11 mar 2026

Infantino apre a Russia: calcio non è esclusione per paesi in guerra

La Russia, esclusa da ogni competizione sportiva internazionale dopo l'invasione dell'Ucraina nel 2022, sta lentamente rientrare nel mondo dello sport.

02 febbraio 2026 | 21:04 | 5 min di lettura
Infantino apre a Russia: calcio non è esclusione per paesi in guerra
Foto: Repubblica

La Russia, esclusa da ogni competizione sportiva internazionale dopo l'invasione dell'Ucraina nel 2022, sta lentamente rientrare nel mondo dello sport. Nonostante il conflitto non abbia ancora visto una fine e le vittime siano ancora molte, l'ostracismo internazionale si sta ammorbidendo. Tra i primi segnali di cambiamento c'è la decisione del Comitato Paralimpico di permettere ai russi di partecipare alle competizioni, seguita da un'apertura del calcio. Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha espresso il suo sostegno a questa direzione, sottolineando la necessità di rivedere le norme che escludono la Russia dalle competizioni calcistiche. L'obiettivo è permettere agli atleti russi di gareggiare in altre parti d'Europa, un passo che potrebbe contribuire a ridurre la frustrazione e l'odio causati dall'esclusione. Infantino ha anche proposto di modificare i regolamenti della FIFA per prevedere che un Paese non debba mai essere escluso dal calcio per le azioni dei suoi leader politici, un principio che potrebbe influenzare anche altre discipline sportive. Questa decisione segna un cambiamento significativo nel rapporto tra sport e politica, aprendo la strada a un dibattito più ampio su come gestire le tensioni internazionali attraverso il mondo dello sport.

La proposta di Infantino nasce in un contesto di crescente tensione tra Russia e Occidente, dove l'esclusione sportiva è diventata un strumento di pressione politica. Dopo l'invasione dell'Ucraina, la FIFA, insieme ad altre organizzazioni internazionali, ha deciso di escludere la Russia da tutte le competizioni, un provvedimento che ha suscitato critiche e dibattiti. Infantino ha sottolineato che tale divieto non ha portato alcun risultato positivo, anzi ha creato ulteriore frustrazione e divisione. Il presidente ha ritenuto che permettere ai russi di giocare a calcio in Europa potrebbe aiutare a ridurre le tensioni, offrendo un'opportunità di incontro e di condivisione della passione per lo sport. Questo approccio contrasta con le iniziative di boicottaggio ipotizzate per eventi come i Mondiali 2026 negli Stati Uniti, che potrebbero essere legati a questioni di immigrazione o a politiche di Trump sulla Groenlandia. Infantino ha criticato tali scenari, sottolineando che il calcio dovrebbe rimanere un'arena aperta per tutti, non un strumento di conflitto politico. La sua richiesta di rivedere le regole della FIFA rappresenta un tentativo di bilanciare le esigenze di sicurezza e di inclusione, un tema che ha guadagnato sempre più importanza nel panorama sportivo globale.

Il contesto del dibattito attuale è radicato nella storia recente del mondo dello sport e nella sua intersezione con la politica internazionale. Dopo l'invasione dell'Ucraina, la Russia è stata esclusa da ogni competizione, un provvedimento che ha coinvolto non solo la FIFA ma anche l'UE, il Comitato Olimpico Internazionale e altre organizzazioni sportive. Questo ostracismo ha avuto effetti significativi, non solo sulle carriere degli atleti russi ma anche sulle relazioni internazionali. Tuttavia, negli ultimi mesi si sono registrati segnali di apertura, come il Comitato Paralimpico che ha accolto i russi come neutrali e il calcio che ha mostrato una certa flessibilità. Questa evoluzione non è però priva di ostacoli, poiché il conflitto resta un tema delicato e le vittime continuano a crescere. La richiesta di Infantino di rivedere le regole della FIFA rappresenta un tentativo di trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e il diritto a partecipare al mondo dello sport. Questo dibattito ha anche risvegliato il dibattito su come gestire i rapporti tra sport e politica, un tema che ha sempre suscitato polemiche. L'idea di un principio che vieterebbe l'esclusione di un Paese dal calcio per motivi politici potrebbe influenzare non solo la FIFA ma anche altre discipline, aprendo la strada a una nuova forma di dialogo tra sport e politica.

L'analisi delle implicazioni di questa proposta rivelano un possibile cambiamento profondo nel rapporto tra sport e politica. Se la FIFA dovesse adottare il principio di non escludere un Paese per azioni dei suoi leader, il calcio potrebbe diventare un'arena di incontro più inclusiva, riducendo la tensione tra Paesi in conflitto. Tuttavia, questa decisione potrebbe suscitare critiche da parte di chi ritiene che l'esclusione sia necessaria per sottolineare le conseguenze delle azioni politiche. L'impatto sulle relazioni internazionali potrebbe essere ambivalente: da un lato, il calcio potrebbe contribuire a un dialogo più aperto, dall'altro, potrebbe essere visto come un compromesso che non risolve le tensioni. Inoltre, la richiesta di Infantino di permettere ai russi di giocare in Europa potrebbe influenzare altre discipline, creando un modello di inclusione che potrebbe estendersi a altri sport. Questo dibattito ha anche suscitato riflessioni su come gestire le tensioni internazionali attraverso lo sport, un tema che ha sempre suscitato interesse e dibattito. La proposta di Infantino rappresenta un passo significativo verso una visione più inclusiva del calcio, ma il suo successo dipenderà da come saranno gestite le tensioni tra sicurezza e libertà di partecipazione.

La chiusura di questo dibattito potrebbe segnare un nuovo capitolo nella relazione tra sport e politica, con conseguenze a lungo termine. Se la FIFA adotterà il principio di non escludere un Paese per motivi politici, il calcio potrebbe diventare un modello per altre discipline, aprendo la strada a un dibattito più ampio su come gestire i conflitti internazionali attraverso lo sport. Tuttavia, il processo non sarà semplice: la Russia rimane un Paese in conflitto, e le sue azioni continuano a suscitare tensioni. L'apertura del calcio potrebbe rappresentare un primo passo verso un dialogo più aperto, ma il futuro del Paese e delle sue relazioni internazionali restano incerti. Questo dibattito ha anche sollevato questioni più ampie su come bilanciare la sicurezza e l'inclusione, un tema che potrebbe influenzare non solo il calcio ma anche altre aree della vita pubblica. In un mondo diviso, il calcio potrebbe essere uno strumento per trovare un punto di contatto, ma il suo ruolo nel risolvere le tensioni internazionali rimane un argomento dibattuto. La richiesta di Infantino non è solo un gesto simbolico, ma un tentativo di riconoscere il valore del calcio come spazio di condivisione, un valore che potrebbe guidare il futuro delle relazioni internazionali.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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