11 mar 2026

Rivalità accesa: libro svela verità su sport maschili

Zach Sullivan, 31enne giocatore di hockey professionista del Manchester Storm della Elite Ice Hockey League, ha raccontato come guardare la serie HBO Max Heated Rivalry abbia riportato alla mente ricordi dolorosi legati al timore di essere scoperto.

04 febbraio 2026 | 18:17 | 5 min di lettura
Rivalità accesa: libro svela verità su sport maschili
Foto: The New York Times

Zach Sullivan, 31enne giocatore di hockey professionista del Manchester Storm della Elite Ice Hockey League, ha raccontato come guardare la serie HBO Max Heated Rivalry abbia riportato alla mente ricordi dolorosi legati al timore di essere scoperto. Prima di diventare pubblicamente bisessuale nel 2020, Sullivan aveva vissuto un periodo di ansia e paura, nascondendo la propria identità sessuale per evitare di essere visto come "debole" o "femminile". La serie, che narra una storia d'amore segreta tra due giocatori di hockey, è diventata un fenomeno di successo nonostante il suo tema, ma ha anche messo in luce quanto siano ancora radicate le resistenze nei confronti della diversità sessuale negli ambienti sportivi maschili. Sullivan, uno dei pochi atleti gay in circolazione, ha espresso preoccupazione per il fatto che, sebbene la società abbia fatto progressi, il mondo del calcio e del hockey rimanga un ambiente in cui essere apertamente gay non garantisca accettazione. La sua esperienza personale, unita al successo della serie, ha rivelato un gap tra la realtà sociale e l'ambiente sportivo, dove le norme di mascolinità tradizionale continuano a dominare.

L'esperienza di Sullivan non è isolata. Molti atleti maschi, soprattutto in sport come il calcio, il basket e il football americano, si sentono costretti a mantenere segreta la propria orientazione sessuale. Bill Kennedy, un arbitro NBA diventato nel 2015 il primo uomo apertamente gay della lega, ha condiviso un'esperienza simile, dicendo di aver pianto per almeno venti minuti dopo aver visto il finale di Heated Rivalry. Per lui, la serie ha rappresentato un riflesso di una cultura che, sebbene abbia evoluto il proprio atteggiamento verso la diversità, non ha ancora superato le barriere del maschilismo. Kennedy ha sottolineato che, nonostante i progressi, la paura di essere giudicati o di perdere il rispetto dei compagni di squadra resta un fattore determinante. Sullivan, che ha descritto lo sport come un ambiente "ipermaschile e profondamente omofobico", ha riconosciuto che il timore di non essere accettati lo ha spinto a nascondere la propria sessualità per anni. Anche oggi, ha ammesso, non è sempre facile parlare apertamente delle proprie relazioni, per paura di mettere a disagio i compagni.

Il contesto di questa situazione si colloca all'interno di un panorama più ampio, in cui il mondo sportivo maschile ha sempre rappresentato un "ultima frontiera" per chi è apertamente gay. A differenza del mondo femminile, dove esistono decine di atlete gay, tra cui le stelle del WNBA come Brittney Griner e Chelsea Gray, il calcio e lo hockey non hanno visto mai un numero significativo di giocatori apertamente omosessuali. La resistenza deriva, secondo Lindsey Darvin, un'assistente professore dell'Università di Syracuse, da una concezione sociale della mascolinità che privilegia l'omosessualità come una minaccia al potere maschile. Secondo Darvin, lo sport premia un'immagine ristretta di ciò che un atleta maschio dovrebbe rappresentare: essere eterosessuale, dominante e emotivamente controllato. Chi si sente diverso, percepito come "più femminile" o non allineato a questa idealizzazione, rischia di essere visto come un "status threat". Questo atteggiamento, in contrasto con il mondo femminile, dove la diversità è spesso più accettata, ha reso difficile per gli atleti gay trovare uno spazio sicuro.

Le implicazioni di questa situazione sono profonde, sia per gli atleti che per il mondo dello sport. Sebbene esistano esempi di atleti che hanno superato le barriere, come Michael Sam, il primo giocatore gay ad essere scelto in draft da un team NFL, o Jason Collins, il primo giocatore gay della NBA, questi casi rimangono rari e isolati. La maggior parte dei giocatori gay si sente costretta a rimanere nascosti, anche se il movimento LGBTQ+ ha fatto progressi significativi negli ultimi anni. Un sondaggio condotto da OutSports nel 2021 ha rivelato che il 95% degli atleti LGBTQ+ in America e Canada ha riferito una reazione "neutra" o "positiva" da parte dei compagni, ma questo non sembra bastare a modificare le norme di un ambiente che, per sua natura, è chiuso. La serie Heated Rivalry ha rappresentato un simbolo di questa tensione, mostrando un mondo in cui la relazione tra due uomini non è solo un'esperienza personale ma un'eccezione alle regole. La sua popolarità ha anche attirato l'attenzione di figure pubbliche, come il sindaco di New York Zohran Mamdani, e ha suscitato reazioni inaspettate, come quelle di alcuni giocatori che hanno rifiutato di indossare i colori arcobaleno per le serate Pride.

La strada per un cambiamento più radicale sembra lunga, ma ci sono segnali di progresso. Il ruolo di atleti come Charlie McAvoy, difensore dei Boston Bruins, che ha espresso sostegno alla serie e al movimento LGBTQ+, potrebbe indicare una maggiore apertura. Tuttavia, le resistenze continuano a emergere, come dimostrato da episodi come la condanna di Kevin Durant e Anthony Edwards per l'uso di epiteti omofobi o il rifiuto di alcuni giocatori di partecipare alle iniziative Pride. Per Bill Kennedy, il primo arbitro NBA apertamente gay, il vero problema non è la mancanza di accettazione, ma la mancanza di esempi. "Il ago non si è mosso perché nessun altro ha osato farlo", ha detto. La serie Heated Rivalry potrebbe diventare un catalizzatore, ma solo se il mondo dello sport riuscirà a superare le sue radici conservatrici. Per Sullivan, il suo viaggio non è finito: "C'è ancora molto da fare, ma ogni passo verso la visibilità è un passo verso l'accettazione". La sua storia, e quelle di altri atleti, potrebbero finalmente far sì che il mondo dello sport si apra a una diversità che è parte integrante della società.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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