Prenotazioni invisibili sbloccano priorità: allarme su liste di attesa.
A Roma e nel Lazio si sta verificando un fenomeno preoccupante che mette in crisi il sistema sanitario regionale: la proliferazione di prenotazioni "fantasma" che stanno compromettendo la priorità delle visite e degli esami per i pazienti.
A Roma e nel Lazio si sta verificando un fenomeno preoccupante che mette in crisi il sistema sanitario regionale: la proliferazione di prenotazioni "fantasma" che stanno compromettendo la priorità delle visite e degli esami per i pazienti. A denunciare la situazione è Alessio D'Amato, consigliere regionale di Azione e ex assessore alla Sanità nella giunta Zingaretti, il quale ha rivelato che negli ultimi giorni sono state segnalate almeno 20 casi in cui i cittadini non riescono a ottenere gli appuntamenti previsti in base alle priorità sanitarie. Questo problema, secondo D'Amato, ha conseguenze gravi: i pazienti vengono costretti a attendere mesi per ricevere cure essenziali, a causa di una gestione disfunzionale delle liste d'attesa. Il consigliere ha deciso di presentare un'interrogazione al presidente della Regione, Francesco Rocca, affinché venga fatta chiarezza su come vengono gestite le prenotazioni e se siano state fornite indicazioni operative alle Asl e agli operatori del ReCup per affrontare questa situazione.
Le prenotazioni "fantasma" si riferiscono a appuntamenti non richiesti né effettuati dai pazienti, ma che vengono registrati artificialmente nel sistema informativo per "pulire" le liste d'attesa. D'Amato ha spiegato che questo meccanismo, sebbene inizialmente pensato per ridurre gli sprechi, si è trasformato in una pratica che penalizza chi ha diritto a ricevere cure in tempi rapidi. Le priorità sanitarie, infatti, sono quattro: Urgente (da erogare entro 72 ore e prenotare entro 10 giorni), Breve (entro 10 giorni e prenotare entro 20 giorni), Differibile (entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti) e Programmata (entro 120 giorni e prenotare entro 30 giorni). Chi non riesce a ottenere la prestazione entro i tempi stabiliti ha diritto al "pass di garanzia", un'indicazione fornita dalle Asl per garantire l'accesso alle cure. Tuttavia, secondo D'Amato, molte persone stanno perdendo questa possibilità perché vengono informate erroneamente che hanno rifiutato una visita o un esame.
Un esempio concreto è stato fornito da una cittadina che ha riferito di aver ricevuto una ricetta per una visita dermatologica per nei atipici per suo figlio, con una priorità di 30 giorni. Dopo aver chiamato il Cup, è stata informata che i prossimi appuntamenti erano disponibili solo a luglio o gennaio. Quando ha ribadito di aver diritto a un pass di garanzia, l'operatore le ha risposto che il sistema indicava che aveva rifiutato una visita il 23 febbraio all'Ifo. La donna ha sottolineato di non aver mai richiesto alcun appuntamento e di non comprendere come potesse accadere una cosa del genere. Questo episodio, che D'Amato ha definito "tipico", è stato riferito da diversi pazienti, confermando la diffusione del problema.
Il sistema ReCup, che gestisce le prenotazioni sanitarie, è stato accusato di non garantire una gestione trasparente e equa delle liste d'attesa. Le prenotazioni "fantasma" sembrano essere una pratica che si sta diffondendo in modo incontrollato, con conseguenze dirette sui pazienti che non riescono a ottenere le cure in tempo utile. Secondo D'Amato, la soluzione passa attraverso una maggiore supervisione da parte delle autorità regionali e una revisione del sistema informativo che gestisce le prenotazioni. L'interrogazione presentata a Rocca chiede anche di fornire il numero di pass di garanzia erogati dal primo febbraio, quando sono entrati in vigore nuove regole per la prenotazione, e quanti pazienti siano costretti a richiedere nuove prescrizioni a causa di una gestione inadeguata.
La situazione evidenziata da D'Amato solleva questioni di fondo sulle capacità del sistema sanitario regionale di rispondere alle esigenze dei cittadini. La priorità delle cure non deve essere compromessa da meccanismi che si basano su dati non veritieri. La gestione delle liste d'attesa richiede un sistema che sia trasparente, flessibile e in grado di adattarsi alle esigenze emergenti. La mancanza di risposte da parte della Regione potrebbe indicare una sottovalutazione del problema o un'incapacità di intervenire tempestivamente. Per i pazienti, il rischio è quello di dover attendere mesi per ricevere una visita o un esame, con conseguenze potenzialmente gravi sulla salute. La soluzione, però, passa attraverso una collaborazione tra le istituzioni, i professionisti e i cittadini, per garantire un sistema sanitario che rispetti le priorità e rispetti la dignità dei pazienti.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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