11 mar 2026

Ronaldo blocca partita: sciopero contro fondo saudita. Non gioca stasera

Cristiano Ronaldo ha rifiutato di giocare nella Saudi Pro League per il mancato pagamento degli stipendi, scatenando una protesta che mette in luce tensioni tra giocatori e club.

06 febbraio 2026 | 21:41 | 5 min di lettura
Ronaldo blocca partita: sciopero contro fondo saudita. Non gioca stasera
Foto: Repubblica

Cristiano Ronaldo, il calciatore più ricco del mondo e simbolo della supremazia calcistica globale, ha scelto di non partecipare alla seconda partita consecutiva della Saudi Pro League, contravvenendo alle aspettative di un pubblico che lo sostiene in ogni momento. L'assenza del portoghese, che non ha riportato problemi fisici, si colloca nel contesto di una protesta che ha scosso le istituzioni sportive saudite e ha acceso dibattiti su diritti dei giocatori e gestione economica del calcio. La sua decisione, resa nota attraverso cartelli con il numero 7 e un forte sostegno del pubblico, nasce da un conflitto tra la volontà di espressione del calciatore e le normative del campionato, che richiedono la partecipazione obbligatoria. La scelta di Ronaldo non è solo un atto di ribellione, ma anche una richiesta di giustizia per un tema che riguarda l'intero settore sportivo: il pagamento degli stipendi, un tema che ha messo in discussione la stabilità finanziaria di alcuni club. L'assenza di Ronaldo, quindi, rappresenta un segnale di protesta, ma anche un'azione di pressione per risolvere un problema che coinvolge non solo lui, ma l'intera categoria.

La protesta di Ronaldo si inserisce in un contesto complesso, in cui il Fondo Pubblico di Investimento saudita (PIF) ha svolto un ruolo chiave nel trasferimento di giocatori tra club, tra cui Karim Benzema, passato da Al-Ittihad a Al-Hilal, squadra rivale di Al-Nassr, il club che ospita Ronaldo. La Lega saudita ha espresso una posizione chiara, sottolineando che nessun giocatore è più importante di un club e del sistema sportivo che lo sostiene. Tuttavia, dietro questa dichiarazione ufficiale si nasconde un retroscena economico che ha sconvolto le relazioni tra i club e i giocatori. Secondo il quotidiano portoghese A Bola, il club non ha più pagato gli stipendi di Ronaldo, un importo che ammonta a 20 milioni di euro al mese, pari a 200 milioni a stagione. Questo mancato pagamento ha reso la situazione drammatica, con Ronaldo che si trova a dover affrontare una crisi finanziaria che mette a rischio la sua carriera e la sua stabilità personale. La sua decisione di non giocare non è solo un gesto di protesta, ma anche una richiesta di rispetto per i suoi diritti contrattuali e un'azione di pressione per ottenere un pagamento che non è stato effettuato.

Il contesto del conflitto tra Ronaldo e la Saudi Pro League si basa su una serie di dinamiche interconnesse, che vanno ben al di là del semplice rapporto tra club e giocatore. Il PIF, che ha investito enormi risorse per rilanciare il calcio saudita, ha avviato una politica di acquisizione di giocatori di alto profilo, tra cui Benzema, per elevare il livello del campionato. Tuttavia, questa strategia ha generato tensioni con i club, che si sentono limitati nella gestione delle proprie risorse. Al-Nassr, dove Ronaldo gioca, ha dovuto affrontare una serie di problemi economici, che hanno portato a un'insolvenza parziale e a un mancato pagamento degli stipendi. La situazione è diventata un caso emblematico, che ha messo in luce le fragilità di un sistema che cerca di competere a livello internazionale ma non riesce a garantire la stabilità finanziaria necessaria. Ronaldo, in questo contesto, rappresenta un caso particolare, non solo per la sua importanza sul mercato, ma anche per il ruolo di leader che ha assunto nel confronto con le istituzioni sportive.

L'analisi delle implicazioni di questa situazione rivela un quadro complesso, in cui le tensioni tra club, giocatori e istituzioni si fanno più evidenti. La protesta di Ronaldo non solo ha scosso la Saudi Pro League, ma ha anche acceso dibattiti su come gestire i rapporti tra società e atleti in un contesto di mercati globali e di grandi investimenti. Il mancato pagamento degli stipendi ha messo in discussione la credibilità del sistema, che deve trovare un equilibrio tra la crescita del calcio saudita e la gestione delle risorse. Per Ronaldo, invece, questa crisi rappresenta un momento cruciale, in cui deve decidere se continuare a giocare per il club o cercare una soluzione alternativa. La sua clausola rescissoria, che prevede un pagamento di 50 milioni di euro per il trasferimento, diventa un'arma a doppio taglio: se non sarà rispettata, potrebbe perdere la sua posizione, ma se troverà un club disposto a pagare, potrebbe trovare un'uscita da questa situazione. La sua decisione di non giocare non è solo un atto di protesta, ma anche una strategia per ottenere un risultato che altrimenti non potrebbe essere raggiunto.

La chiusura di questa vicenda dipende da una serie di fattori, tra cui la capacità del club di risolvere i problemi economici e la volontà di Ronaldo di trovare un accordo. Il calciatore, che si prepara al Mondiale 2022, non vuole rimanere fuori dalla rosa azzurra, ma allo stesso tempo non intende rinunciare ai propri diritti. La sua posizione è delicata: da un lato, deve mantenere la sua reputazione di leader e di giocatore determinato, dall'altro, deve trovare un modo per risolvere le tensioni che lo hanno portato a non giocare. Il futuro di Ronaldo potrebbe dipendere da un accordo che rispetti le sue esigenze economiche e quelle del club, ma se non dovesse esserci una soluzione, potrebbe dover considerare l'opzione di un trasferimento. La sua decisione di non giocare ha scosso il calcio saudita e ha messo in luce le fragilità di un sistema che cerca di competere a livello internazionale. Il mondo del calcio, quindi, dovrà affrontare questa situazione con attenzione, cercando di trovare un equilibrio tra le esigenze dei giocatori e le responsabilità dei club.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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