11 mar 2026

Vivere in quota: protezione dal diabete?

La scoperta scientifica che sta scuotendo il mondo della fisiologia umana e della ricerca medica è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Cell Metabolism e riguarda un meccanismo biologico sconosciuto fino a oggi.

21 febbraio 2026 | 17:32 | 4 min di lettura
Vivere in quota: protezione dal diabete?
Foto: Focus

La scoperta scientifica che sta scuotendo il mondo della fisiologia umana e della ricerca medica è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Cell Metabolism e riguarda un meccanismo biologico sconosciuto fino a oggi. La ricerca, condotta da un team di scienziati del Gladstone Institutes a San Francisco, ha rivelato come i globuli rossi, le cellule più numerose del corpo umano, possano assorbire e utilizzare il glucosio nel sangue in condizioni di ipossia, cioè in ambienti a bassa concentrazione di ossigeno. Questo processo, che si verifica in alta quota o in aree montane, potrebbe spiegare perché le persone che vivono a altitudini elevate presentano livelli di glucosio nel sangue inferiori rispetto a chi abita a livello del mare. Inoltre, potrebbe contribuire a comprendere perché chi vive in tali zone ha un rischio ridotto di sviluppare diabete, una malattia associata a un accumulo eccessivo di zuccheri nel sangue. La ricerca ha dimostrato che, in condizioni di scarsità di ossigeno, i globuli rossi non solo aumentano il loro numero ma anche la capacità di assorbire glucosio, un fenomeno che potrebbe avere implicazioni significative per la salute e la terapia di patologie metaboliche.

L'indagine si è concentrata sui topi esposti a condizioni di ipossia, un ambiente simile a quello di alta quota. Gli scienziati hanno osservato che, in questi animali, i livelli di glucosio nel sangue si riducevano rapidamente dopo un pasto, anche se non era chiaro dove andasse a finire. Dopo aver esaminato i principali organi metabolici, come muscoli, cervello e fegato, i ricercatori hanno scoperto che circa il 70% del glucosio scompariva in modo misterioso. Con una tecnica avanzata di imaging, hanno identificato che il "pozzo di glucosio" era in realtà nei globuli rossi stessi, che normalmente vengono considerati semplici trasportatori di ossigeno. Questi globuli, però, sembravano svolgere un ruolo attivo nel metabolismo del glucosio, assorbendolo per produrre molecole che aiutano a rilasciare ossigeno ai tessuti. La scoperta ha sconvolto le teorie precedenti, che attribuivano il basso livello di glucosio a fattori come una maggiore attività fisica o una maggiore sensibilità al glucosio.

Il contesto della ricerca si colloca all'interno di un dibattito scientifico che da anni cerca di spiegare perché le popolazioni che vivono in alta quota mostrano una minore incidenza di diabete. Gli epidemiologi avevano osservato che i soggetti residenti in aree montane avevano livelli di glucosio nel sangue inferiori e una maggiore capacità di metabolizzarlo, ma non era chiaro il meccanismo. La scoperta dei ricercatori del Gladstone Institutes ha aperto nuove prospettive, collegando la risposta fisiologica all'ipossia con la regolazione del metabolismo glucidico. Inoltre, la ricerca ha evidenziato come il midollo osseo, in condizioni di scarsità di ossigeno, produca una popolazione di globuli rossi più affamati di ossigeno, dotati di una maggiore espressione del trasportatore GLUT1, una proteina chiave nell'assorbimento del glucosio. Questo processo di adattamento, che permette al corpo di ottimizzare l'uso del glucosio, potrebbe essere un modello per lo sviluppo di nuove terapie contro il diabete e altre patologie metaboliche.

Le implicazioni della scoperta sono profonde e potrebbero rivoluzionare la medicina. Gli scienziati hanno dimostrato che, in laboratorio, il controllo dell'ipossia o la trasfusione di globuli rossi potrebbe ridurre l'eccesso di glucosio nel sangue, un effetto che potrebbe essere sfruttato per curare il diabete. Inoltre, i risultati suggeriscono che la manipolazione del metabolismo dei globuli rossi potrebbe essere un bersaglio terapeutico per malattie legate al metabolismo glucidico. La ricerca ha anche aperto nuove frontiere nella fisiologia sportiva, poiché potrebbe aiutare a comprendere come l'abbondanza e la qualità dei globuli rossi influenzino le prestazioni durante l'esercizio fisico in ambiente di alta quota. Tuttavia, le prospettive sono ancora iniziali e richiedono ulteriori studi per valutare l'applicabilità pratica di queste scoperte.

La ricerca si conclude con un'analisi del contesto ambientale che ha ispirato la ricerca stessa. Mentre la scienza cerca di comprendere il corpo umano, il clima globale continua a mettere a dura prova le popolazioni che vivono in aree estreme. Località come Vostok in Antartide, Verchojansk in Russia o Yakutsk, con temperature che scendono sotto i -60 gradi Celsius, rappresentano un esempio di come l'uomo si adatti a condizioni estreme. Queste regioni, abitate da poche persone, mostrano come la natura e l'adattamento fisiologico possano coesistere, anche se il loro futuro è sempre più incerto a causa dei cambiamenti climatici. La scoperta sui globuli rossi e il glucosio non solo arricchisce la conoscenza scientifica ma anche la comprensione di come il corpo umano si adatta a sfide estreme, un tema che potrebbe diventare sempre più rilevante nel prossimo futuro.

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