11 mar 2026

Sánchez: No alla guerra, non supportiamo il disastro dopo attacco Usa e Israele in Iran

Pedro Sánchez rafforza il suo impegno anti guerra, riconoscendo le conseguenze della guerra in Iraq e sottolineando la necessità di soluzioni diplomatiche. Contrasta le azioni belliche degli Stati Uniti e Israele, mantenendo la posizione di Spagna come socio europeo ma indipendente.

04 marzo 2026 | 12:39 | 5 min di lettura
Sánchez: No alla guerra, non supportiamo il disastro dopo attacco Usa e Israele in Iran
Foto: El País

Pedro Sánchez, leader del Partito Socialista (PSOE) spagnolo, ha rafforzato la sua posizione contraria alla guerra, riprendendo il famoso "no alla guerra" che aveva mobilitato la sinistra spagnola nel 2003 e aveva segnato la fine del potere del Partito Popolare (PP) nel 2004, a seguito degli attentati del 11 settembre. In un discorso tenuto alla Presidenza della Repubblica di Madrid, Sánchez ha ribadito il suo impegno a difesa della pace, contrastando le azioni belliche del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e del primo ministro israeliano, Benjamín Netanyahu. La sua dichiarazione si inserisce in un contesto di tensione internazionale, dopo gli attacchi militari di Israele e degli Stati Uniti contro l'Iran, che hanno portato alla morte dell'ayatollah Ali Jamenei. Sánchez ha sottolineato che la posizione di Spagna è coerente con le sue azioni in Ucraina e in Gaza, ribadendo il rifiuto di ogni violazione del diritto internazionale e la necessità di risolvere i conflitti senza ricorrere alla forza. Il leader spagnolo ha anche fatto riferimento all'esperienza passata, ricordando come la guerra in Iraq avesse causato un aumento del terrorismo, una crisi migratoria e un impatto economico devastante.

Nel suo discorso, Sánchez ha espresso un chiaro rifiuto nei confronti del regime iraniano, ma ha anche sottolineato l'importanza di una soluzione diplomatica. Ha sostenuto che il governo spagnolo non intende essere complice di azioni illegali, nemmeno di fronte alle minacce di Trump, che ha minacciato di bloccare il commercio con Spagna in caso di resistenza. Il presidente ha ribadito che l'approccio della sua amministrazione è basato su valori progressisti, in contrasto con le strategie di potere e di guerra. Ha anche criticato chi ritiene che la violenza sia la soluzione più efficace, sottolineando che l'ingenuità non è nel rifiutare la guerra, ma nel credere che la forza possa risolvere i conflitti. Sánchez ha inoltre sottolineato che la sua posizione non è isolata, ma condivisa da milioni di persone a livello globale, che sostengono la pace e la prosperità. Questa dichiarazione è stata vista come un atto di resistenza non solo contro la politica estera degli Stati Uniti, ma anche contro le posizioni di alcuni esponenti del Partito Popolare, come José María Aznar, che aveva sostenuto la guerra in Iraq.

L'approccio di Sánchez si inserisce in un contesto storico complesso, caratterizzato da una lunga tradizione di opposizione alla guerra in Spagna. La sinistra spagnola ha sempre visto nel "no alla guerra" un elemento chiave del suo programma politico, in particolare dopo gli eventi del 2003, che avevano portato a un cambiamento radicale nel potere politico del paese. La guerra in Iraq, condotta sotto l'egida dell'Onu, ha suscitato un'ondata di proteste in tutto il mondo, ma in Spagna ha avuto un impatto particolarmente forte, con il governo di José Luis Rodríguez Zapatero che aveva cercato di giustificare l'intervento come una missione di pace. Tuttavia, la crisi successiva ha messo in luce i limiti di questa politica, con un aumento del terrorismo e una grave crisi economica. Sánchez, riconoscendo le conseguenze di quella guerra, ha ribadito che la sua posizione è radicata nella volontà di evitare simili errori, promuovendo una soluzione diplomatica e una difesa dei diritti internazionali. Questa prospettiva si allinea con le posizioni dell'Unione Europea, che ha sempre sostenuto la via della pace e del dialogo.

La dichiarazione di Sánchez ha anche implicazioni significative per la politica estera spagnola e per le sue relazioni con l'Unione Europea. Il presidente ha sottolineato che Spagna non intende adottare una posizione subordinata a quella degli Stati Uniti, ma vuole mantenere la sua autonomia in ambito internazionale. Ha ribadito che il paese è un socio fido della NATO e dell'UE, ma che non può permettersi di essere complice di azioni illegali. Questa posizione potrebbe influenzare le dinamiche interne all'UE, dove i paesi membri spesso devono confrontarsi tra le pressioni degli Stati Uniti e i valori comuni dell'Unione. Sánchez ha anche annunciato che il governo sta preparando misure sociali per proteggere i cittadini in caso di un'imminente guerra, simili a quelle adottate durante la pandemia e la guerra in Ucraina. Queste iniziative, che includono la protezione dei redditi e la gestione delle emergenze economiche, mostrano l'impegno del governo a mitigare gli effetti di una potenziale escalation bellica.

La posizione di Sánchez ha suscitato reazioni contrastanti, sia all'interno che all'esterno della Spagna. Alcuni critici hanno sottolineato che il rifiuto della guerra potrebbe portare a un isolamento internazionale, mentre altri hanno visto in questa dichiarazione un atto di coraggio. Il presidente ha cercato di rassicurare i partner europei, sottolineando che Spagna non intende abbandonare le sue alleanze, ma vuole mantenere una politica estera indipendente. La sua strategia potrebbe influenzare il dibattito interno all'UE, dove la questione della sovranità nazionale e della cooperazione transnazionale è sempre più dibattuta. Inoltre, la sua dichiarazione ha rafforzato la posizione del PSOE come un partito progressista che si oppone alle politiche di guerra e che promuove una soluzione diplomatica. Nonostante le sfide, Sánchez ha ribadito che la sua amministrazione continuerà a difendere i valori della Costituzione, della pace e della solidarietà, anche di fronte alle minacce di potenze straniere. La sua dichiarazione rappresenta un passo importante nella costruzione di una politica estera spagnola che cerca di equilibrare la difesa degli interessi nazionali con il rispetto dei diritti internazionali.

Fonte: El País Articolo originale

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