Policlinico Gemelli rimane al comando nella lotta contro il Parkinson
Nel 1996, al Policlinico Gemelli di Roma, si realizzò il primo impianto di stimolazione cerebrale (DBS) in Italia, un momento storico che segnò l'inizio di una rivoluzione nella terapia del Parkinson.
Nel 1996, al Policlinico Gemelli di Roma, si realizzò il primo impianto di stimolazione cerebrale (DBS) in Italia, un momento storico che segnò l'inizio di una rivoluzione nella terapia del Parkinson. Dopo trent'anni, il policlinico romano si conferma al vertice della ricerca scientifica e del trattamento di questa patologia neurodegenerativa. L'evoluzione tecnologica degli ultimi decenni ha permesso di personalizzare l'effetto della stimolazione, rendendola più efficace e mirata. Oggi il Gemelli è uno dei centri italiani con il maggior numero di interventi DBS, circa una trentina l'anno, e segue un follow-up di oltre 300 pazienti con stimolatori cerebrali. La struttura ha creato un percorso clinico assistenziale dedicato, che valuta l'eleggibilità al trattamento e accompagna i pazienti nel tempo con un'équipe multidisciplinare. Questa innovazione ha trasformato la gestione della malattia, offrendo una terapia che non solo allevia i sintomi, ma migliora la qualità della vita di chi ne è affetto.
L'impianto della DBS, che consiste nell'installazione di elettrodi nel cervello e in un generatore esterno, è stato rivoluzionario fin dagli esordi. Negli anni, questa tecnica ha subito un'evoluzione notevole, passando da un procedimento complesso a uno più preciso e sicuro. La neurochirurgia ha abbandonato il casco stereotassico, utilizzato in passato per guidare l'intervento, adottando la tecnica frameless, che permette un accesso più rapido e meno invasivo. L'introduzione di neuroimmagini ad alta risoluzione ha permesso di localizzare con estrema precisione i nuclei cerebrali bersaglio, riducendo il rischio di danni. La TAC intraoperatoria, disponibile nel Gemelli, consente di verificare immediatamente la correttezza del posizionamento degli elettrodi, garantendo una procedura altamente controllata. Inoltre, gli elettrocateteri multicontatto e direzionali hanno permesso di orientare il campo di stimolazione verso specifici nuclei, riducendo gli effetti collaterali che talvolta si manifestano anni dopo l'intervento. Queste innovazioni hanno reso la DBS non solo più sicura, ma anche più adattabile alle esigenze individuali del paziente.
Il contesto storico di questa avanzata tecnologia è radicato in una lunga tradizione di ricerca sul Parkinson, che ha visto il Gemelli come punto di riferimento internazionale. Negli anni Novanta, quando la DBS fu introdotta in Italia, si trattava di una tecnologia estremamente complessa, richiedente un alto livello di expertise e una collaborazione tra neurologi, neurochirurghi e ingegneri. L'impegno del Policlinico ha permesso di superare le sfide iniziali, aprendo la strada a una serie di miglioramenti tecnologici. Oggi, il Gemelli non solo si dedica alla pratica clinica, ma anche alla ricerca, con studi su biomarcatori genetici e sull'alfa-sinucleina, una proteina coinvolta nella patogenesi del Parkinson. Questa combinazione tra innovazione e ricerca ha permesso di trasformare il Parkinson da una malattia senza cure in una condizione gestibile, con trattamenti personalizzati e potenzialmente rivoluzionari. La collaborazione tra diversi settori scientifici ha reso possibile questa evoluzione, rendendo il Gemelli un modello di eccellenza a livello nazionale e internazionale.
L'impatto delle nuove tecnologie sulla terapia del Parkinson è stato profondo, modificando radicalmente il modo in cui si approccia questa malattia. La stimolazione cerebrale adattativa, ad esempio, permette al dispositivo di leggere l'attività elettrica del cervello e regolare la stimolazione in tempo reale, seguendo i bisogni del paziente. Questa tecnologia, sviluppata da Medtronic, è stata autorizzata in Italia un anno fa e rappresenta un passo avanti significativo. Inoltre, la ricostruzione tridimensionale dell'elettrodo e del suo campo di stimolazione, supportata da un software di intelligenza artificiale, ha reso più rapida e sofisticata la programmazione del trattamento. Questi progressi non solo migliorano l'efficacia della DBS, ma riducono i rischi associati, permettendo a pazienti con sintomi avanzati di vivere in modo più autonomo. La disponibilità di terapie innovative, come anticorpi monoclonali e piccole molecole, ha aperto nuove frontiere nella ricerca, con l'obiettivo di intervenire sulle cause della malattia, non solo sui sintomi. Queste innovazioni stanno cambiando il paradigma della cura, rendendo il Parkinson una condizione che può essere gestita a lungo termine.
Il futuro della terapia del Parkinson sembra promettente, con l'ingresso di nuove tecnologie e approcci scientifici che potrebbero rivoluzionare la diagnosi e il trattamento. Il Gemelli, che ha sempre sostenuto la ricerca, sta investendo in studi sulle mutazioni genetiche come GBA1 e LRRK2, che sono associate a forme ereditarie della malattia. Questi studi potrebbero portare a terapie mirate, capaci di interrompere o ritardare la progressione della malattia. Inoltre, la genomica sta aprendo nuove possibilità, grazie alla scoperta di mutazioni nei geni che codificano per enzimi coinvolti nella patogenesi del Parkinson. L'integrazione di intelligenza artificiale e tecnologie di imaging avanzato potrebbe permettere di personalizzare ulteriormente i trattamenti, adattandoli alle caratteristiche genetiche e biologiche di ogni paziente. Questi sviluppi non solo migliorano la prognosi dei pazienti, ma anche la comprensione della malattia stessa, contribuendo a un approccio più completo e preventivo. Il Policlinico Gemelli, con la sua leadership e la sua capacità di innovare, continua a guidare il panorama italiano e internazionale, rendendo il Parkinson una sfida che la scienza è in grado di affrontare con determinazione e coraggio.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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