11 mar 2026

Legione di invisibili riacquista libertà: 'Sono cittadino grazie alla regolarizzazione del 2.005

La decisione del governo spagnolo di avviare una nuova fase di regolarizzazione per circa mezzo milione di migranti irregolari ha riacceso un dibattito nazionale e internazionale su temi che affondano le radici nella storia del Paese.

01 febbraio 2026 | 07:29 | 5 min di lettura
Legione di invisibili riacquista libertà: 'Sono cittadino grazie alla regolarizzazione del 2.005
Foto: El País

La decisione del governo spagnolo di avviare una nuova fase di regolarizzazione per circa mezzo milione di migranti irregolari ha riacceso un dibattito nazionale e internazionale su temi che affondano le radici nella storia del Paese. Questo provvedimento, annunciato recentemente, mira a integrare una popolazione che, per anni, ha vissuto in condizioni di invisibilità e preoccupazione, spesso in cerca di lavoro in settori marginali. L'obiettivo è permettere a chi ha vissuto per anni in clandestinità di accedere a diritti legali, come il permesso di soggiorno, la protezione sociale e il riconoscimento di una vita di lavoro. La regolarizzazione, che richiede un periodo di residenza minimo di cinque mesi prima del 31 dicembre 2025 e la mancanza di reati gravi, rappresenta un passo significativo dopo decenni di politiche di gestione migratoria spesso contraddistinte da un approccio repressivo. Chi ha vissuto questa esperienza, come Hanan el Bergui, una donna nata in Algeria e arrivata in Spagna nel 1999, ricorda con nostalgia il momento in cui, dopo anni di timore, ha potuto finalmente respirare. "Quando la regolarizzazione di Zapatero è arrivata, ho sentito un sollievo che non so descrivere", dice, riferendosi al provvedimento del 2005 che aveva dato un'opportunità a migliaia di lavoratori clandestini.

La regolarizzazione non è un evento isolato, ma parte di una strategia più ampia che ha visto diversi governi spagnoli intervenire per gestire la presenza di migranti irregolari. La prima iniziativa di questo tipo fu avviata da Felipe González nel 1986, seguita da José María Aznar, che introdusse altre tre regolarizzazioni, e da José Luis Rodríguez Zapatero, che nel 2005 introdusse un modello che richiedeva un contratto di lavoro. Questi provvedimenti, pur mirati a ridurre la clandestinità, non sempre garantivano la sicurezza necessaria, come sottolinea Hanan, che per ottenere un contratto dovette pagare 4.000 euro a un'azienda di costruzioni. La situazione attuale, invece, sembra più semplice: basta un periodo di residenza e la mancanza di reati gravi. Tuttavia, la complessità del sistema non è scomparsa, e si stima che la popolazione irregolare in Spagna possa raggiungere quasi 840.000 persone. Secondo la sociologa Maria Miyar, direttrice di Funcas, il calcolo richiede di sottrarre da una base di popolazione ufficiale i permessi di soggiorno, studio o asilo, un processo che richiede una analisi dettagliata su base nazionale.

Il contesto storico di questa politica è legato a un fenomeno che ha sempre caratterizzato la migrazione in Spagna: l'ingresso di lavoratori stranieri in settori che non richiedono una qualificazione elevata. Questo fenomeno, purtroppo, ha spesso portato a condizioni di lavoro precarie e a una esistenza invisibile. La regolarizzazione, quindi, non solo mira a risolvere un problema giuridico, ma anche a migliorare la condizione sociale di chi ha vissuto in clandestinità. La testimonianza di Ilina Neghina Versoiu, una donna rumena che ha trascorso tre anni in Spagna prima di ottenere la regolarizzazione, è un esempio di come questa politica possa cambiare la vita di persone che avevano perso ogni speranza. "L'esperienza di Zapatero fu come un'apertura di porte che non avevo mai immaginato", racconta, ricordando come il timore di essere arrestata o espulsa fosse un'ombra quotidiana. Oggi, con un DNI, un lavoro e un figlio, il suo futuro sembra più sicuro. Tuttavia, non tutti si sentono a casa: il 30% dei migranti, soprattutto quelli provenienti da Paesi vicini, torna nei loro Paesi d'origine non appena le condizioni si rivelano difficili.

L'impatto economico della regolarizzazione è un tema dibattuto. Da un lato, si ritiene che possa portare benefici fiscali significativi, con un contributo netto di 4.000 euro per persona, grazie alle cotizazioni previdenziali e all'IRPF. Dall'altro, alcuni economisti avvertono che la regolarizzazione potrebbe ridurre la produttività di certi settori, poiché i migranti, pur essendo spesso giovani e sani, occupano posizioni che non richiedono competenze elevate. Tuttavia, il professor Ferran Elias, esperto in economia, sottolinea che la riduzione dell'informalità può portare a un aumento dei salari per tutti, riducendo la competizione a basso costo. "Quando i migranti accedono a un contratto, non solo si riconosce loro un diritto, ma si migliora anche la struttura del mercato del lavoro", spiega. L'esperienza di Clara Carrión, una donna ecuadoriana che ha potuto finalmente ottenere una pensione grazie alle cotizzazioni, è un esempio concreto di come questa politica possa trasformare vite. "Ho potuto risparmiare, mandare soldi a casa e anche comprarmi un piccolo appartamento", racconta, sottolineando come la regolarizzazione non solo abbia dato un futuro, ma anche una dignità.

La regolarizzazione rappresenta un passo importante per il futuro dei migranti, ma non è un'azione senza conseguenze. Mentre alcuni sperano in un'integrazione totale, altri temono che il sistema possa non reggere la pressione di un numero così elevato di nuovi cittadini. La Sociologia, attraverso il lavoro di Maria Miyar, ha evidenziato che i migranti, pur essendo spesso in condizioni di lavoro pesante, non sono solo un costo per lo Stato, ma una risorsa. Tuttavia, il rischio di un aumento del consumo sanitario con l'età e l'insorgere di malattie legate al lavoro non può essere trascurato. La vita di chi è arrivato in Spagna in cerca di lavoro, spesso con un'infanzia difficile e un'età avanzata, non è facile da gestire. Per questo, il governo spagnolo dovrà trovare un equilibrio tra l'apertura verso i migranti e la protezione del sistema sociale. La regolarizzazione non è solo una soluzione giuridica, ma un inizio di un processo che potrebbe cambiare il destino di migliaia di persone, ma che richiede una gestione attenta per evitare nuovi squilibri.

Fonte: El País Articolo originale

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