11 mar 2026

L'olivo entra nell''arca di Noè' per salvaguardare la conservazione delle semine da catastrofi.

L'olivo, simbolo della cultura e dell'economia agricola mediterranea, è entrato ufficialmente nel cosiddetto "arco di Noé delle semelle", una gigantesca struttura di conservazione situata sull'isola norvegese di Svalbard.

27 febbraio 2026 | 06:46 | 4 min di lettura
L'olivo entra nell''arca di Noè' per salvaguardare la conservazione delle semine da catastrofi.
Foto: El País

L'olivo, simbolo della cultura e dell'economia agricola mediterranea, è entrato ufficialmente nel cosiddetto "arco di Noé delle semelle", una gigantesca struttura di conservazione situata sull'isola norvegese di Svalbard. L'evento, avvenuto venerdì scorso, ha visto l'arrivo di 1.000 campioni di olivo raccolti dall'Università di Cordoba e Granada, depositati nella Bóveda Globale delle Semelle, un'installazione progettata per preservare la biodiversità vegetale in caso di crisi globale. Questa struttura, costruita con muri di calcestruzzo di un metro di spessore e scavata a 120 metri sotto una montagna ghiacciata nel cuore dell'Artico, è stata creata per resistere a disastri naturali, guerre e effetti del cambiamento climatico. All'interno, la temperatura è mantenuta a -18 gradi C, garantendo la conservazione del materiale genetico anche in caso di guasto dei sistemi elettrici, grazie al permafrost naturale. La Bóveda, che ospita 1,37 milioni di granelli di semi provenienti da oltre 6.500 specie vegetali, rappresenta un'importante risorsa per la sicurezza alimentare futura, in un contesto di crescente incertezza climatica e geografica.

Il progetto, coordinato dal Consejo Oleícola Internazionale (COI), mira a garantire che la specie dell'olivo, considerata la fonte principale di grassi vegetali essenziali per l'uomo, non venga perduta. Secondo Abderraouf Laajimi, direttore esecutivo adjunto del COI, la conservazione delle varietà di olivo è cruciale per preservare la diversità genetica, necessaria per sviluppare nuove cultivar in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici. La dottoressa Concepción Muñoz, agronomista dell'Università di Cordoba e parte del team di ricerca, ha sottolineato che senza una varietà genetica sufficiente, sarà impossibile creare colture resilienti. L'olivo, infatti, non solo è un alimento fondamentale, ma è anche un elemento chiave per la sostenibilità agricola e la tutela dei suoli. La collaborazione tra le istituzioni spagnole e il COI rappresenta un esempio di sinergia internazionale per la salvaguardia della biodiversità.

Il progetto ha visto un impegno scientifico rigoroso, con un processo di selezione delle semine che ha richiesto mesi di lavoro. I campioni, raccolti da agronomi e ricercatori spagnoli, sono stati scelti per garantire una rappresentatività globale, con varietà provenienti da Paesi membri del COI come Albania, Algeria, Francia, Grecia, Italia, Marocco, Siria, Tunisia e Turchia. La metà delle semine proviene da colture autorecanti, mentre l'altra metà è composta da linie selvatiche raccolte in Andalucia. La selezione è stata guidata da Pablo Morello, responsabile del Banco de Germoplasma dell'Università di Cordoba, che ha spiegato che le semine sono state scelte per la loro capacità produttiva e la loro diffusione a livello mondiale. L'obiettivo è preservare non solo le varietà tradizionali, ma anche quelle selvatiche, che potrebbero diventare un'importante risorsa per la rigenerazione di boschi in caso di estinzione.

La conservazione delle semine è stata accompagnata da un processo tecnologico complesso, che ha incluso la preparazione in laboratorio per garantire la loro sopravvivenza. Dopo la raccolta, le acerbe sono state sottoposte a un'analisi dettagliata, con il loro frutto estratto e conservato a -18 gradi C in contenitori hermetici. Queste condizioni, simili a quelle della Bóveda, hanno garantito la stabilità del materiale genetico fino al trasferimento in Norvegia. Il trasporto, effettuato attraverso mezzi terrestri e aerei, è stato supervisionato da esperti per evitare danni durante il viaggio. La struttura svalbardese, inoltre, è progettata per essere autosufficiente: se i sistemi elettrici fallissero, il ghiaccio naturale del territorio garantirebbe la temperatura necessaria per la conservazione. Questo sistema di doppia sicurezza rappresenta un'innovazione fondamentale nella gestione di risorse biologiche critiche.

La decisione di depositare le semine nell'arco di Noé delle semelle ha suscitato un dibattito sul ruolo delle colture tradizionali in un'epoca di trasformazione climatica. Mentre alcuni esperti vedono nella conservazione una strategia di resilienza, altri temono che la dipendenza da specie specifiche possa ridurre la capacità di adattamento alle nuove condizioni. Il COI ha sottolineato che il progetto è il frutto di un lavoro collaborativo tra istituzioni spagnole e partner internazionali, che si propone di preservare non solo la biodiversità, ma anche le pratiche agricole che hanno sostenuto le comunità per secoli. Per il futuro, le semine saranno revisionate ogni dieci anni per verificare la loro capacità di germinazione, con eventuali sostituzioni se necessario. Questo approccio dinamico riflette la consapevolezza che la conservazione non è un atto statico, ma un processo continuo di adattamento e innovazione. La salvaguardia dell'olivo, in quanto simbolo di un'identità culturale e agricola, rappresenta un passo importante per la sicurezza alimentare globale, ma anche una sfida per il futuro.

Fonte: El País Articolo originale

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