11 mar 2026

Stati Uniti impone legge del silenzio nella riunione tra Marocco e Polisario a Madrid

Il dialogo tra il Marocco e il Fronte Polisario, sostenuto dagli Stati Uniti, ha avviato le prime negoziazioni dirette da oltre sei anni, in un contesto di estrema cautela diplomatica.

08 febbraio 2026 | 23:09 | 4 min di lettura
Stati Uniti impone legge del silenzio nella riunione tra Marocco e Polisario a Madrid
Foto: El País

Il dialogo tra il Marocco e il Fronte Polisario, sostenuto dagli Stati Uniti, ha avviato le prime negoziazioni dirette da oltre sei anni, in un contesto di estrema cautela diplomatica. La riunione, annunciata solo in modo vago dal Ministero degli Esteri spagnolo come una "conferenza multilaterale", si è tenuta a Madrid e ha visto la partecipazione dei rappresentanti di Algeria e Mauritania. La segretezza intorno alle trattative, evidente sia a Rabat che a Algeri, ha reso difficile ottenere informazioni dettagliate, sebbene la presenza di alti funzionari, tra cui il rappresentante per gli affari africani di Donald Trump, Masad Boulos, e il delegato Onu, Michael Waltz, abbia confermato l'importanza dell'iniziativa. La missione, coordinata da Staffan de Mistura, inviato Onu per il Sahara Occidentale, mira a ripristinare un dialogo interrotto da anni, in un contesto politico complesso e delicato.

Le trattative, nate sotto l'ombrello della risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza Onu approvata il 31 ottobre 2023, hanno visto il Marocco proporre un piano di autonomia all'interno della sua sovranità per il Sahara Occidentale, un territorio che da 50 anni è sotto il controllo marocchino e riconosciuto come "territorio non autonomo" dall'Onu. Il governo di Rabat ha presentato un testo legale più ampio rispetto a quello iniziale del 2007, cercando di soddisfare le richieste di una soluzione politica duratura. Al contrario, il Fronte Polisario, che ha guadagnato supporto internazionale per la sua lotta per l'autodeterminazione, ha sostenuto la possibilità di un referendum con l'opzione di indipendenza. Questo gruppo, basato in Tinduf, in Algeria, ha sempre rifiutato qualsiasi accordo che non preveda una soluzione completa del conflitto, in un contesto in cui la sua milizia ha recentemente lanciato un attacco contro basi marocchine, causando perdite e danni.

Il contesto storico del conflitto risale al 1975, quando il Marocco, con il sostegno di Francia e Spagna, ha lanciato la "Marcia Verde" per occupare il Sahara Occidentale, una regione che era stata colonizzata dagli spagnoli fino al 1976. L'Onu, inizialmente contraria al piano marocchino, ha sostenuto il diritto del popolo saharaui alla sovranità, ma nel 2007 ha adottato un piano di autonomia che il Marocco ha cercato di implementare con limitati successi. La situazione si è complicata ulteriormente nel 2020, quando le ostilità sono riprese dopo quasi trent'anni di tregua, riducendo l'efficacia della missione Onu, la Minurso, che è stata ridotta a un osservatorio sul campo. La tensione tra Marocco e Algeria, che si sono confrontati in una guerra civile nel 1963, è rimasta un fattore chiave, con episodi come l'entrata di truppe algere in territorio marocchino nel 2024.

Le implicazioni di questa iniziativa sono profonde, soprattutto in un momento in cui il Marocco, diventato il principale cliente militare degli Stati Uniti in Africa, ha firmato contratti per 8,5 miliardi di euro di armamenti. Questo ha reso evidente il ruolo crescente degli Usa nel mediterraneo, ma anche la fragilità della soluzione proposta, vista la resistenza del Polisario e la mancanza di un accordo concreto. La Minurso, ormai ridotta a un ruolo di osservazione, potrebbe subire ulteriori tagli di finanziamenti o essere dismessa, aumentando il rischio di un nuovo conflitto. Tuttavia, la volontà di trovare un accordo, anche se frammentario, rappresenta un passo importante per una soluzione duratura, purtroppo rimandata da anni di tensioni e mancanza di consenso.

La prospettiva futura dipende da diversi fattori, tra cui la capacità di entrambe le parti di superare le resistenze interne e l'efficacia del coordinamento internazionale. Sebbene la risoluzione Onu abbia aperto la via a una revisione semestrale della situazione, il rischio di un'interruzione del processo rimane elevato, soprattutto se il Polisario non riuscirà a convincere i suoi sostenitori di una soluzione basata su un'autonomia limitata. Il ruolo degli Stati Uniti, come facilitatore, potrebbe giocare un ruolo chiave, ma non può sostituire un accordo tra le parti. In ogni caso, il dialogo iniziato a Madrid rappresenta un'opportunità, pur se fragile, per un futuro diverso per il Sahara Occidentale, un territorio che ha visto le sue sorti influenzate da decenni di conflitti, sovranità contestata e mancanza di un'autonomia reale.

Fonte: El País Articolo originale

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