11 mar 2026

Vladylsav Heraskevych disqualificato ai Giochi Milano Cortina 2026 per rifiuto di cambio casco

Il pilota di skeleton ucraino Vladyslav Heraskevych, nato a Kiev 27 anni fa, ha subito un'espulsione da parte del Comitato Olimpico Internazionale (COI) durante i Giochi Olimpici di Milano-Cortina.

12 febbraio 2026 | 19:25 | 4 min di lettura
Vladylsav Heraskevych disqualificato ai Giochi Milano Cortina 2026 per rifiuto di cambio casco
Foto: El País

Il pilota di skeleton ucraino Vladyslav Heraskevych, nato a Kiev 27 anni fa, ha subito un'espulsione da parte del Comitato Olimpico Internazionale (COI) durante i Giochi Olimpici di Milano-Cortina. L'atleta, che aveva deciso di partecipare ai Giochi con un casco decorato con le immagini di diversi sportivi ucraini morti durante l'invasione russa, è stato squalificato per aver violato le regole del Comitato Olimpico, che proibisce qualsiasi forma di manifestazione politica, religiosa o razziale durante gli eventi olimpici. La decisione del COI, annunciata giovedì, ha causato un forte dibattito, soprattutto in Ucraina, dove la comunità sportiva ha espresso preoccupazione per la reazione del Comitato, ritenuta troppo severa e incoerente con i principi della neutralità olimpica. Heraskevych, che aveva rifiutato ogni tentativo di convincerlo a rimuovere il simbolo sul casco, ha così perso la possibilità di competere nella finale del skeleton, con il suo nome registrato come DNS (Non Disputato).

Il caso di Heraskevych ha suscitato un'ondata di reazioni sia a livello internazionale che nazionale. Il COI, attraverso il suo portavoce Mark Adams, ha spiegato che aveva tentato "per tutti i mezzi" di convincere l'atleta a modificare il suo abbigliamento, anche attraverso colloqui diretti con la presidente del COI, Kirsty Coventry. Tuttavia, Heraskevych ha rifiutato ogni compromesso, affermando che il messaggio del suo casco era un atto di ricordo e di protesta contro la guerra. La decisione del COI, che ha applicato la regola 50.2 dello Statuto Olimpico, ha creato tensioni, soprattutto in Ucraina, dove l'atleta era visto come un simbolo di resistenza e coraggio. Il ministro ucraino della Sport, Matvii Bindyi, ha espresso rammarico per la squalifica, sottolineando che la visibilità internazionale dei suoi atleti era cruciale per il loro impegno nella difesa del paese.

L'azione di Heraskevych non è nuova: già durante i Giochi Olimpici di Pechino 2022, l'atleta aveva portato un messaggio di pace con un cartello che recitava "No alla guerra in Ucraina", un gesto accolto dal COI come un atto simbolico piuttosto che una violazione delle norme. Tuttavia, la situazione si è complicata nel 2022, quando Heraskevych aveva tentato di unirsi alle forze armate ucraine ma era stato rifiutato per mancanza di esperienza militare. In seguito, l'atleta aveva messo a disposizione il suo veicolo per trasportare aiuti alimentari nelle aree colpite dagli attacchi russi. Queste azioni lo hanno reso un simbolo di resistenza, ma anche un bersaglio per il COI, che ha cercato di mantenere la neutralità degli eventi olimpici.

La decisione del COI ha suscitato critiche da parte di figure ucraine di alto livello, tra cui il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, che ha definito la squalifica un "momento di vergogna" per la reputazione del Comitato. Sybiha ha sostenuto che il COI ha fallito nel confrontarsi con l'aggressione russa e nel proteggere i diritti degli atleti ucraini. Allo stesso tempo, il governo ucraino ha espresso solidarietà nei confronti di Heraskevych, riconoscendo il suo impegno nella lotta contro la guerra. Queste reazioni hanno messo in luce una contrapposizione tra i valori della neutralità olimpica e la volontà di alcuni paesi di usare gli sport come strumento di protesta e solidarietà.

La squalifica di Heraskevych ha acceso un dibattito più ampio sull'equilibrio tra i principi olimpici e le esigenze di una società in crisi. Mentre il COI ha mantenuto la sua posizione di neutralità, molti hanno sostenuto che il rifiuto di adottare un simbolo di protesta è un'azione che indebolisce il ruolo dei Giochi come spazio di dialogo e solidarietà. La situazione ha anche sollevato domande sulle politiche del COI nei confronti di paesi aggressori, come la Russia, che non è stata mai sanzionata per i suoi atti di guerra. Mentre i Giochi di Milano-Cortina proseguono, il caso di Heraskevych rimane un esempio di come il mondo dello sport possa diventare un palcoscenico per dibattiti su libertà, diritti e responsabilità internazionali. La comunità olimpica e il pubblico seguiranno con attenzione le prossime mosse del COI, sperando in una soluzione che rispetti sia i principi olimpici che le esigenze di chi vive in un conflitto senza fine.

Fonte: El País Articolo originale

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