11 mar 2026

Stati Uniti espandono guerra contro Iran nel Mare Indiano

La guerra nel Medio Oriente si sta estendendo sempre di più, coinvolgendo paesi e regioni che inizialmente sembravano distanti dal conflitto.

05 marzo 2026 | 00:35 | 5 min di lettura
Stati Uniti espandono guerra contro Iran nel Mare Indiano
Foto: El País

La guerra nel Medio Oriente si sta estendendo sempre di più, coinvolgendo paesi e regioni che inizialmente sembravano distanti dal conflitto. Il 13 settembre, nel quinto giorno della crisi, il conflitto iniziato da Israele e dagli Stati Uniti ha raggiunto il mare d'India, dove gli Stati Uniti hanno affondato un vascello da guerra iraniano a circa 200 chilometri dalle coste della Sri Lanka, con 180 persone a bordo. L'incidente ha rafforzato la posizione di Washington come potenza globale, mentre paesi come la Turchia, membro dell'Alleanza Atlantica, hanno intercettato un missile lanciato da Teheran, portando Ankara a convocare l'ambasciatore iraniano. Anche la Francia ha contribuito al conflitto, aiutando gli Emirati Arabi Uniti a smantellare droni inviati da Teheran. La situazione si complica ulteriormente con l'intervento di Siria, che ha temporaneamente chiuso la sua frontiera con il Libano per evitare infiltrazioni della milizia chií Hezbolá, dopo aver ricevuto una minaccia di bombardamenti da parte dell'esercito israeliano. In Libano, il numero dei disoccupati supera i 83.000, a causa dell'ordine di evacuazione della zona meridionale del fiume Litani. Questi eventi segnalano un'espansione geografica senza precedenti del conflitto, che ha già causato oltre 1.000 morti in Iran, secondo l'ONG HRANA.

L'incidente del vascello iraniano rappresenta un punto di svolta nella campagna bellica, con conseguenze epocali. La Sri Lanka ha lanciato un allarme immediato, riferendo la situazione a Washington, mentre il ministro degli Esteri Vijitha Herath ha confermato la presenza di 180 persone a bordo. Il portavoce della Marina sri Lanka, Buddhika Sampath, ha rivelato che le forze di soccorso hanno trovato solo una mancha di combustibile e 32 sopravvissuti, con oltre 100 dispersi. Il Pentagono ha riconosciuto che gli Stati Uniti hanno lanciato un torpedo contro il vascello, identificato come IRIS Dena, presentandolo come "il primo affondamento di un navi nemica con un torpedo da guerra dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale". Tuttavia, questa affermazione è contestata, poiché il crucero argentino General Belgrano fu affondato da un sottomarino britannico durante la guerra delle Malvinas nel 1982. Nonostante questo, il Pentagono ha sottolineato che si tratta del primo affondamento da parte di un sottomarino statunitense da quel periodo. Il generale Dan Caine, capo del Comando, ha descritto l'azione come "una dimostrazione del potere globale degli Stati Uniti per perseguire e distruggere".

Il contesto del conflitto si intreccia con le dinamiche regionali e i legami strategici. La guerra ha coinvolto non solo Israele e l'Iran, ma anche nazioni come la Siria e il Libano, dove la presenza di milizie chií come Hezbolá ha reso il quadro ancora più complesso. La Siria, preoccupata per un possibile attacco israeliano, ha chiuso la sua frontiera con il Libano, dove migliaia di soldati siriani monitorano le attività della milizia. In Libano, la evacuazione della zona meridionale del fiume Litani ha spostato migliaia di civili, aggravando la crisi umanitaria. L'espansione del conflitto ha anche portato a tensioni con paesi come la Turchia, che ha intercettato un missile iraniano e ha reagito con una convocazione diplomatica. La Francia, pur rimanendo neutrale, ha supportato gli Emirati Arabi Uniti, dimostrando l'interesse internazionale nel conflitto. Questi eventi hanno reso evidente come il conflitto non si limiti ai confini geografici, ma coinvolga una rete di alleanze, rivalità e interessi economici che si estende a livello globale.

L'analisi delle conseguenze del conflitto rivela un impatto devastante, sia sul piano militare che su quello umanitario. Il Pentagono ha dichiarato di aver colpito oltre 2.000 obiettivi e di aver affondato una ventina di navi iraniane, con il ministro israeliano di Difesa, Israel Katz, che ha minacciato di uccidere qualsiasi leader iraniano che sostituisca l'ayatolla Ali Khamenei, ucciso nella prima fase della guerra. Tuttavia, le azioni belliche non si limitano ai fronti militari: i bombardamenti degli Stati Uniti e di Israele hanno colpito infrastrutture civili, tra cui scuole e ospedali, con conseguenze gravi per la popolazione iraniana. Il Comitato dei Diritti del Bambino delle Nazioni Unite ha segnalato che il bombardamento di una scuola femminile a Minab ha causato la morte di 165 persone, la maggior parte delle quali bambine. Questo scenario ha acceso le polemiche internazionali, con il portavoce del Ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein, che ha rifiutato le accuse di propaganda iranese. Inoltre, il Pentagono ha rivelato che l'Iran ha ridotto del 86% la capacità di lancio di missili, con un calo del 23% negli ultimi 24 ore e una riduzione del 73% degli attacchi di droni unidirezionali. Questi dati, se confermati, potrebbero indicare un declino nella capacità offensiva iraniana, ma non cancellano il rischio di un conflitto prolungato e letale.

La chiusura del conflitto dipende da fattori complessi, tra cui le decisioni strategiche degli Stati Uniti e di Israele, nonché la reazione internazionale. Il Pentagono ha annunciato una seconda ondata di bombardamenti, con l'uso di bombe da 250 chili e una tonnellata, che potrebbero causare ulteriori perdite civili. Il ministro israeliano ha dichiarato che "le due forze aeree più potenti del mondo" (Stati Uniti e Israele) avranno il controllo totale del cielo iraniano in pochi giorni, permettendo operazioni senza limiti. Tuttavia, questa proiezione di vittoria è contestata da analisti che temono un aumento delle tensioni e un'escalation che potrebbe coinvolgere anche altri Paesi. Inoltre, le milizie kurdiane iraniane hanno chiesto aiuto alla CIA per armarsi e pianificare un'operazione terrestre, segnando un ulteriore passo verso un conflitto globale. La comunità internazionale, attraverso il Comitato dei Diritti del Bambino, ha chiesto una riduzione degli attacchi ai civili, ma il rischio di un confronto aperto sembra sempre più vicino. Il futuro del conflitto dipende da una combinazione di strategie militari, decisioni politiche e la capacità di trovare un accordo che eviti un confronto senza fine.

Fonte: El País Articolo originale

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