11 mar 2026

Lo studio più ampio sugli effetti della terapia ormonale nella menopausia rivelano come influenzi la struttura cerebrale

La menopausia rappresenta un periodo cruciale nella vita delle donne, caratterizzato da una serie di cambiamenti fisici, psicologici e ormonali che possono influenzare significativamente la qualità della vita.

27 gennaio 2026 | 08:04 | 4 min di lettura
Lo studio più ampio sugli effetti della terapia ormonale nella menopausia rivelano come influenzi la struttura cerebrale
Foto: El País

La menopausia rappresenta un periodo cruciale nella vita delle donne, caratterizzato da una serie di cambiamenti fisici, psicologici e ormonali che possono influenzare significativamente la qualità della vita. Un recente studio condotto da un team di ricercatori guidati da Barbara Sahakian, professore della University of Cambridge, ha messo in luce aspetti inaspettati riguardo agli effetti della terapia di sostituzione ormonale (TRH) su salute mentale, sonno e struttura cerebrale. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Psychological Medicine, si basa su dati provenienti da circa 125.000 donne del Biobanco del Regno Unito e ha analizzato come la menopausia e l'uso della TRH possano interagire con tre fattori chiave: ansietà e depressione, qualità del sonno e volume di materia grigia nel cervello. I risultati, sebbene significativi, sollevano questioni complesse su come interpretare le relazioni osservate tra terapia ormonale e salute mentale.

Il lavoro ha rivelato che la menopausia è associata a un aumento della frequenza di sintomi psicologici come ansietà, depressione e disturbi del sonno, un fenomeno prevedibile. Tuttavia, la sorpresa è arrivata quando si confrontarono le donne che avevano ricevuto TRH con quelle che non l'avevano. Il gruppo trattato mostrava indicatori peggiori di salute mentale e un maggiore rischio di consultare un medico per ansietà o depressione. Questo dato ha suscitato dibattito, poiché suggerisce una possibile relazione inversa tra TRH e benessere psichico. Inoltre, l'analisi di un sottogruppo di oltre 10.000 donne, sottoposte a risonanza magnetica, ha evidenziato una riduzione del volume di materia grigia nel cervello, soprattutto nel hipocampo e nella corteza cingolata, aree cruciali per la memoria e la regolazione emotiva. La riduzione era più marcata nelle donne che avevano utilizzato la TRH, un risultato che ha scatenato ulteriore discussione tra gli esperti.

La menopausia è un fenomeno biologico inevitabile che coinvolge una trasformazione ormonale complessa, con effetti variabili da donna a donna. La TRH, utilizzata da decenni per alleviare sintomi fisici come i vampati e migliorare la qualità della vita, è spesso vista come una soluzione generale. Tuttavia, l'approccio univoco non tiene conto della diversità individuale. L'ipotesi che la TRH potrebbe non solo non mitigare ma peggiorare alcuni aspetti della salute mentale ha reso necessario un esame più approfondito. L'obiettivo del nuovo studio era chiarire se la terapia ormonale fosse un fattore causale o se le donne con sintomi preesistenti fossero più propense a riceverla. I ricercatori hanno quindi analizzato i dati di 7.000 donne, rilevando che quelle che avevano iniziato la TRH dopo un periodo di osservazione avevano già consultato medici per ansietà o depressione, suggerendo che la correlazione osservata potesse essere influenzata da fattori preesistenti.

Gli esperti hanno espresso opinioni divergenti sulle implicazioni dei risultati. Rafael Romero, direttore del Laboratorio di Neuroimmagine della University of Seville, ha sottolineato che, nonostante le linee guida cliniche suggeriscano l'uso della TRH per alleviare sintomi depressivi legati alla menopausia, i dati del studio indicano che essa non è il trattamento ideale per ansia o depressione. "Potrebbe essere più efficace offrire alternative come l'esercizio fisico, un'alimentazione equilibrata o farmaci specifici per queste condizioni", ha affermato. Al contrario, Silvia P. González, portavoce dell'Asociación Española para el Estudio de la Menopausia (AEEM), ha criticato la conclusione troppo netta del lavoro, sottolineando che il design dello studio non permette di stabilire relazioni causali. "Non possiamo affermare che la TRH non mitigi gli effetti negativi della menopausia, senza un'analisi più rigorosa", ha aggiunto, ricordando che il tipo di terapia, la dose e la via di somministrazione possono influenzare i risultati.

Le conclusioni del lavoro, pur non suggerendo di abbandonare la TRH, evidenziano la necessità di un approccio personalizzato. Barbara Sahakian ha anche sottolineato un aspetto collaterale: le aree cerebrali interessate da una riduzione del volume di materia grigia sono quelle associate al rischio di demenza. "La menopausia potrebbe rendere le donne più vulnerabili a patologie neurodegenerative", ha spiegato, sottolineando che i dati non annullano l'efficacia della TRH nel ridurre sintomi fisici come i vampati. Per superare le limitazioni dello studio, alcuni ricercatori hanno proposto di condurre un'analisi prospectiva, che permetta di stabilire relazioni causali e comprendere meglio l'impatto della terapia ormonale sul cervello, sulla depressione e sull'ansia. Questo lavoro, pur non risolvendo tutti i dubbi, ha aperto nuove prospettive per una gestione più mirata della menopausia, riconoscendo la complessità di un fenomeno che coinvolge corpo, mente e salute mentale.

Fonte: El País Articolo originale

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