11 mar 2026

Svolta per malattie autoimmuni pediatriche: studio Bambino Gesù dimostra efficacia CAR-T

Uno studio condotto dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù ha dimostrato l'efficacia straordinaria della terapia con cellule CAR-T nei bambini affetti da malattie autoimmuni refrattarie ai trattamenti convenzionali.

05 febbraio 2026 | 21:08 | 4 min di lettura
Svolta per malattie autoimmuni pediatriche: studio Bambino Gesù dimostra efficacia CAR-T
Foto: RomaToday

Uno studio condotto dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù ha dimostrato l'efficacia straordinaria della terapia con cellule CAR-T nei bambini affetti da malattie autoimmuni refrattarie ai trattamenti convenzionali. Otto giovani pazienti, che avevano subìto interventi complessi e non avevano risposto adeguatamente a farmaci immunosoppressivi, hanno potuto interrompere completamente le terapie che li accompagnavano. Sette di loro sono oggi in remissione clinica, mentre l'ottavo, colpito da sclerosi sistemica giovanile, ha mostrato un miglioramento progressivo e significativo nel tempo. La ricerca, condotta in collaborazione con l'Università di Erlangen, ha pubblicato i dati definitivi su Nature Medicine dopo un follow-up che ha superato i 24 mesi. Questo risultato rappresenta un passo avanti fondamentale per la medicina pediatrica, poiché segna la possibilità di un approccio innovativo per malattie che sino ad oggi hanno limitato le opzioni terapeutiche. La terapia, che si basa sull'utilizzo di cellule T modificate geneticamente, ha permesso ai pazienti di vivere senza la necessità di farmaci che ne compromettono la qualità di vita e la crescita.

L'approccio CAR-T ha dimostrato una potente capacità di interrompere l'infiammazione cronica tipica delle malattie autoimmuni, un fenomeno che si verifica quando il sistema immunitario attacca i tessuti sani del corpo. I pazienti coinvolti nello studio avevano una storia clinica estremamente complessa: erano stati sottoposti a numerose terapie, tra cui farmaci biologici diretti contro i linfociti B, ma avevano continuato a presentare sintomi gravi, tra cui coinvolgimento di organi vitali come reni e polmoni. In alcuni casi, le condizioni erano potenzialmente letali. La terapia CAR-T ha agito in modo mirato, modificando le cellule T del paziente per renderle in grado di riconoscere e distruggere le cellule B auto-reattive che causano l'infiammazione. Questo meccanismo ha permesso non solo di ridurre l'aggressione immunitaria, ma anche di ripristinare un equilibrio nel sistema immunitario, un risultato rilevante soprattutto in età pediatrica, dove la lunga esposizione a farmaci immunosoppressivi può danneggiare la crescita e la funzionalità di organi critici.

Le malattie autoimmuni rappresentano un problema significativo nella pediatria, poiché colpiscono circa 5 milioni di bambini in Europa e spesso richiedono terapie che, sebbene efficaci, possono portare a effetti collaterali gravi. La maggior parte di queste patologie, come il lupus eritematoso sistemico o la dermatomiosite giovanile, si caratterizza per un'infiammazione persistente che coinvolge diversi sistemi organici, tra cui articolazioni, pelle, vasi sanguigni e organi interni. Le terapie tradizionali, che si basano su farmaci immunosoppressori, spesso non riescono a controllare la malattia in modo duraturo, soprattutto nei casi più gravi. Inoltre, l'uso prolungato di questi farmaci può compromettere la crescita, la funzionalità cerebrale e la qualità di vita dei pazienti. Il successo della terapia CAR-T ha quindi rappresentato un'alternativa promettente, in grado di offrire una soluzione che non solo riduce la sintomatologia, ma anche permette ai pazienti di vivere senza la necessità di terapie croniche.

L'impiego delle cellule CAR-T si basa su una tecnologia genetica che ha trovato applicazione inizialmente nel trattamento di leucemie e linfomi non Hodgkin. Questa tecnica prevede la modifica delle cellule T del paziente, dotandole di un recettore chimerico antigenico (CAR) che le permette di riconoscere e distruggere cellule specifiche. Nelle leucemie, il CAR è stato progettato per riconoscere l'antigene CD19, espresso dalle cellule tumorali, mentre nelle malattie autoimmuni, lo stesso antigene è presente sui linfociti B che causano l'infiammazione. L'eliminazione mirata di queste cellule ha permesso di ridurre l'attività patologica, ripristinando un equilibrio immunitario. Questo approccio ha dimostrato di essere particolarmente adatto ai bambini, dove l'esposizione a farmaci immunosoppressori può avere conseguenze a lungo termine. Inoltre, i dati dello studio mostrano che i benefici si mantengono anche dopo la ricostituzione delle cellule B, indicando che la terapia non agisce come una semplice soppressione temporanea, ma induce un vero e proprio "reset" del sistema immunitario.

I risultati dello studio hanno rilevanza non solo per la medicina pediatrica, ma anche per l'intero campo delle terapie innovative. La capacità di interrompere le terapie immunosoppressive senza compromettere la salute del paziente rappresenta un traguardo significativo, specialmente in un contesto in cui le opzioni terapeutiche tradizionali spesso non sono sufficienti. Inoltre, i dati evidenziano un profilo di sicurezza positivo, con eventi avversi lievi e transitori, che confermano la tollerabilità della terapia anche in pazienti con condizioni cliniche estremamente complesse. L'ospedale Bambino Gesù, grazie alla sua collaborazione con l'Università di Erlangen e al supporto dei fondi CN3, ha dimostrato un ruolo pionieristico nella ricerca su terapie avanzate. I prossimi passi includeranno l'espansione dei trial clinici per poter offrire questa strategia a un numero maggiore di bambini, un obiettivo che potrebbe rivoluzionare il trattamento delle malattie autoimmuni in età pediatrica.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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