11 mar 2026

Gli alberi non prevedono l'eclissi

Un team israeliano ha smentito l'ipotesi di comunicazione telepatica tra alberi prima dell'eclissi, attribuendo l'aumento bioattivo a un temporale, non all'evento astrale. La ricerca, pubblicata su Trends in Plant Science, sottolinea l'importanza di un'analisi rigorosa per distinguere correlazioni da causalità.

09 febbraio 2026 | 23:52 | 4 min di lettura
Gli alberi non prevedono l'eclissi
Foto: Focus

Un recente studio condotto da un team di ricercatori della Ben-Gurion University del Negev, in Israele, ha smentito le ipotesi di una comunicazione telepatica tra gli alberi avvenuta prima dell'eclissi totale che si è verificata la scorsa estate nella Val di Fiemme. La notizia, che ha suscitato un notevole interesse nel mondo scientifico e tra i media, riguarda una ricerca pubblicata su Trends in Plant Science e che mira a smontare le teorie di una "pseudoscienza" avanzata in precedenza da un team italiano. L'evento, che aveva visto un aumento significativo della bioattività degli abeti rossi della zona, è stato ricondotto a un fenomeno meteorologico diverso, non legato all'eclissi. Questo studio rappresenta un esempio di come la scienza, attraverso l'analisi rigorosa dei dati, possa correggere ipotesi precedenti e riconoscere le vere cause di fenomeni naturali apparentemente misteriosi.

L'ipotesi iniziale, avanzata da un gruppo di ricercatori nell'ambito del CyberForest Experiment, aveva sostenuto che gli alberi delle foreste della Val di Fiemme avessero comunicato tra loro in modo prevedibile prima dell'eclissi, come se fossero in grado di "prevedere" l'evento. Secondo il team italiano, i segnali bioelettrici registrati negli abeti rossi erano partiti da esemplari più anziani e avevano avuto un impatto sull'intero ecosistema, suggerendo un'organizzazione collettiva. Tuttavia, il nuovo studio israeliano ha messo in dubbio questa interpretazione, sottolineando che l'aumento dell'attività bioelettrica non era legato all'eclissi, ma a un altro fenomeno ambientale. Gli autori del lavoro hanno analizzato i dati raccolti e hanno rilevato che la risposta degli alberi era probabilmente causata da un temporale estremo, con fulmini che hanno colpito la zona poco dopo i cambiamenti osservati. Questo evento meteorologico, sebbene meno raro di un'eclissi, è stato riconosciuto come un fattore di stress per le piante, in grado di scatenare reazioni bioelettriche simili a quelle registrate durante l'eclissi.

La comunicazione tra le piante, sebbene non abbia nulla a che vedere con la telepatia, è un fenomeno ben documentato in biologia. Le piante, infatti, sono in grado di rispondere a stimoli ambientali attraverso segnali chimici, elettrici e meccanici, che possono essere trasmissibili attraverso il suolo e le radici. Tuttavia, il team israeliano ha sottolineato che la "modalità allerta" degli alberi non è attivata da eventi imprevisti, ma da pericoli reali e prevedibili. L'eclissi della scorsa estate, benché un evento raro, non ha avuto un impatto significativo sulla luminosità ambientale, con un calo di sole che non superava il 10,5%. Questo, secondo gli esperti, non è sufficiente a scatenare una risposta così marcata, soprattutto se paragonato a una nuvola o a un temporale. Inoltre, il team ha evidenziato che i cambiamenti gravitazionali legati all'eclissi, che erano stati considerati come un fattore chiave nel lavoro italiano, sono comuni anche durante le fasi lunari, rendendo impossibile una previsione basata su quel fenomeno.

L'importanza di questa smentita risiede nel fatto che ha messo in luce la necessità di un'analisi critica dei dati scientifici e della capacità di distinguere tra correlazioni e causalità. Mentre l'ipotesi iniziale ha suscitato interesse per la sua originalità, il nuovo studio ha dimostrato come la scienza debba procedere con cautela, verificando sempre le ipotesi attraverso metodi rigorosi. Inoltre, il lavoro israeliano ha aperto nuove prospettive per lo studio delle reazioni delle piante agli stress ambientali, suggerendo che eventi meteorologici estremi potrebbero essere una fonte di dati preziosi per comprendere meglio le dinamiche degli ecosistemi. Questo approccio, che unisce la curiosità scientifica alla metodologia rigorosa, rappresenta un esempio di come la ricerca possa evitare il rischio di attribuire proprietà umane a fenomeni naturali, mantenendo sempre un'ottica oggettiva e basata su evidenze.

Le implicazioni di questa ricerca vanno ben al di là del contesto specifico degli alberi della Val di Fiemme. Essa rappresenta un esempio di come la scienza possa correggere errori interpretativi e riconoscere le vere cause di fenomeni apparentemente misteriosi. In un'epoca in cui la comunicazione scientifica è spesso influenzata da teorie non verificate, il lavoro dei ricercatori israeliani sottolinea l'importanza di una verifica rigorosa e di un'analisi dettagliata dei dati. Questo studio potrebbe ispirare nuove ricerche sulle reazioni delle piante agli stimoli ambientali, soprattutto in contesti di cambiamento climatico o di eventi estremi. Inoltre, la smentita dell'ipotesi iniziale ha anche un ruolo didattico, poiché mette in luce come la scienza non è mai statica, ma un processo dinamico di esplorazione, correzione e progresso. La combinazione di metodi scientifici avanzati e una riflessione critica sull'interpretazione dei dati è fondamentale per garantire che le scoperte siano non solo interessanti, ma anche affidabili e utili per la comprensione del mondo naturale.

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