11 mar 2026

Morto Rino Marchesi: il primo tecnico italiano di Maradona e ultimo allenatore di Platini

Rino Marchesi, uno dei più importanti allenatori della storia del calcio italiano, è morto all'età di 88 anni, lasciando un segno indelebile nel mondo del pallone.

01 marzo 2026 | 20:07 | 5 min di lettura
Morto Rino Marchesi: il primo tecnico italiano di Maradona e ultimo allenatore di Platini
Foto: Repubblica

Rino Marchesi, uno dei più importanti allenatori della storia del calcio italiano, è morto all'età di 88 anni, lasciando un segno indelebile nel mondo del pallone. Nato a Torino nel 1936, Marchesi è stato un punto di riferimento per la sua capacità di combinare la passione per il gioco con una strategia tattica innovativa. Tra i ricordi più significativi della sua carriera figura il suo ruolo chiave nella gestione di due dei nomi più illustri del calcio internazionale: Diego Armando Maradona e Michel Platini. Fu il primo allenatore a portare Maradona in Italia nel 1984, aprendo la strada a un'epoca di magia e genialità. Inoltre, accompagnò Platini nel suo ultimo periodo in Italia, allenandolo con la Juventus negli anni '80. Marchesi, però, non si limitò a gestire grandi stelle: la sua carriera si intrecciò con la storia di squadre di ogni dimensione, dalle grandi città alle piccole province, contribuendo a creare momenti indimenticabili nel calcio italiano. La sua morte segna la fine di un'era, ma il suo legame con il calcio rimarrà intatto per anni a venire.

La carriera di Marchesi fu caratterizzata da una serie di successi e sfide che lo hanno reso un esempio di professionalità e dedizione. Tra i momenti più ricordati si annovera la sua gestione del Napoli durante la stagione 1981-1982, quando, sotto la guida del tecnico olandese Ruud Krol, la squadra si avvicinò al campionato italiano. Il Napoli, allora in cerca di una vittoria epocale, fu guidato da Marchesi in una fase decisiva, contribuendo a creare un ambiente di lavoro che si distingue per la sua intensità e la sua capacità di trasmettere entusiasmo. Fu anche un punto di riferimento per squadre di provincia come Avellino e Como, due club che, grazie al suo lavoro, riuscirono a emergere nel calcio di serie A. Il suo approccio al gioco fu sempre orientato verso la tecnica, la creatività e la collaborazione tra i giocatori, valori che si misurarono in modo particolare durante le sue esperienze in squadre non di primo piano. Questi successi, però, non furono mai un elemento di soddisfazione personale, ma un riflesso della sua capacità di ispirare e guidare, anche in contesti difficili.

La figura di Marchesi si colloca all'interno di un contesto più ampio, in cui il calcio italiano ha sempre cercato di bilanciare la tradizione e l'innovazione. Nella seconda metà del Novecento, il calcio italiano viveva un periodo di transizione, in cui le squadre locali, come quelle di provincia, avevano iniziato a guadagnare spazio nella massima serie. Marchesi fu uno dei protagonisti di questa evoluzione, dimostrando che il successo non dipendeva solo da grandi investimenti ma anche da una gestione intelligente e un'idea chiara del gioco. La sua esperienza come giocatore, tra cui la stagione con la Fiorentina e la Lazio, dove conquistò importanti trofei, lo preparò a comprendere le sfide di un allenatore. La sua carriera fu anche segnata da un forte legame con la sua città natale, Torino, dove ha sempre mantenuto un rapporto profondo con il calcio. Questo legame si rivelò cruciale nel suo lavoro, poiché gli permise di comprendere le dinamiche locali e di costruire squadre con una forte identità.

Le implicazioni della carriera di Marchesi si estendono ben al di là del calcio, poiché rappresentano un esempio di come la passione per il gioco possa trasformarsi in un modello di leadership. Il suo approccio al calcio, basato su valori come la collaborazione e la creatività, ha influenzato generazioni di allenatori e giocatori. La sua capacità di guidare squadre di ogni livello ha dimostrato che il successo non dipende solo da elementi esterni, ma anche da una visione chiara e una gestione efficace. In un periodo in cui il calcio italiano ha affrontato sfide economiche e strutturali, Marchesi rimase un simbolo di resilienza e professionalità. Il suo legame con i giocatori, spesso espressi attraverso gesti simbolici come il famoso "abbraccio" con Maradona, ha lasciato un'impronta duratura nel mondo del calcio. La sua eredità non si misura solo nei risultati, ma nella capacità di ispirare e motivare, un'abilità che lo ha reso unico nel panorama sportivo.

La figura di Rino Marchesi rappresenta un punto di riferimento per il calcio italiano, non solo per i successi ottenuti, ma anche per il modo in cui ha saputo integrare la passione per il gioco con una strategia tattica innovativa. La sua morte segna la fine di un'epoca, ma il suo contributo rimarrà intatto per anni a venire. La sua carriera ha dimostrato che il calcio non è solo un gioco, ma un'arte che richiede dedizione, creatività e una profonda conoscenza del settore. Marchesi, con la sua capacità di guidare squadre di ogni livello, ha lasciato un'eredità che continuerà a influenzare il calcio italiano. I suoi successi, tanto nella gestione di grandi stelle quanto nella costruzione di squadre di provincia, testimoniano una capacità unica di trasmettere il valore del calcio come sport e cultura. La sua figura resterà un esempio di come la professionalità e la passione possano convivere, creando un legame che trascende i limiti del campo. In un mondo in cui il calcio è sempre più commercializzato, il ricordo di Marchesi ricorda l'importanza di mantenere i valori che lo hanno reso un maestro del pallone.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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