11 mar 2026

Produttori in protesta: a Roma no a olio e nocciole estere

Migliaia di produttori di oliva hanno partecipato all'evento organizzato da Coldiretti all'Auditorium Parco della Musica il 30 gennaio, per sostenere l'olio d'oliva, uno dei pilastri della dieta mediterranea.

29 gennaio 2026 | 23:38 | 4 min di lettura
Produttori in protesta: a Roma no a olio e nocciole estere
Foto: RomaToday

Migliaia di produttori di oliva hanno partecipato all'evento organizzato da Coldiretti all'Auditorium Parco della Musica il 30 gennaio, per sostenere l'olio d'oliva, uno dei pilastri della dieta mediterranea. L'iniziativa, promossa da un'associazione agricola rappresentativa del settore, ha visto la partecipazione di agricoltori, imprenditori e rappresentanti istituzionali, tutti chiamati a difendere un prodotto che non solo è simbolo di tradizione, ma anche di valore economico nazionale. L'evento ha messo in luce le sfide crescenti che il settore deve affrontare, tra cui l'impatto dei cambiamenti climatici, la scarsità d'acqua e la concorrenza da parte di prodotti esteri. I produttori hanno ribadito la necessità di controlli rigorosi, trasparenza nei processi di produzione e una politica commerciale che protegga l'olio italiano da frodi e inganni. L'obiettivo è garantire la qualità del prodotto e salvaguardare la competitività del settore in un mercato globale sempre più complesso.

Tra le principali preoccupazioni dei produttori c'è il problema dei cambiamenti climatici, che stanno mettendo a dura prova la produzione di oliva. Le ondate di caldo e le siccità estive hanno ridotto la quantità di frutti raccolti, con conseguenti cali di produzione che si registrano in diverse regioni. A Ciociaria, ad esempio, si è registrata una perdita del 45% rispetto all'anno precedente, mentre in provincia di Roma e Latina si sono registrati cali simili, intorno al 40-44%. La Tuscia, pur essendo il produttore più importante del Lazio, ha visto una riduzione del 50% nella produzione, a causa di una combinazione di condizioni climatiche estreme e problemi come la rogna degli ulivi. Questi fattori, insieme all'alternanza di periodi di siccità e piogge, stanno minando la capacità dei produttori di mantenere i livelli di produzione. Per combattere queste minacce, i produttori hanno chiesto un aumento degli investimenti in tecnologie per la gestione idrica, l'uso di varietà di olivo resistenti e la messa in atto di politiche di supporto alle colture.

Un altro tema cruciale è la concorrenza da parte di prodotti esteri, in particolare l'olio tunisino e l'olio proveniente da paesi esteri non appartenenti all'Unione Europea. Secondo Coldiretti, queste importazioni stanno mettendo a rischio la posizione del prodotto italiano nel mercato internazionale, aumentando il rischio di frodi e inganni. Gli agricoltori italiani sottolineano che l'olio estero, spesso prodotto con metodi non rispettosi delle normative europee, può essere venduto a prezzi inferiori, distorcendo la concorrenza. Per contrastare questa situazione, i produttori chiedono di rafforzare i controlli sulle importazioni, aumentare la trasparenza delle etichette e modificare il codice doganale per eliminare la regola dell'ultima trasformazione sostanziale. Questa norma, infatti, permette a prodotti esteri di essere commercializzati come olio italiano, creando un inganno per i consumatori. La richiesta di Coldiretti e dei produttori è di garantire un mercato equo e di qualità, che valorizzi le eccellenze italiane.

Il problema non si limita solo all'olio d'oliva, ma coinvolge anche altri settori agricoli, come la produzione di nocciole. Il Lazio, in particolare, è il secondo produttore nazionale di nocciole, un'industria che sta affrontando le stesse sfide climatiche e le minacce degli insetti alieni, come la cimice asiatica. Questa specie, introdotta in Italia negli ultimi anni, ha causato danni significativi alle colture, riducendo la produzione e aumentando i costi di gestione. Inoltre, l'arrivo di prodotti esteri ha reso più complessa la situazione per i produttori locali, che devono competere con prodotti spesso a basso costo e con metodi di produzione non sempre rispettosi dell'ambiente. Per rispondere a queste sfide, i produttori hanno chiesto interventi pubblici per sostenere l'innovazione, la ricerca e la formazione, nonché la promozione di pratiche agricole sostenibili. L'obiettivo è creare un ecosistema produttivo che sia in grado di rispondere alle emergenze climatiche e di mantenere la competitività sul mercato globale.

La situazione del settore olivicolo italiano rappresenta un caso emblematico del confronto tra tradizione, innovazione e sfide globali. La difesa dell'olio d'oliva non è solo un tema economico, ma anche un impegno culturale e ambientale. L'olio italiano è un prodotto che incarna la sapienza agricola, la capacità di adattamento e la connessione con il territorio. Tuttavia, per mantenere questa eccellenza, è necessario un impegno concreto da parte di tutti gli attori coinvolti: produttori, istituzioni, consumatori e aziende. La strada percorribile prevede l'adozione di politiche che supportino la sostenibilità, la trasparenza e la protezione della qualità. Solo attraverso una collaborazione tra settori e una gestione attenta delle risorse naturali, il settore dell'olio d'oliva italiano potrà continuare a rappresentare un pilastro della dieta mediterranea e una risorsa economica fondamentale per il Paese. La sfida è non solo tecnica, ma anche strategica: salvaguardare un prodotto che è al tempo stesso un simbolo e un'opportunità per il futuro.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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