11 mar 2026

L'Assemblea nazionale rifiuta la creazione di un diritto a cure palliative

L'Assemblea nazionale francese ha respinto, martedì 17 febbraio, la proposta di legge volta a istituire un "diritto opposabile" per garantire un accesso universale ai servizi di cure palliative.

18 febbraio 2026 | 05:17 | 5 min di lettura
L'Assemblea nazionale rifiuta la creazione di un diritto a cure palliative
Foto: Le Monde

L'Assemblea nazionale francese ha respinto, martedì 17 febbraio, la proposta di legge volta a istituire un "diritto opposabile" per garantire un accesso universale ai servizi di cure palliative. L'approvazione del testo, portato avanti dalla deputata Annie Vidal (Renaissance), è stata sospesa durante la seconda lettura, segnando un netto cambio di rotta rispetto al primo scrutinio. La decisione ha suscitato polemiche tra i deputati, in particolare dopo che il Rassemblement national (RN), precedentemente favorevole al "diritto opposabile", ha deciso di opporsi al provvedimento. La discussione ha coinvolto non solo il tema della salute, ma anche questioni di diritti civili e di responsabilità statale, con il governo francese che ha espresso preoccupazioni legali e finanziarie. L'obiettivo della proposta era di obbligare lo Stato a garantire un accesso equo alle cure palliative in tutto il territorio nazionale, evitando che i pazienti si vedessero costretti a ricorrere all'aiuto alla fine della vita per mancanza di opzioni alternative. Tuttavia, il dibattito ha rivelato profonde divisioni tra i partiti, con accuse di inutilità e rischi legali da parte di alcuni deputati.

La proposta di legge, lanciata da Annie Vidal, si distingue da quella precedente avanzata da Olivier Falorni (MoDem), che prevedeva un "diritto all'aiuto alla fine della vita". Sebbene entrambi i testi mirassero a proteggere i diritti dei pazienti, il "diritto opposabile" a cure palliative era visto come un mezzo per costringere lo Stato a realizzare un sistema strutturato e accessibile. Al contrario, i sostenitori del provvedimento sostenevano che l'obbligo di accesso potesse ridurre il ricorso all'eutanasia, un tema sensibile e dibattuto. La ministra della salute, Stéphanie Rist, ha espresso un'opinione contraria, sottolineando che la creazione di un "diritto opposabile" potrebbe generare più contenziosi legali che soluzioni concrete. Secondo Rist, lo Stato aveva già in atto una strategia decennale per espandere i servizi di cure palliative, con un budget di 1,1 miliardo di euro destinato a coprire il territorio nazionale. Tuttavia, dati recenti rivelavano un ritardo nell'implementazione, con solo 21 dipartimenti che non avevano unità di cure palliative nel 2024, un numero che sarebbe sceso a 18 nel 2025 e a 9 nel 2026. Questi numeri hanno alimentato le preoccupazioni sull'efficacia del "diritto opposabile".

Il dibattito ha rivelato anche tensioni interne tra i partiti. Il Rassemblement national, pur essendo inizialmente favorevole al "diritto opposabile", ha cambiato posizione, ritenendo che il provvedimento non risolvesse i problemi strutturali legati alle risorse. La deputata Sandrine Dogor-Such (RN) ha criticato il provvedimento, definendolo un "affichage" (solo una forma di comunicazione) che non creava né linee né formazioni per garantire i servizi. Alcuni deputati, tra cui la deputata Annie Vidal, hanno paragonato il "diritto opposabile" al "diritto al logamento opposabile" (DALO), un provvedimento che aveva avviato un dibattito su come affrontare la crisi abitativa. Tuttavia, il deputato centrista Charles de Courson (LIOT) ha sostenuto che le due situazioni fossero radicalmente diverse: il DALO non aveva potere su un budget sufficiente, mentre le cure palliative dipendevano da una legge finanziaria più complessa. Queste divergenze hanno evidenziato le sfide di un dibattito che unisce questioni di diritti, responsabilità statale e risorse economiche.

La decisione di respingere il "diritto opposabile" ha avuto conseguenze immediate. L'Assemblea ha approvato, invece, la creazione di "maisons d'accompagnement et de soins palliatifs" (case di accompagnamento e cure palliative), intermedie tra il domicilio e l'ospedale, dove i pazienti potranno accedere alla sospensione della coscienza. Questo provvedimento ha suscitato un dibattito su come garantire la qualità dei servizi, con l'opposizione al governo su un possibile rischio di inconstitutionality. Il governo, infatti, aveva espresso preoccupazioni sull'impatto giuridico e finanziario di un sistema che potesse includere attori privati a scopo di lucro. Tuttavia, la sinistra ha approvato un emendamento che escludeva tale possibilità, rafforzando il controllo statale. Questi sviluppi hanno posto le basi per ulteriori dibattiti, con le discussioni che si sono spostate verso la terza lettura del testo e l'esame di nuovi provvedimenti per migliorare l'accesso alle cure palliative.

La decisione dell'Assemblea nazionale ha rivelato le complessità di un tema che unisce diritti umani, responsabilità pubblica e sfide economiche. Sebbene il "diritto opposabile" non sia stato approvato, il dibattito ha evidenziato la necessità di un sistema di cure palliative più accessibile e strutturato. Il governo francese, pur esprimendo preoccupazioni legali, ha riconosciuto la priorità del tema, con la ministra Rist che ha sottolineato la strategia decennale già in atto. Tuttavia, i dati sulle carenze regionali e le polemiche sulle risorse hanno messo in luce la distanza tra la politica e la realtà sul terreno. L'approvazione delle "maisons d'accompagnement" indica un tentativo di trovare un equilibrio tra innovazione e controllo, ma il futuro delle cure palliative in Francia dipenderà da una combinazione di investimenti, regolamentazione e collaborazione tra pubblico e privato. I prossimi mesi saranno cruciali per definire un modello che risponda alle esigenze dei pazienti e alle preoccupazioni dei partiti, con il dibattito che si preannuncia lungo e complesso.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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