Giorgia Meloni? In attesa che la questione venga approfondita, il restauratore rischia comunque di aver scoperto l'acqua calda. Il precedente, come ricorda il Corriere di Romagna, risale al 1981 ed è opera di Nicola Sebastio, un artista dalla vita avventurosa che ha vissuto esperienze estreme, tra cui un periodo di prigionia in Egitto. Lì, nonostante le condizioni difficili, ha mantenuto la sua passione per l'arte, creando sculture utilizzando materiali improvvisati, come i barattoli di conserva. La sua opera, tuttavia, non è rimasta legata al mondo della scultura, ma ha trovato un'ispirazione unica nel calcio, un tema che lo ha sempre affascinato. Il caso del cherubino, sebbene apparentemente legato a un'immagine contemporanea, ha radici profonde nel passato, legate a un episodio che ha segnato la storia del calcio italiano e del Cesena.
La scoperta del cherubino, seppur inizialmente misteriosa, si collega a un'opera realizzata nel 1981 da Sebastio, incaricato di ridisegnare le vetrate dietro l'altare della cattedrale di San Giovanni Battista. Questo lavoro, però, non fu solo un esercizio artistico, ma un riflesso di un'epoca in cui il calcio era parte integrante della vita sociale e culturale. Il Cesena, in particolare, era in fase di rilancio: negli anni Settanta aveva raggiunto livelli elevati, arrivando perfino alla Coppa Uefa, ma era stato eliminato dal Magdeburgo, una squadra tedesca famosa per il gol storico della DDR contro la Germania Ovest ai Mondiali del 1974. La vicenda del Cesena, però, non si fermò lì. Nel 1981, dopo una retrocessione in B, la squadra tornò in Serie A, grazie a un'operazione di mercato strategica che portò a bordo Walter Schachner, un attaccante austriaco di fama internazionale. La sua presenza fu determinante per il successo del club romagnolo, creando un legame duraturo tra il calcio e la città.
Il contesto storico di quel periodo è estremamente ricco. L'apertura delle frontiere italiane nel 1981 aveva reso possibile l'ingresso di giocatori stranieri, tra cui Schachner, che arrivò da Vienna, allora una squadra in grado di competere a livello europeo. Il suo arrivo al Cesena fu un evento epocale, non solo per la squadra, ma anche per la città, che viveva un momento di rinnovamento. Sebastio, nell'eseguire il lavoro per la cattedrale, non poté non rimanere colpito da questa dinamica. Il cherubino, infatti, raffigura San Giovanni Battista, patrono del Cesena, che predica con una croce d'oro. Ma sullo sfondo, in un'immagine che sembra quasi un ritratto, compare un personaggio con i baffi, i capelli rossi e un pallone in movimento. La somiglianza con Antonin Panenka, il boemo autore del famoso cucchiaio della Coppa dei Campioni del 1976, è evidente, ma l'identità del personaggio è chiara: si tratta proprio di Walter Schachner.
L'impatto di Schachner sul Cesena fu immediato e duraturo. Il giocatore, noto per la sua tecnica e la capacità di segnare gol decisivi, fu un simbolo di rinnovamento per una squadra che aveva bisogno di un volto forte. La sua carriera proseguì per oltre una decina di anni, anche dopo il trasferimento in Serie B, ma il suo legame con il Cesena rimase indelebile. La sua figura, però, non si limitò al calcio: diventò un'icona della città, un simbolo di orgoglio e resilienza. Il cherubino di Sebastio, quindi, non è solo un'opera d'arte, ma un omaggio a una figura che incarnò l'identità del Cesena durante un periodo cruciale della sua storia. La sua immagine, immortalata in un'opera d'arte, è un ricordo che continua a vivere, anche dopo decenni.
La scoperta del cherubino ha suscitato un interesse notevole, soprattutto tra i tifosi del Cesena, che hanno riconosciuto in quel personaggio un simbolo di passato e presente. La sua presenza nella cattedrale di San Giovanni Battista non è solo un elemento decorativo, ma un richiamo a un'epoca in cui il calcio era parte integrante della cultura locale. La raffigurazione di Schachner, con il pallone e i calzini da gioco, rende l'idea di un uomo che non solo giocava a calcio, ma era un elemento chiave nella vita della comunità. La sua figura, immortalata da Sebastio, diventa un punto di riferimento per chi cerca di comprendere la storia del Cesena. La scultura, quindi, non è solo un'opera d'arte, ma un documento vivente della passione e dell'impegno che hanno caratterizzato il calcio romagnolo. La sua esistenza, inoltre, ha riacceso il dibattito su come il calcio possa influenzare la cultura e l'identità di una città. Il cherubino, in questo senso, non è solo un'immagine, ma un simbolo di un'epoca che continua a influenzare il presente.
Fonte: Repubblica Articolo originale
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