11 mar 2026

Paesi hanno sempre testato i propri atleti per doping. Cambiamenti imminenti.

La notizia ha scosso il mondo dello sport internazionale quando è emerso che alcuni nuotatori cinesi avevano partecipato alle Olimpiadi di Tokyo 2021 nonostante fossero risultati positivi a test antidoping.

02 febbraio 2026 | 19:08 | 4 min di lettura
Paesi hanno sempre testato i propri atleti per doping. Cambiamenti imminenti.
Foto: The New York Times

La notizia ha scosso il mondo dello sport internazionale quando è emerso che alcuni nuotatori cinesi avevano partecipato alle Olimpiadi di Tokyo 2021 nonostante fossero risultati positivi a test antidoping. La rivelazione, pubblicata per la prima volta dal New York Times nel 2024, ha messo in discussione la credibilità della World Anti-Doping Agency (WADA), l'organismo responsabile del controllo della pulizia sportiva. I nuotatori cinesi avevano ricevuto medaglie e si erano presentati sul podio, ma il loro coinvolgimento in un caso di doping non rilevato ha suscitato scalpore. La WADA, pur avendo conoscenza dei test condotti dai cinesi, ha deciso di non intervenire, nonostante il rischio di una grave violazione delle regole. L'episodio ha segnato un punto di svolta, spingendo l'organismo a rivedere le sue politiche e a considerare modifiche radicali nel sistema di test antidoping.

La crisi ha avuto origine quando è diventato noto che i nuotatori cinesi avevano inghiottito la sostanza trimetazidina, un farmaco cardiologico vietato, attraverso un contaminazione alimentare. L'antidoping cinese aveva ritenuto che il consumo fosse accidentale, ma molti esperti hanno considerato questa spiegazione poco plausibile. La WADA, tuttavia, ha accolto l'interpretazione cinese e non ha imposto sanzioni. Questo approccio ha suscitato critiche, soprattutto da parte degli Stati Uniti, dove l'antidoping agency ha accusato WADA di non aver agito in modo trasparente. La decisione di non punire i nuotatori ha generato un dibattito sulle responsabilità delle autorità nazionali e sul rischio di conflitti di interesse. La WADA ha rifiutato di riconoscere un errore, sostenendo che i test erano stati condotti in modo corretto e che le regole non erano state violate.

L'episodio si colloca in un contesto più ampio di scandali dopanti che hanno segnato la storia dello sport. La Russia, ad esempio, ha svelato nel 2014 un vasto sistema di corruzione che coinvolgeva la sua agenzia di sicurezza, permettendo a atleti di sostituire campioni contaminati con quelli puliti. Questo piano, scoperto in seguito, ha portato a una serie di condanne e ha messo in discussione la reputazione di diversi sportivi. Anche nel 2022, durante le Olimpiadi di Pechino, la pattinatrice Kamila Valieva è stata trovata positiva al trimetazidina, creando un altro caso di tensione. Questi episodi hanno messo in luce i limiti del sistema attuale e la necessità di un controllo più rigoroso. La WADA, pur riconoscendo l'importanza di questi casi, ha sottolineato che non esistono regole universali per gestire le eccezioni, come il consumo accidentale di sostanze vietate.

Le implicazioni di questa situazione sono profonde, soprattutto per la reputazione di WADA e per la fiducia degli atleti. L'organismo sta valutando la possibilità di introdurre un sistema di test più indipendente, in modo da ridurre i rischi di conflitti di interesse. Una commissione di lavoro è stata incaricata di studiare la fattibilità di questa riforma, che potrebbe essere implementata prima delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. L'idea di affidare parte del controllo a enti esterni, come aziende private o l'International Testing Agency (ITA), è vista come un passo verso una maggiore trasparenza. Tuttavia, non tutti condividono questa visione: alcuni critici, tra cui il direttore dell'Athletics Integrity Unit, David Howman, sottolineano che l'indipendenza di questi enti non è sempre garantita, soprattutto se ricevono finanziamenti da organizzazioni come il Comitato Olimpico Internazionale.

La questione delle regole antidoping si complica ulteriormente quando si considera il sistema attuale, che varia a seconda dello sport e del paese. Molti atleti, specialmente in sport come nuoto e ciclismo, devono rispettare un "window" di una ora al giorno per permettere ai testatori di effettuare ispezioni impreviste. Questo sistema ha dimostrato di essere efficace nel catturare atleti dopati, come nel caso recente del nuotatore canadese Penny Oleksiak, che è stata squalificata per tre mancanze nel "window". Al contrario, sport come il calcio non utilizzano metodi così rigorosi, rendendo rari i casi positivi. La WADA, tuttavia, ha riconosciuto che la gestione dei test deve adattarsi alle nuove tecnologie e ai cambiamenti scientifici, ma il costo elevato di un sistema esauriente rimane un ostacolo. Con l'approvazione di nuove norme, il dibattito sull'equità e sulla trasparenza nel mondo dello sport proseguirà, con WADA che cerca di ripristinare la sua credibilità in un contesto sempre più complesso.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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