11 mar 2026

Morgane Tocco, antropologa: Molte donne hanno difficoltà a parlare della bellezza corporea degli uomini

L'analisi approfondita del rapporto tra donne e uomini nella dinamica del desiderio e dell'attrazione ha trovato un nuovo spazio nella ricerca accademica grazie al lavoro di Morgane Tocco, antropologa e studiosa del genere.

28 febbraio 2026 | 22:59 | 5 min di lettura
Morgane Tocco, antropologa: Molte donne hanno difficoltà a parlare della bellezza corporea degli uomini
Foto: Le Monde

L'analisi approfondita del rapporto tra donne e uomini nella dinamica del desiderio e dell'attrazione ha trovato un nuovo spazio nella ricerca accademica grazie al lavoro di Morgane Tocco, antropologa e studiosa del genere. La sua tesi, intitolata Moi aussi, je te regardo, pubblicata il 26 febbraio dalle Edizioni du Détour, esplora le complessità del guardare e desiderare il corpo maschile nel contesto delle relazioni eterosessuali. L'indagine, condotta su un campione di oltre 80 donne di età compresa tra i 18 e i 85 anni, si propone di rispondere a domande spesso trascurate nella ricerca scientifica: quali elementi fisici degli uomini suscitano interesse, come si costruisce il desiderio e quali fattori sociali influenzano queste percezioni. Il lavoro di Tocco si distingue per l'approccio empatico e la capacità di mettere in luce le contraddizioni interne alle donne stesse, che spesso si trovano a oscillare tra desiderio e critica, tra curiosità e senso di controllo. Questo studio non solo arricchisce il dibattito sull'etichetta del genere, ma offre anche una prospettiva inedita su come le relazioni di potere si riproducono e si trasformano nel quotidiano.

La metodologia adottata da Tocco si basa su un'approfondita analisi qualitativa, in cui le donne intervistate sono state osservate in contesti diversi: lo spazio pubblico, come strade, parchi o luoghi di lavoro, e l'intimità privata, come relazioni di coppia o momenti di incontro casuale. I dati raccolti rivelano una pluralità di prospettive: non esiste un'unica forma di attrazione, né un'unica percezione del corpo maschile. Alcune donne, soprattutto quelle più giovani, sembrano concentrarsi su aspetti fisici come la muscolatura, la figura o l'aspetto generale, mentre altre, spesso di età avanzata, mettono in evidenza qualità come la gentilezza, l'umorismo o la capacità di ascoltare. Inoltre, emerge una netta differenza tra il modo in cui le donne osservano gli uomini e il modo in cui si sentono osservate da loro. Mentre molte riconoscono di essere oggetto di desiderio maschile, altre rifiutano questa idea, attribuendola a una costruzione sociale o a una forma di manipolazione. Questo contrasto mette in luce come le donne siano spesso consapevoli del loro ruolo nella dinamica del desiderio, ma anche di quanto sia complesso e ambiguo questo ruolo.

Il contesto sociale e culturale in cui si svolge questa ricerca gioca un ruolo fondamentale nel definire le percezioni e i comportamenti delle donne. Tocco sottolinea come le differenze nell'educazione sessuale tra uomini e donne abbiano creato una sorta di asimmetria nella costruzione dell'identità di genere. Le donne, spesso, sono educate a essere più attente al loro aspetto fisico, a conformarsi a standard estetici e a gestire le aspettative sociali. Questo processo è amplificato dall'industria della bellezza e dal consumo mediatico, che tende a valorizzare l'aspetto fisico come fattore di successo o di attrazione. Al contrario, gli uomini, sebbene siano anch'essi influenzati da norme culturali, tendono a ricevere un'attenzione diversa: il loro corpo è visto come un oggetto da esibire o da controllare, ma non necessariamente come un'entità da critica. Questa differenza si riflette anche nei comportamenti delle donne stesse: mentre molte si sentono obbligate a curare il loro aspetto per rispondere alle aspettative sociali, altre cercano di ribellarsi a questi standard, ma spesso con un senso di frustrazione o di inadeguatezza.

L'analisi delle implicazioni di questa ricerca rivela come il rapporto tra donne e uomini non sia mai unidirezionale né statico, ma un processo in continua evoluzione influenzato da fattori sociali, economici e culturali. Tocco mette in luce come la percezione del corpo maschile non sia solo un fenomeno individuale, ma parte di un sistema più ampio che include norme di genere, dinamiche di potere e rappresentazioni mediatiche. Questo sistema, però, è in grado di generare contraddizioni: le donne, pur essendo oggetto di desiderio, non si sentono mai del tutto libere di esprimere il loro desiderio, poiché il loro ruolo è spesso ridotto a un ruolo passivo o a una forma di controllo. Allo stesso tempo, la stessa ricerca suggerisce che esiste un potenziale per una trasformazione di queste dinamiche, soprattutto se si riuscirà a smontare gli stereotipi che legittimano la costruzione di un'identità di genere basata sull'apparenza fisica. Questo potrebbe portare a una maggiore consapevolezza delle proprie scelte e a una maggiore libertà nel costruire relazioni basate su valori diversi da quelli tradizionali.

La pubblicazione di Moi aussi, je te regardo segna un passo significativo nella ricerca sull'etichetta del genere, ma anche un invito a riflettere su come le relazioni di desiderio possano essere riconciliate con un'idea di uguaglianza e reciprocità. Le donne, come ha dimostrato Tocco, non sono solo oggetti di desiderio, ma anche soggetti attivi che costruiscono, modificano e contestano le norme sociali. Questo lavoro, però, non si ferma al livello teorico: la sua pubblicazione ha suscitato un dibattito acceso tra accademici, scrittori e lettori, che hanno visto in esso un riflesso della complessità delle relazioni umane. Il successo del libro potrebbe indicare un interesse crescente per temi che spesso rimangono marginalizzati, come il ruolo delle donne nel processo di costruzione del desiderio. Tocco, però, non si ferma qui: nel suo prossimo lavoro, intende esplorare come queste dinamiche si evolvono in contesti diversi, come il mondo del lavoro o le relazioni digitali. Il suo obiettivo è sempre lo stesso: capire non solo come le donne guardano gli uomini, ma anche come possono guardare se stesse in modo più libero e autentico.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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