11 mar 2026

La crisi di Coin si fa più nera: lo storico store di Roma sfrattato

Il gruppo Coin, uno dei principali operatori del retail italiano, si trova in una fase di profonda crisi che sta mettendo a rischio non solo la sua struttura economica, ma anche la stabilità di centinaia di lavoratori.

20 febbraio 2026 | 18:01 | 6 min di lettura
La crisi di Coin si fa più nera: lo storico store di Roma sfrattato
Foto: RomaToday

Il gruppo Coin, uno dei principali operatori del retail italiano, si trova in una fase di profonda crisi che sta mettendo a rischio non solo la sua struttura economica, ma anche la stabilità di centinaia di lavoratori. La situazione si è aggravata negli ultimi mesi, con la chiusura di diversi punti vendita chiave in tutta Italia, tra cui quelli storici a Roma. Tra le ultime mosse aziendali, si annuncia l'sfratto esecutivo per il negozio di Cola di Rienzo, con una cessazione dell'attività prevista per il 4 aprile 2025. Questa decisione, emersa dall'incontro tra i vertici di Coin e i sindacati, segna un ulteriore passo verso un piano di risanamento che, però, sembra non stare rispettando gli obiettivi iniziali. I dati diffusi durante la discussione evidenziano un quadro finanziario drammatico: il gruppo ha registrato una perdita di 35 milioni di euro nel margine operativo lordo del 2025, un dato in netto calo rispetto al 2024. L'azienda, pur avendo effettuato un aumento di capitale nel settembre 2024, non ha potuto compensare il drastico calo degli ingressi nei negozi, che si sono ridotti a causa di un rinnovamento dei layout e dei concept non riuscito a attrarre i clienti. Questo scenario ha scatenato una reazione forte da parte dei sindacati, che hanno definito il piano di risanamento come "incompatibile con un reale percorso di rilancio" e hanno chiesto un confronto istituzionale al Mimit per salvaguardare i posti di lavoro.

La crisi di Coin si intreccia con una serie di scelte aziendali che sembrano contraddire gli obiettivi di crescita. Tra le mosse più critiche, la decisione di chiudere negozi storici a Roma, tra cui quelli di Porta di Roma, Lunghezza e Cola di Rienzo, ha suscitato preoccupazioni non solo per la perdita di attività commerciali, ma anche per l'impatto sociale. A Roma, il numero di lavoratori a rischio raggiunge 67 dipendenti, con ulteriori prospettive di ammortizzatori sociali o flessibilità per altre sedi come Cinecittà e San Giovanni. A livello nazionale, il gruppo ha annunciato misure simili per negozi a Mestre e Firenze, alimentando il dibattito su una progressiva ritirata strategica del marchio. I sindacati, in particolare Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, hanno sottolineato come la scelta di chiudere punti vendita storici e di scaricare la crisi sui lavoratori "non si possa definire un rilancio", soprattutto considerando che i dipendenti hanno in media oltre vent'anni di anzianità aziendale. Questo scenario ha portato a una richiesta urgente di un tavolo di confronto al Mimit, con l'obiettivo di garantire trasparenza, responsabilità e tutela del lavoro.

Il contesto della crisi di Coin si colloca all'interno di un settore del retail italiano in difficoltà, dove le aziende devono affrontare sfide legate alla concorrenza globale, ai costi crescenti e ai cambiamenti dei consumatori. Il gruppo, noto per la sua presenza in centri storici e per la sua immagine di marchio italiano, ha sempre contato su negozi che rappresentavano una vetrina per la cultura e l'identità locale. Tuttavia, il piano di risanamento, lanciato lo scorso anno, non ha prodotto i risultati sperati, nonostante l'ingresso di una nuova compagine azionaria e l'aumento di capitale. La strategia aziendale, che prevede la chiusura di punti vendita con perdite strutturali, ha suscitato critiche, soprattutto per il fatto che i negozi chiusi non sembrano rispondere a una revisione dei modelli di business ma a una riduzione di costi a scapito della rete commerciale. Inoltre, il gruppo ha riconosciuto che alcuni negozi, come quello in Prati, sono stati colpiti da fattori esterni come la crisi economica o la riduzione dei flussi turistici, ma non è chiaro se queste cause siano sufficienti a giustificare l'abbandono di attività che avevano un ruolo strategico per la città.

Le implicazioni della crisi di Coin vanno oltre la semplice chiusura di negozi: si estendono a un danno al tessuto economico e sociale delle città in cui opera. A Roma, ad esempio, la perdita di un punto vendita storico non solo riduce l'offerta di servizi, ma anche la capacità del quartiere di attrarre clienti e generare reddito. Il gruppo, però, ha cercato di mitigare gli effetti negativi annunciando investimenti di almeno 10 milioni di euro per la riqualificazione e l'ottimizzazione della rete dei negozi. In parallelo, si stanno studiando nuove partnership commerciali per rafforzare la posizione di Coin nel mercato. Tuttavia, la risposta dei sindacati rimane cauta: sebbene l'azienda abbia dichiarato l'impegno a mantenere il livello di impiego senza ricorrere a licenziamenti collettivi, i sindacati richiedono un confronto aperto e costruttivo per verificare se le misure proposte siano realmente in grado di salvaguardare i posti di lavoro. La sfida per Coin è dunque doppia: riuscire a ripristinare la redditività operativa e trovare un equilibrio tra tagli di costo e protezione occupazionale, senza compromettere la sua presenza in mercati chiave come Roma.

La prossima fase del piano di risanamento di Coin dipende da una serie di decisioni che potrebbero definire il destino dell'azienda. Tra le opzioni aperte, c'è la possibilità di restrutturare la rete di vendita con un focus su negozi più efficienti e adatti alle nuove esigenze dei consumatori. Tuttavia, la chiusura di punti vendita storici, come quelli a Roma, solleva domande sulle priorità strategiche del gruppo. Se la decisione di chiudere il negozio di Cola di Rienzo si confermerà, potrebbe segnare un cambiamento radicale nel modo in cui Coin si presenta al mercato, con un'attenzione maggiore a segmenti più profittevoli che a una presenza diffusa. In un contesto economico complesso, dove la concorrenza è cresciuta e i costi operativi sono saliti, l'azienda dovrà trovare un modello di business sostenibile che non abbandoni i suoi valori storici. Il ruolo delle istituzioni, come il Mimit, sarà cruciale per mediare tra le esigenze del gruppo e quelle dei lavoratori, evitando un ulteriore peggioramento della situazione. La strada per Coin è tuttavia lunga: il risanamento non può essere solo un processo di tagli, ma deve includere investimenti mirati per rafforzare la posizione del brand e riconquistare la fiducia dei clienti. La sfida, in sintesi, è trovare un equilibrio tra responsabilità sociale e redditività in un settore in continua evoluzione.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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