Sarandon: Sánchez sul lato giusto della storia su Gaza
Susan Sarandon ha ricevuto il Goya Internazionale 2026 a Barcellona, criticando le politiche Usa e lodando la Spagna per la sua posizione su Gaza. Ha sottolineato il ruolo del cinema come strumento politico e il valore dell'impegno sociale.
Susan Sarandon, l'attrice statunitense di fama internazionale, si è recata a Barcellona per ricevere il Goya Internazionale 2026, un evento che ha visto la sua partecipazione in una conferenza stampa multitudinaria, caratterizzata da dichiarazioni forti e mirate a sottolineare la sua posizione politica. Durante l'incontro, Sarandon ha espresso un profondo apprezzamento per la Spagna, definendola un "paese capace di denunciare situazioni come quelle vissute in Gaza", e ha sottolineato che il presidente Pedro Sánchez si trova "dal lato giusto della storia". L'attrice, che ha 79 anni, ha espresso emozione per la "fortezza e lucidità morale" del paese europeo, contrapposta alla situazione attuale negli Stati Uniti, dove, ha affermato, "tutto si sta sbriciolando". La sua dichiarazione ha suscitato un vivo interesse, poiché rappresenta un riconoscimento internazionale di un'idea di giustizia e libertà che ha sempre contraddistinto la sua carriera. Sarandon ha anche sottolineato che la posizione della Spagna "significa molto per noi negli Stati Uniti", offrendo un'immagine di solidarietà e speranza in un contesto politico spesso diviso.
La conferenza stampa ha visto l'attrice affrontare temi di forte impatto, tra cui la difesa dei diritti del popolo palestino e la critica alle politiche migratorie del presidente Usa Donald Trump. Sarandon ha ricordato che le sue posizioni in favore del diritto all'autodeterminazione hanno portato all'interruzione del contratto con la United Talent Agency, la principale agenzia di talenti di Hollywood. Ha espresso preoccupazione per la mancanza di coraggio da parte della industria cinematografica statunitense, che, a suo parere, ha preferito rimanere in silenzio di fronte alle politiche di Trump e alle sue istituzioni, come la ICE. L'attrice ha sottolineato che il cinema è un medium politico, poiché ogni film, indipendentemente dal genere, "cuestiona o rafforza il status quo". Ha criticato il silenzio di Hollywood, considerandolo "molto pericoloso", e ha sottolineato che il sistema è orientato verso il profitto piuttosto che la libertà di espressione. Sarandon ha anche espresso la sua frustrazione per il fatto che, nel settore cinematografico, "non importa se sei vecchio o grasso, ma solo se generi denaro", e che le opere si adattano sempre al potere esistente.
Il contesto della sua dichiarazione si inserisce in un periodo in cui l'opinione pubblica internazionale ha messo in discussione le politiche di Trump, soprattutto quelle relative alle migrazioni e alle libertà civili. Sarandon, che ha sempre sostenuto i diritti umani e la giustizia sociale, ha fatto parte di un movimento che ha visto l'attrice diventare un simbolo di resistenza contro le politiche oppressive. La sua carriera, lunga e ricca di successi, è stata segnata da un impegno politico costante, che ha portato a conflitti con il sistema cinematografico. Tra le sue opere più note, "Thelma e Louise" e "Pena de muerte", due film che hanno segnato un cambiamento nel cinema e nella cultura popolare. Sarandon ha anche commentato la recente guerra in Ucraina, sottolineando che "la distruzione di un popolo è un crimine terribile", e ha rifiutato qualsiasi forma di tolleranza verso la violenza, soprattutto nei confronti dei bambini. La sua posizione è stata vista come un atto di coraggio, in un contesto in cui molte figure pubbliche preferiscono rimanere neutre.
Le implicazioni delle sue dichiarazioni si estendono al dibattito internazionale e al ruolo del cinema come strumento di denuncia. Sarandon ha ribadito che il cinema non è mai neutrale, ma deve assumere una posizione chiara, anche se questo comporta rischi professionali. La sua critica alle istituzioni Usa e al sistema cinematografico ha rivelato una tensione tra il desiderio di libertà di espressione e le pressioni economiche. Allo stesso tempo, ha sottolineato l'importanza di un cinema che non si limiti a rappresentare la realtà, ma che la contesti. Le sue parole hanno suscitato reazioni contrastanti, con alcuni che la hanno vista come una figura di ispirazione e altri che hanno visto in lei una figura di opposizione al sistema. La sua posizione ha anche rafforzato il legame tra l'arte e l'impegno sociale, dimostrando che il cinema può essere un veicolo di cambiamento.
La chiusura del discorso di Sarandon è stata caratterizzata da un tono più leggero, ma non meno significativo. L'attrice ha espresso la sua soddisfazione per la scelta di Barcellona come luogo della sua partecipazione ai Goya, definendola una "città di musei, buona cucina, musica e industria audiovisiva". Ha anche fatto riferimento al film "Sirāt", che ha visto con emozione, e ha sottolineato come le sue opere siano in grado di portare gli spettatori in luoghi inaspettati, anche se a volte traumatici. Sarandon ha concluso con un'ironia leggera, dicendo di sperare di incontrare Sánchez durante la cerimonia, e ha scherzato sulle possibilità di un futuro abitativo in Spagna, con un invito ipotetico da parte di Richard Gere. La sua presenza a Barcellona non solo ha rafforzato il legame tra la Spagna e l'America, ma ha anche messo in luce come l'arte e l'impegno politico possano convivere, anche se a volte con un prezzo da pagare. La sua voce, forte e chiara, rimane un esempio di come la cultura possa essere un mezzo di resistenza e di speranza.
Fonte: El País Articolo originale
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