11 mar 2026

Scabbia emergente: dati Lazio allarmano Senato

La scabbia, una malattia infettiva causata da un acaro microscopico, sta diventando un problema sanitario crescente nel Lazio, segnando un aumento esponenziale di casi nel 2024.

08 febbraio 2026 | 14:37 | 4 min di lettura
Scabbia emergente: dati Lazio allarmano Senato
Foto: RomaToday

La scabbia, una malattia infettiva causata da un acaro microscopico, sta diventando un problema sanitario crescente nel Lazio, segnando un aumento esponenziale di casi nel 2024. Secondo dati rilevati dall'Istituto Spallanzani, il numero di focolai è cresciuto del 750% rispetto al periodo pre-Covid, con un impatto particolarmente significativo in strutture di lunga degenza, ospedali e scuole. La situazione ha suscitato preoccupazione per l'impatto sulla salute pubblica, specialmente in contesti come i reparti pediatrici dell'Ospedale Bambino Gesù, dove sono stati registrati 103 casi nel 2024, un aumento del 45% rispetto all'anno precedente. Nella sola Roma, il numero di contagi ha raggiunto 22 casi nei primi mesi del 2025, con un'incidenza diffusa in diverse scuole. Questi dati indicano un'emergenza che richiede interventi immediati e una revisione delle strategie di prevenzione e controllo.

L'aumento esponenziale della scabbia nel Lazio ha messo in luce una serie di fattori che hanno contribuito al riacutizzarsi del problema. L'Istituto Spallanzani ha rilevato un incremento vertiginoso dei focolai, che si è intensificato dal 2020 al 2023, con un tasso di crescita del 750% nelle Rsa e nei reparti ospedalieri. Tra le cause principali, si segnalano il movimento migratorio, il turismo da aree a rischio di trasmissione, la diffusione di resistenze ai farmaci e l'uso non corretto di terapie. Inoltre, la mancanza di accesso a farmaci gratuiti dal Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) ha aggravato la situazione, rendendo più difficile la gestione dei casi. La conferenza del Senato "La Scabbia un problema emergente", tenuta in occasione del rilascio dei dati, ha acceso i riflettori sulle criticità strutturali del sistema sanitario, con un focus su come le politiche di controllo non siano sufficienti a gestire l'epidemia. Fabio Arcangeli, presidente del WHAD&P, ha sottolineato che la scabbia non è solo una malattia individuale, ma un fenomeno sociale che richiede interventi coordinati a livello nazionale.

Il contesto epidemiologico della scabbia nel Lazio si colloca all'interno di una tendenza globale, ma con caratteristiche specifiche che ne hanno amplificato l'impatto. La scabbia, una malattia trasmissibile attraverso il contatto diretto, ha sempre avuto un'incidenza maggiore in contesti di bassa igiene e sovrappopolazione, come le Rsa e i reparti ospedalieri. Tuttavia, nel Lazio, il fenomeno è stato aggravato da una combinazione di fattori, tra cui l'arrivo di migranti provenienti da aree con elevata diffusione della malattia, la mancanza di controlli sanitari adeguati e la resistenza progressiva degli acari alla permetrina, il farmaco principale utilizzato per il trattamento. In Emilia-Romagna, il tasso di crescita è stato simile a quello del Lazio, con un aumento del 750% complessivo. Questi dati hanno reso evidente un'emergenza che non si limita a un'unica regione, ma ha radici in dinamiche migratorie e in una gestione sanitaria non allineata alle esigenze della popolazione.

L'analisi dei costi e delle conseguenze economiche della scabbia rivela una complessità che va oltre la salute individuale. Il trattamento per un paziente richiede un investimento significativo, con costi che variano tra i 138 e i 276 euro, a seconda del tipo di terapia. Per un nucleo familiare composto da un bambino e due adulti, la spesa totale si aggira intorno ai 690 euro se si opta per il trattamento locale con permetrina, mentre scende a circa 560 euro in caso di terapia orale con ivermectina. Tuttavia, queste cifre non tengono conto delle spese aggiuntive legate alla mancanza di farmaci gratuiti, un problema che colpisce soprattutto le famiglie a basso reddito. Inoltre, la crescente resistenza alla permetrina, rilevata in diversi paesi, ha reso necessario un approccio più esteso e prolungato, con terapie che richiedono 12-14 ore di applicazione e una durata di 3 giorni, da ripetere dopo un periodo di tempo variabile. Questo aumento della complessità ha reso indispensabile un piano di intervento che coinvolga non solo i servizi sanitari, ma anche le istituzioni locali e nazionali.

La scabbia nel Lazio rappresenta un problema che richiede una risposta multidimensionale, con implicazioni su salute pubblica, economia e politiche sanitarie. L'aumento esponenziale dei casi ha messo in luce lacune nell'organizzazione dei servizi di prevenzione e controllo, nonché la necessità di una maggiore collaborazione tra enti pubblici e privati. La mancanza di farmaci gratuiti e l'incapacità di gestire la resistenza degli acari hanno reso necessario un confronto tra esperti, autorità sanitarie e governi regionali. Per il futuro, la priorità è quella di sviluppare strategie di prevenzione mirate, come il rafforzamento dei controlli Asl e l'implementazione di programmi educativi per la gestione delle malattie infettive. Inoltre, la ricerca su alternative terapeutiche, come nuovi farmaci o combinazioni di trattamenti, potrebbe giocare un ruolo cruciale nel contenere l'epidemia. Solo un approccio integrato e tempestivo potrà ridurre l'impatto della scabbia, salvaguardando la salute della popolazione e la stabilità del sistema sanitario.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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