Rara immagine di un squalo sonnolento in acque antartiche
Un'immensa squalo, visibile solo per pochi secondi, ha sconvolto la comunità scientifica durante un'espediente di ricerca in Antartide.
Un'immensa squalo, visibile solo per pochi secondi, ha sconvolto la comunità scientifica durante un'espediente di ricerca in Antartide. La scoperta, effettuata a oltre 1.600 metri di profondità nel mare gelido delle acque antartiche, ha suscitato stupore tra i ricercatori a bordo della nave di ricerca. La registrazione, inizialmente pubblicata su Instagram da un centro di ricerca australiano, è diventata virale dopo la diffusione da parte dell'Australian Broadcasting Corporation. L'evento ha rivelato la presenza di un squalo "nichilista" (sleeper shark), un'entità di circa 10 a 13 metri, in un'area dove era improbabile che si trovasse. La scoperta ha sottolineato come la biodiversità del mare antartico possa essere più vasta di quanto si pensasse, aprendo nuove prospettive per la ricerca oceanografica.
La missione, iniziata all'inizio del 2025, aveva come obiettivo principale documentare la biodiversità e gli ecosistemi del South Shetland Trough, una regione poco esplorata. Il team, guidato da Alan Jamieson, direttore del Minderoo-UWA Deep-Sea Research Center, aveva installato una telecamera sottomarina per registrare i movimenti degli organismi in quel contesto estremo. La registrazione del squalo, avvenuta a 490 metri di profondità in acque che si aggiravano intorno ai 2 gradi Celsius, è stata un evento inatteso. "Non pensavamo che ci fossero squali in Antartide", ha commentato Jamieson, sottolineando come la scoperta possa indicare una presenza di specie marine molto più ampia di quanto si credesse. La tecnologia utilizzata, però, ha permesso di catturare un'immagine che, fino a quel momento, non era mai stata registrata in quelle latitudini.
Il contesto di questa scoperta si inserisce in un quadro di ricerca oceanografica in espansione. Negli ultimi anni, l'uso di strumenti avanzati ha permesso di esplorare zone precedentemente inaccessibili, rivelando specie nuove o già esistenti ma mai osservate. Martin Collins, un ecologo marino e rappresentante britannico della Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine Antartiche, ha sottolineato che la presenza del squalo nichilista in quelle acque era "esaltante" perché le immagini di questa specie a latitudini così elevate erano rari. Collins ha anche ricordato di aver registrato un squalo simile trent'anni fa vicino alle Falkland, ma la tecnologia di allora non permetteva una visibilità così precisa. Oggi, con telecamere più sofisticate, si è potuta catturare un'immagine che potrebbe cambiare la percezione della distribuzione geografica di questa specie.
L'analisi delle implicazioni della scoperta riguarda tanto la biologia marina quanto la protezione ambientale. I squali nichilisti, noti per la loro lentezza ma capacità di percorrere distanze lunghe, vivono in acque gelide e hanno un adattamento unico: il loro fluido corporeo ha un punto di congelamento simile a quello dell'acqua di mare, permettendogli di sopravvivere in condizioni estreme. Arve Lynghammar, un ricercatore norvegese specializzato in pesci artici, ha spiegato che sebbene i dettagli del squalo antartico siano sconosciuti, le informazioni sulla specie "Greenland sleeper shark" potrebbero offrire indizi. Quest'ultima, infatti, ha una longevità di oltre 272 anni, come rilevato in uno studio del 2016. Tuttavia, Lydia Koehler, ricercatrice presso l'Università di Plymouth, ha espresso cautela su eventuali legami con il cambiamento climatico. "Potrebbero esserci sempre esistiti, ma non erano mai stati osservati", ha detto, sottolineando che la scoperta è fondamentale per comprendere la biodiversità antartica e proteggere le specie da attività come la pesca profonda.
La conclusione di questa vicenda evidenzia la necessità di ulteriori studi per comprendere appieno la distribuzione e i comportamenti di specie come il squalo nichilista. La scoperta ha anche rafforzato la necessità di politiche di conservazione mirate, soprattutto in un'area in cui l'attività umana sta aumentando. Gli scienziati, ora, dovranno integrare questa informazione in modelli di gestione ambientale, per garantire la protezione degli ecosistemi fragili del mare antartico. La ricerca continua, ma la presenza di questa specie potrebbe rappresentare un passo avanti nella comprensione di un mondo sottomarino ancora misterioso, dove ogni scoperta apre nuove domande e opportunità per la scienza.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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