11 mar 2026

Alba e Carla Simón: "Non mi ha mai disturbato che i miei genitori fossero dipendenti dall'heroína

L'incontro tra Carla Simón e Alba Flores, due registe spagnole con progetti cinematografici profondamente personali, si è svolto durante una puntata del programma televisivo Lo de Évole, in onda su LaSexta.

26 gennaio 2026 | 23:53 | 4 min di lettura
Alba e Carla Simón: "Non mi ha mai disturbato che i miei genitori fossero dipendenti dall'heroína
Foto: El País

L'incontro tra Carla Simón e Alba Flores, due registe spagnole con progetti cinematografici profondamente personali, si è svolto durante una puntata del programma televisivo Lo de Évole, in onda su LaSexta. La serata ha visto il confronto tra le due donne, che hanno condiviso le loro esperienze di elaborazione del dolore e della memoria familiare attraverso il cinema. Simón, regista di Romería, ha parlato della sua lotta contro lo stigma legato alla morte dei genitori per sida, mentre Flores, autrice del documentario Flores para Antonio, ha cercato di ricostruire la figura di suo padre, un musicista scomparso quando aveva otto anni. L'incontro, posticipato più volte, ha segnato un momento di condivisione tra due artiste che, pur provenendo da contesti diversi, hanno trovato nell'arte un modo per superare il silenzio e il dolore. Il tema del tempo come strumento per rompere il tabù è emerso chiaramente, con entrambe le registe che hanno sottolineato l'importanza di generazioni successive per riconsiderare le storie familiari.

Flore para Antonio, il documentario di Alba Flores, ha recentemente vinto il premio Forqué, un riconoscimento prestigioso nel panorama cinematografico spagnolo. La pellicola, che esplora le tracce di un padre scomparso, ha anche ricevuto due nomination al Goya nella categoria di miglior film documentale e miglior canzone originale. Carla Simón, invece, ha visto il suo lavoro Romería conquistare ben tredici nomination ai premi Gaudí, assegnati dall'Academia del Cine Català. Questi riconoscimenti hanno rafforzato l'importanza del cinema come mezzo per affrontare temi complessi come la malattia, la morte e la memoria. Simón ha espresso emozione nel ricevere tali riconoscimenti, sottolineando come il cinema permetta di "risvegliare" persone che non esistono più, ma che vivono attraverso le immagini. Per lei, il dolore non è solo un ricordo, ma un'esperienza tangibile che può essere trasformata in arte.

Il confronto tra le due registe ha messo in luce le differenze e le somiglianze tra i loro progetti. Mentre Simón ha parlato del dolore legato al sida, un tema che ha stigmatizzato le famiglie e creato un "tapone" emotivo, Flores ha affrontato la ricerca di una figura paterna, un'assenza che ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Entrambe, però, hanno condiviso la convinzione che il tempo sia necessario per smuovere il silenzio e riconoscere le verità nascoste. Simón ha rivelato che non le ha mai importato che i genitori fossero stati coinvolti in un'esperienza di dipendenza, ma ha voluto comprendere la loro storia. Flores, invece, ha spiegato come il suo lavoro non sia solo un atto di ricordo, ma una forma di connessione con un padre che non ha mai conosciuto. Questi progetti, quindi, rappresentano non solo un'esperienza personale, ma anche un tentativo di dare voce a quelle storie che la società ha cercato di cancellare.

Il contesto culturale in cui si inseriscono queste opere è profondamente radicato nella storia spagnola. Il tema del sida, che ha colpito il paese negli anni '80 e '90, ha lasciato cicatrici emotive e sociali, con molte famiglie che hanno dovuto affrontare il dolore della perdita in un ambiente di stigma e discriminazione. Romería si colloca in questo contesto, offrendo un'immagine intima e dolorosa della vita familiare in un periodo di sofferenza. Al contrario, Flores para Antonio si concentra su un'assenza che, pur non essendo legata a una malattia, ha creato un vuoto simile. Entrambi i film, quindi, si inseriscono in una tradizione cinematografica spagnola che si occupa di temi di trauma, identità e memoria. La loro produzione non è solo un atto artistico, ma anche un modo per affrontare il passato e dare significato alle esperienze di dolore e perdita.

L'impatto di questi lavori va oltre il piano puramente artistico, influenzando il dibattito pubblico su temi sensibili come la salute, la famiglia e la memoria. Il successo di Romería e Flores para Antonio ha dimostrato che il cinema può essere un veicolo per il confronto sociale, permettendo di esplorare esperienze private attraverso una lente collettiva. La nomination ai Gaudí e al Goya ha anche dato visibilità a queste storie, portandole al di fuori del contesto familiare e rendendole parte del patrimonio culturale spagnolo. Per Carla Simón e Alba Flores, il cinema non è solo un mezzo di espressione, ma un modo per creare ponti tra il passato e il presente, tra il dolore e la speranza. Le loro opere, quindi, rappresentano un esempio di come l'arte possa trasformare il dolore in una forma di conoscenza e di connessione, offrendo a chi guarda un'esperienza emozionale che va oltre la semplice contemplazione.

Fonte: El País Articolo originale

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