Leader della policía patriótica downplay azioni contro Pujol nel processo
Il processo contro il clan Pujol, in corso presso l'Audiencia Nacional da novembre scorso, ha registrato un episodio significativo oggi con l'incorporazione di due elementi chiave: la cosiddetta "policía patriótica" e l'Operazione Cataluña.
Il processo contro il clan Pujol, in corso presso l'Audiencia Nacional da novembre scorso, ha registrato un episodio significativo oggi con l'incorporazione di due elementi chiave: la cosiddetta "policía patriótica" e l'Operazione Cataluña. Quattro ex alti dirigenti della Polizia Nazionale si sono presentati davanti al tribunale per essere interrogati come testimoni riguardo a presunte attività illegali condotte circa un decennio fa, con l'obiettivo di raccogliere prove che potessero incriminare l'ex presidente Jordi Pujol e la sua famiglia. Tuttavia, le dichiarazioni non hanno chiarito molto. Eugenio Pino, ex massimo responsabile operativo della Polizia tra il 2012 e il 2016, insieme ai comisari in pensione José Manuel Villarejo e Marcelino Martín-Blas, nonché all'ispettore Bonifacio Díez, hanno rifiutato ogni coinvolgimento diretto in una presunta trama parapolitica e si sono scambiati accuse reciproche.
Le difese degli imputati non hanno ottenuto nuovi elementi durante le dichiarazioni di oggi. Nessuno degli ex dirigenti ha rivelato informazioni rilevanti. Come è accaduto in passato, hanno fatto ricorso al fatto che non hanno partecipato direttamente alle manovre contro i Pujol e che le informazioni ricevute erano state trasmesse da terzi, come ha sottolineato Villarejo con l'espressione "eran chascarrillos". Le loro strategie si sono concentrata su lamentele reciproche e una sorta di distrazione. Eugenio Pino, che ha ricoperto il ruolo di direttore adjunto operativo (DAO) sotto il governo di Mariano Rajoy, è stato il primo a rispondere alle domande del tribunale. Ha dichiarato che Martín-Blas gli aveva fornito informazioni su conti bancari dei Pujol in Andorra, ma ha aggiunto che non ha preso parte attiva alle indagini e che il suo subordinato non gli ha mai rivelato la fonte di quelle informazioni. Pino ha anche sostenuto che non sa se i dati in questione siano gli stessi pubblicati da El Mundo, e ha accusato Martín Blas e Villarejo di attribuirsi il merito della divulgazione.
Marcelino Martín Blas, invece, ha riferito che Pino aveva iniziato a stabilire contatti con "collaboratori" che potessero fornire informazioni compromettenti sulla famiglia di Pujol. Ha descritto un tentativo fallito di contatto in un hotel con Joan Pau Miquel, ex direttore della Banca Privada d'Andorra (BPA), e un successivo incontro a una festa in cui Pino aveva preso parte per riconoscere Miquel. Ha affermato che Miquel gli aveva dato un "documento vecchio" che menzionava il nome di Pujol o del padre, e che aveva consegnato quel documento a Pino. Ha sottolineato che il contenuto pubblicato da El Mundo non corrispondeva a ciò che aveva ricevuto. José Manuel Villarejo, invece, ha cercato di evitare le domande degli avvocati della famiglia Pujol, dichiarando che si sarebbe astenuto dal parlare, in quanto considerato imputato in Andorra nell'indagine sull'Operazione Cataluña. Tuttavia, il giudice José Ricardo de Prada ha chiarito che il tribunale avrebbe deciso se fosse obbligato a rispondere, e un altro avvocato ha ricordato che Villarejo aveva già dichiarato come testimone nella causa del Principato, non come indagato.
La strategia di Villarejo ha influenzato tutto l'interrogatorio. Con un tono ironico, ha negato qualsiasi coinvolgimento in attività illegali per ottenere informazioni bancarie sui Pujol. Ha anche evitato di rispondere a domande specifiche riguardo ai contatti con Victoria Álvarez, ridendo della possibilità di averla incontrata in passato. Ha aggiunto che non avrebbe fornito dettagli su Andorra, ma il giudice lo ha interrotto, ricordandogli il dovere di rispondere con la verità. Villarejo ha esclamato di sentirsi cooptato dal tribunale, ma ha rifiutato di riconoscere un ruolo attivo nel caso, pur ammettendo di aver sentito "chascarrillos" su un possibile coinvolgimento di Martín-Blas.
L'interrogatorio ha evidenziato le complessità della trama, con dichiarazioni contraddittorie e una mancanza di prove tangibili. Le accuse reciproche tra i testimoni sottolineano la mancanza di una collaborazione sincera e la volontà di proteggere interessi personali. L'operazione Cataluña, che ha scosso la politica spagnola, continua a rivelare aspetti inaspettati, ma il processo non sembra avvicinarsi a una conclusione chiara. La mancanza di nuovi elementi potrebbe portare a una decisione del tribunale su eventuali accuse di falsa testimonianza, ma il caso resta un esempio di come le indagini su reti parapolitiche possano essere complicate da conflitti interni e mancanza di collaborazione. La prossima fase del processo potrebbe dipendere da ulteriori testimonianze o prove emerse in futuro, ma per ora il dibattimento sembra essere rimasto nel limbo delle dichiarazioni contraddittorie.
Fonte: El País Articolo originale
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