11 mar 2026

Caffè, due tazze al giorno riducono rischio demenza

Un'indagine recentemente pubblicata sulla rivista JAMA ha rivelato un legame significativo tra il consumo moderato di caffè e una riduzione del rischio di demenza, nonché una protezione della funzione cognitiva.

09 febbraio 2026 | 20:04 | 5 min di lettura
Caffè, due tazze al giorno riducono rischio demenza
Foto: El País

Un'indagine recentemente pubblicata sulla rivista JAMA ha rivelato un legame significativo tra il consumo moderato di caffè e una riduzione del rischio di demenza, nonché una protezione della funzione cognitiva. Lo studio, condotto su un campione di circa 132.000 persone seguite per decenni, ha evidenziato che bere due o tre tazze di caffè al giorno, o un paio di tè, potrebbe ridurre il rischio di demenza del 18% rispetto a chi non consuma questa bevanda. I ricercatori hanno anche osservato una minore prevalenza di deterioramento cognitivo e un miglior rendimento in test di funzione mentale. Tuttavia, l'articolo sottolinea che gli esiti non sono definitivi e che il consumo di caffè non garantisce la prevenzione assoluta di malattie neurodegenerative come l'Alzheimer. Gli autori del lavoro, che hanno condotto un'analisi osservazionale, hanno precisato che i dati raccolti indicano una correlazione, ma non possono stabilire una causalità diretta. Questo studio aggiunge un tassello al dibattito scientifico su come il caffè possa influenzare la salute mentale e fisica, aprendo nuove prospettive per la ricerca in ambito neurologico e nutrizionale.

L'indagine, che ha analizzato i dati di oltre 130.000 individui, ha rivelato una serie di benefici associati al consumo moderato di caffè. Tra i risultati più rilevanti, i ricercatori hanno registrato una riduzione del 18% del rischio di demenza tra coloro che bevono due o tre tazze al giorno, rispetto a chi non ne consuma. Inoltre, i partecipanti che hanno bevuto caffè hanno mostrato una minore frequenza di deterioramento cognitivo, con il 7,8% di casi rispetto al 9,5% del gruppo di controllo. I dati hanno anche evidenziato una maggiore performance in test di memoria e capacità di risoluzione di problemi. Tuttavia, i ricercatori hanno sottolineato che l'effetto protettivo del caffè è modesto e dipende da un contesto di salute generale. Ad esempio, il consumo di caffè non è sufficiente da solo a prevenire le demenze, ma potrebbe contribuire a un'azione preventiva quando combinato con altre strategie come un'alimentazione equilibrata, l'attività fisica e l'interazione sociale. Questo quadro complessivo suggerisce che il caffè non è un farmaco ma un elemento di supporto in un'alimentazione e uno stile di vita sani.

La relazione tra caffè e salute è un tema dibattuto da decenni, con studi che hanno alternativamente sottolineato i benefici e i rischi. Negli anni passati, il caffè era spesso associato a effetti negativi, come l'aumento del nervosismo o l'ansia, soprattutto in dosi elevate. Tuttavia, recenti ricerche hanno iniziato a evidenziare un ruolo positivo nella prevenzione di malattie cardiovascolari, diabete e, potenzialmente, alcuni tipi di cancro. L'indagine pubblicata su JAMA si inserisce in questa linea di studi, rafforzando l'ipotesi che il caffè possa avere un impatto protettivo sulla salute neurologica. Gli autori del lavoro hanno anche sottolineato che i benefici non derivano solo dalla caffeina, ma da una combinazione di composti bioattivi presenti nel caffè, come i polifenoli, l'acido clorogénico e le catechine. Questi elementi, secondo i ricercatori, contribuiscono a ridurre lo stress ossidativo, migliorare la sensibilità all'insulina e preservare la funzione vascolare cerebrale. Tuttavia, il consumo eccessivo di caffè potrebbe generare effetti collaterali, come l'insonnia o l'aumento dell'ansia, che potrebbero annullare i benefici osservati.

L'analisi degli effetti del caffè sulla salute richiede una valutazione equilibrata, considerando sia i potenziali vantaggi che i rischi. Gli esperti del settore, come David Pérez, direttore del Instituto de Neurociencias del Hospital 12 de Octubre di Madrid, hanno sottolineato che il caffè non è un "potenziale farmaco" ma un elemento che può supportare la salute cerebrale quando integrato in un'alimentazione e uno stile di vita corretti. Pérez ha messo in evidenza che il consumo moderato di caffè, inteso come due o tre tazze al giorno, potrebbe contribuire a prevenire malattie neurodegenerative, ma non è sufficiente da solo. Inoltre, i ricercatori hanno rilevato che il beneficio del caffè non si osserva nei consumatori di caffè decafeinato, suggerendo che la caffeina è il componente chiave. Tuttavia, il ruolo esatto della caffeina e degli altri composti presenti nel caffè non è ancora del tutto chiaro. I ricercatori stessi hanno ammesso che l'effetto neuroprotettivo non è definitivo e che ulteriori studi, come gli esperimenti clinici, sono necessari per confermare le ipotesi formulate. Questo quadro evidenzia la complessità del tema e la necessità di un approccio scientifico rigoroso.

Il consumo moderato di caffè si colloca all'interno di un contesto più ampio di salute globale, dove la ricerca continua a esplorare i legami tra alimentazione e prevenzione di malattie. Sebbene lo studio su JAMA abbia rafforzato l'ipotesi che il caffè possa contribuire alla protezione della funzione cognitiva, i ricercatori hanno riconosciuto che ci sono ancora molte incognite. Ad esempio, non è chiaro come esattamente la caffeina e gli altri composti del caffè agiscano a livello neurologico, né si conosce pienamente l'effetto a lungo termine di un consumo regolare. Gli esperti hanno anche sottolineato che il caffè non è un sostituto di una dieta sana o di un'attività fisica regolare, ma un elemento che può integrarsi in un approccio globale alla salute. Per questo motivo, si raccomanda un consumo moderato, evitando l'abuso che potrebbe generare effetti negativi. L'indagine pubblicata su JAMA rappresenta un passo importante nella ricerca, ma non è una soluzione definitiva. La scienza continua a esplorare i benefici e i rischi del caffè, cercando di bilanciare la sua influenza sulla salute in modo più preciso.

Fonte: El País Articolo originale

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