11 mar 2026

Olimpiadi invernali 2026: Impatto significativo sulla neve della regione

La Milano Cortina 2026 Winter Olympics, in programma tra poco più di un anno, potrebbe causare un impatto ambientale significativo sull'ambiente alpino, con una riduzione del 5,5 chilometri quadrati di neve e 34 milioni di tonnellate di ghiaccio.

06 febbraio 2026 | 00:50 | 4 min di lettura
Olimpiadi invernali 2026: Impatto significativo sulla neve della regione
Foto: Wired

La Milano Cortina 2026 Winter Olympics, in programma tra poco più di un anno, potrebbe causare un impatto ambientale significativo sull'ambiente alpino, con una riduzione del 5,5 chilometri quadrati di neve e 34 milioni di tonnellate di ghiaccio. Un report pubblicato nel gennaio scorso dal New Weather Institute, in collaborazione con il gruppo Scientists for Global Responsibility e Champions for Earth, ha evidenziato come l'organizzazione dei Giochi contribuisca a una perdita di risorse naturali, aggravata dall'influenza di tre principali sponsor. Secondo lo studio, se si escludono le emissioni generate da questi partner, i dati si riducono a 2,3 chilometri quadrati di neve e 14 milioni di tonnellate di ghiaccio. La ricerca, condotta per valutare l'impatto ambientale degli sport invernali e la loro sostenibilità, ha rivelato un paradossale conflitto tra l'evento sportivo e la sua stessa esistenza, poiché i Giochi potrebbero compromettere la sopravvivenza delle discipline invernali più vulnerabili al riscaldamento globale.

Il rapporto ha analizzato in modo approfondito il ruolo delle aziende che hanno finanziato la manifestazione, sottolineando come le loro attività possano ampliare l'impronta di carbonio del evento. Tra i principali sponsor, l'energia Eni, l'automobilista Stellantis e l'azienda aerea ITA Airways hanno contribuito a un incremento delle emissioni legate all'incremento della domanda di prodotti ad alta intensità carbonica. Secondo il documento, Eni è responsabile per oltre la metà delle emissioni totali generale dai tre sponsor, seguito da Stellantis e ITA. L'analisi ha anche stimato che l'incremento di affari derivante dall'ospitalità dei Giochi potrebbe generare 1,3 milioni di tonnellate di equivalenti di CO2, un valore superiore del 40% rispetto all'impronta diretta dei Giochi, che si stima intorno a 930 mila tonnellate. Questo aumento ha portato a una perdita aggiuntiva di 3,2 chilometri quadrati di neve e più di 20 milioni di tonnellate di ghiaccio, un dato che, se sommato a quello iniziale, suggerisce un impatto complessivo sull'ambiente di 5,5 chilometri quadrati di neve e 34 milioni di tonnellate di ghiaccio.

Il contesto del report si colloca in un quadro di crisi ambientale che ha messo in discussione la sostenibilità degli sport invernali. Negli ultimi anni, il riscaldamento globale ha ridotto drasticamente la copertura nevosa e la disponibilità di ghiaccio, minacciando la sopravvivenza di numerose località turistiche. In Italia, il Paese ospitante dei Giochi, il numero di impianti sciistici è calato di 265 negli ultimi cinque anni, mentre in Francia, che ospiterà i Giochi del 2030, più di 180 impianti alpini hanno chiuso. Anche in Svizzera, il declino del turismo sciistico ha portato al chiudere di oltre 50 cabine e impianti. La dipendenza crescente dagli impianti artificiali di neve è diventata un problema emergente, con un impatto crescente sulla sostenibilità a lungo termine. Secondo uno studio del 2024 commissionato dall'International Olympic Committee, solo 52 dei 93 siti che potrebbero ospitare i Giochi saranno "climate-reliable" entro il 2050 se le emissioni globali rimarranno invariati, e il numero scenderà a 46 entro il 2080.

Le implicazioni del report sono estese e preoccupanti, soprattutto per la capacità degli sport invernali di mantenere la loro rilevanza in un futuro sempre più caldo. L'organizzazione dei Giochi, se non interviene con misure strutturali, potrebbe aggravare il problema, rendendo ancora più critica la perdita di risorse naturali. L'International Olympic Committee ha fissato obiettivi di riduzione delle emissioni del 30% entro il 2024 e del 50% entro il 2030, ma il report sottolinea che questi traguardi non sono sufficienti se non si eliminano i principali sponsor ad alta intensità carbonica. Stuart Parkinson, direttore di Scientists for Global Responsibility e autore principale del rapporto, ha espresso preoccupazione per la sopravvivenza degli sport invernali, sottolineando che la partecipazione di aziende che contribuiscono al riscaldamento globale rende i Giochi un'ulteriore minaccia per l'ambiente.

La Milano Cortina 2026 potrebbe diventare un punto di svolta per la sostenibilità delle Olimpiadi invernali, se gli organizzatori riusciranno a ridurre l'impatto ambientale abbandonando i partner ad alta intensità carbonica. Il report ha evidenziato che, senza i principali sponsor, i Giochi avrebbero un'impronta di carbonio inferiore del 22% rispetto a quelli di PyeongChang 2018, e si sarebbero posizionati tra i più sostenibili degli ultimi anni. Gli organizzatori hanno già adottato misure per ridurre l'impatto, riutilizzando infrastrutture esistenti e costruendo solo due nuovi impianti permanenti, un numero inferiore rispetto a quelle di PyeongChang e Sochi. Tuttavia, il report ha messo in luce che la sostenibilità non dipende solo dall'efficienza logistica, ma anche dalla capacità di selezionare partner che rispettino gli obiettivi ambientali. L'eliminazione di sponsor ad alta intensità carbonica potrebbe non solo ridurre le emissioni, ma anche salvaguardare la futura esistenza degli sport invernali, un tema cruciale per il futuro delle Olimpiadi.

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