11 mar 2026

In Marocco: oltre 50mila persone evacuate per forti piogge

Il Marocco evacua 50mila persone nel nord per prevenire danni da alluvioni e nevicate con supporto militare e logistico. Le autorità coordinano emergenze e forze armate per gestire intemperie estreme, che hanno causato inondazioni e interruzioni della vita quotidiana.

03 febbraio 2026 | 14:09 | 5 min di lettura
In Marocco: oltre 50mila persone evacuate per forti piogge
Foto: Le Monde

Il Marocco ha lanciato un'ampia operazione di evacuazione che ha coinvolto oltre 50.000 persone nel nord del paese, principalmente a titolo preventivo, a causa di forti precipitazioni, nevicate e raffiche di vento che hanno interessato diverse province tra lunedì e mercoledì. L'evento, reso noto dal ministero dell'Interno, ha visto l'impiego di mezzi logistici e personale militare per supportare le autorità locali, in un contesto di preoccupazione per l'impatto delle intemperie sugli abitanti e le infrastrutture. L'evacuazione, che si è svolta in modo graduale, ha interessato soprattutto la provincia di Larache, a sud di Tanger, dove la città di Ksar El-Kébir ha subito inondazioni significative negli ultimi giorni. Le misure di sicurezza sono state attivate per mitigare i rischi derivanti da un clima estremo, che ha reso necessaria una coordinazione tra i servizi di emergenza e le forze armate. La situazione si presenta complessa, con il rischio di ulteriori danni alle comunità locali e la necessità di un intervento rapido da parte delle istituzioni.

Le operazioni di evacuazione sono state organizzate in modo mirato, con l'obiettivo di spostare le persone più a rischio in zone sicure. Secondo le informazioni fornite dal ministero, le persone coinvolte sono state trasferite in parte presso i familiari, mentre quelle che necessitavano di un supporto più strutturato sono state ospitate in campi provvisori gestiti dalle autorità. Questi centri di accoglienza, dotati di servizi essenziali, hanno permesso di garantire un'assistenza immediata alle famiglie colpite. Inoltre, le forze armate, mobilitate su ordine del re Mohammed VI, hanno contribuito al trasporto di materiali e al rifornimento di alimenti e acqua, in un contesto in cui le infrastrutture pubbliche sono state sottoposte a pressione. Le autorità hanno anche rafforzato i sistemi di monitoraggio per tracciare le evoluzioni del livello dei fiumi Loukkos e Sebou, che hanno registrato un aumento delle portate. Queste misure sono state attuate in coordinamento con i dipartimenti regionali, con l'obiettivo di limitare i danni e proteggere le popolazioni più vulnerabili.

L'evento attuale si colloca in un contesto di crescente instabilità climatica nel nord del Marocco, un'area particolarmente esposta a fenomeni meteorologici estremi. Negli ultimi anni, il paese ha registrato una serie di alluvioni e inondazioni che hanno causato danni significativi alle comunità e alla rete infrastrutturale. A novembre, ad esempio, le acque del fiume Loukkos hanno provocato la morte di 37 persone a Safi, il più alto bilancio di vittime per intemperie negli ultimi dieci anni. Questi episodi, che si ripetono con frequenza crescente, hanno messo in evidenza la fragilità delle regioni costiere e montuose del paese, dove le precipitazioni intense si accompagnano a una riduzione della capacità di drenaggio. Le autorità hanno riconosciuto la necessità di un piano di intervento a lungo termine, che includa investimenti in infrastrutture resilienti e una maggiore sensibilizzazione delle popolazioni. Tuttavia, la gestione delle emergenze resta un tema cruciale, specialmente in un contesto in cui le risorse limitate e la complessità delle dinamiche locali complicano la risposta rapida.

L'impatto delle intemperie non si limita alle conseguenze immediate sull'ambiente e sulle comunità, ma ha anche conseguenze economiche e sociali di vasta portata. Le inondazioni, che hanno interessato anche aree rurali e urbane, hanno interrotto la vita quotidiana, con la chiusura di strade, la rottura di reti elettriche e la perdita di beni materiali. Le famiglie colpite, in particolare quelle in condizioni di povertà, si trovano a fronteggiare un'onere aggiuntivo, che richiede interventi di solidarietà da parte di enti pubblici e privati. Inoltre, la mobilitazione delle forze armate ha messo in luce la dipendenza del paese da una risposta esterna, che potrebbe non essere sufficiente a gestire situazioni di emergenza su larga scala. L'analisi delle cause sottende una questione di gestione del rischio e di adattamento al cambiamento climatico, fattori che richiedono una strategia nazionale più integrata e sostenibile. La crisi attuale non è solo un episodio isolato, ma un segnale di allarme per le politiche di protezione civile e per la gestione delle risorse naturali.

Le autorità marocchine hanno espresso la volontà di rafforzare la capacità di risposta alle emergenze, ma il dibattito sull'efficacia delle misure adottate è aperto. La situazione attuale ha suscitato preoccupazioni anche a livello internazionale, con osservatori che hanno sottolineato la necessità di un piano di azione a lungo termine per prevenire futuri episodi di crisi. Tra le priorità emergenti, si segnala il potenziamento delle reti di allerta tempestiva, la modernizzazione delle infrastrutture e la creazione di un sistema di gestione delle emergenze più decentralizzato. Al tempo stesso, la comunità internazionale ha espresso solidarietà, con promesse di aiuti materiali e tecnici per supportare le popolazioni colpite. La sfida per il Marocco è dunque doppia: da un lato, gestire le conseguenze immediate della situazione, dall'altro, investire in politiche strutturali per ridurre la vulnerabilità del paese alle intemperie. La strada verso una maggiore resilienza sembra lunga, ma la collaborazione tra istituzioni e cittadini potrebbe rappresentare un passo fondamentale per affrontare le sfide future.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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