11 mar 2026

Bilingüismo vassall

Brigitte Vasallo ha scatenato un dibattito su sopravvivenza del catalano, definendola "feixista", tra radicale e conformismo ideologico.

04 marzo 2026 | 12:29 | 5 min di lettura
Bilingüismo vassall
Foto: El País

Brigitte Vasallo, scrittrice e attivista nota per le sue posizioni radicali in favore delle identità culturali e delle intersezioni tra genere e capitalismo, ha scatenato un dibattito acceso con le sue dichiarazioni durante un programma radiofonico su RAC1, condotto da Marc Giró. Nella trasmissione, Vasallo ha sostenuto che il catalano, purtroppo, non potrà evitare la sua estinzione, ma ha aggiunto un'osservazione provocatoria: "Morirà, ma dovrà essere ricordato come una lingua feixista". Le sue parole, accolte con un silenzio complice da parte dei partecipanti, hanno suscitato reazioni contrapposte, con chi ha visto in quelle dichiarazioni un atto di conformismo ideologico e chi ha ritenuto un'analisi estremamente radicale. La questione non riguarda solo il destino linguistico del catalano, ma tocca a un tema profondamente radicato nella politica e nella cultura dell'area: il rapporto tra identità linguistica e ideologia.

Le dichiarazioni di Vasallo, pubblicate su un articolo sul quotidiano Núvol, hanno scatenato un dibattito su come si debba affrontare la questione del bilingüismo e della sopravvivenza delle lingue minoritarie. Secondo l'attivista, il catalano non può sopravvivere se non si riconosce l'importanza del bilingüismo, ma al tempo stesso si deve riconoscere che la sua sopravvivenza dipende da una politica che non privilegia le lingue minoritarie. In particolare, Vasallo ha sostenuto che le prime generazioni di migranti non devono essere incoraggiate a parlare catalano, ma che le seconde generazioni, quelle che si integrano meglio, devono essere incentivare a parlare in catalano. Questa posizione, però, ha suscitato molte critiche, poiché sembra ignorare le complessità del processo di bilingüizzazione, che richiede anni per svilupparsi e che non può essere ridotto a una semplice questione di politiche migratorie.

Il dibattito su come salvare la lingua catalana non è nuovo, ma ha assunto una forma particolare grazie alle dichiarazioni di Vasallo. L'attivista, pur essendo nota per la sua difesa delle identità culturali e delle minoranze, ha scelto di parlare di lingua in modo estremo, definendola "feixista" e accettando l'idea che la sua estinzione sia inevitabile. Questo atteggiamento ha suscitato reazioni contrapposte, con chi ha visto in Vasallo una figura radicale e chi ha ritenuto che il suo discorso fosse un esempio di conformismo ideologico. La questione del catalano, infatti, non è solo un problema linguistico, ma è anche un riflesso del rapporto tra identità nazionale e identità regionale, tra conservazione e modernità.

Il contesto in cui si colloca il dibattito su Vasallo è complesso e multilivello. Il catalano, come lingua minoritaria, ha sempre rappresentato un simbolo di identità e resistenza, ma al tempo stesso è un elemento di tensione politica. La sua sopravvivenza dipende da una serie di fattori, tra cui l'immigrazione, la politica educativa e la politica culturale. Le dichiarazioni di Vas, però, sembrano ignorare queste complessità e si concentrano su un'idea di bilingüismo che, pur essendo teorizzata, non tiene conto delle dinamiche reali del processo di integrazione. Inoltre, il confronto con l'hebreo, come linguaggio "feixista", ha suscitato molte polemiche, poiché sembra ridurre la questione a un'etichetta senza considerare le azioni effettive degli speaker. Questo tipo di discorso, se non gestito con attenzione, rischia di trasformare un dibattito culturale in un'azione di demonizzazione.

Le implicazioni delle dichiarazioni di Vasallo sono profonde, non solo per il dibattito linguistico ma anche per le politiche culturali e sociali. La sua posizione, sebbene estremizzata, ha messo in luce una contraddizione: da un lato, l'attivismo per le minoranze e la solidarietà universale, dall'altro, l'abbandono di una lingua come strumento di identità. Questo contrasto è particolarmente evidente nel contesto in cui le lingue minoritarie, come il catalano, devono competere con lingue globali. Tuttavia, il dibattito non può limitarsi a una semplice critica delle dichiarazioni di Vasallo: è necessario riflettere su come le politiche linguistiche possano essere progettate in modo da preservare le lingue minoritarie senza abbandonare le opportunità del bilingüismo. Inoltre, il dibattito ha evidenziato una tensione tra la difesa delle identità locali e la globalizzazione, un tema che riguarda non solo il catalano ma anche altre lingue minoritarie in contesti diversi.

Il dibattito intorno alle dichiarazioni di Brigitte Vasallo segna un momento cruciale nella discussione sull'identità linguistica in un contesto politico e culturale complesso. Le sue parole, pur essendo estreme, hanno rivelato una contraddizione radicale tra il valore delle lingue minoritarie e la pratica del bilingüismo. Tuttavia, il dibattito non può limitarsi a una semplice critica delle posizioni di Vasallo, ma deve estendersi a una riflessione più ampia su come le lingue minoritarie possano sopravvivere in un mondo globalizzato. La questione del catalano non è solo un problema linguistico, ma è anche un riflesso di una tensione tra conservazione e modernità, tra identità locale e globalizzazione. È chiaro che il dibattito non si fermerà qui, e che le politiche culturali e linguistiche dovranno trovare un equilibrio tra la difesa delle lingue minoritarie e l'apertura al bilingüismo, senza abbandonare le radici identitarie che rendono queste lingue uniche.

Fonte: El País Articolo originale

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