11 mar 2026

Frontare i rischi psicosociali: un appello per la prevenzione

L'Italia si confronta con un tema sempre più urgente: la gestione dei rischi psicosociali nel lavoro.

19 febbraio 2026 | 08:17 | 4 min di lettura
Frontare i rischi psicosociali: un appello per la prevenzione
Foto: Le Monde

L'Italia si confronta con un tema sempre più urgente: la gestione dei rischi psicosociali nel lavoro. Il libro Fare face ai rischi psicosociali, pubblicato da Eyrolles nel 2025, presenta una guida pratica per affrontare i problemi di salute mentale legati al contesto professionale. L'opera, scritta da Jean-Claude Delgènes, presidente del cabinet Technologia specializzato in prevenzione dei rischi psicosociali, e da Françoise Maréchal-Thieullent, avvocata e mediazione, offre una riflessione approfondita su come le aziende possano contrastare questi fenomeni a partire dalle loro strutture interne. La pubblicazione arriva in un momento in cui il dibattito sulle condizioni di lavoro e il benessere dei dipendenti ha assunto un ruolo centrale, anche a causa della crescente consapevolezza dei rischi psicosociali come burn-out, stress cronico e crisi di tipo suicidario. Il libro si propone di fornire strumenti concreti per prevenire queste problematiche, evidenziando l'importanza di un approccio proattivo da parte delle aziende.

L'approccio del libro si basa su una duplice strategia: da un lato, un'analisi critica dei fattori che contribuiscono al deterioramento della salute mentale negli ambienti di lavoro, dall'altro, una serie di proposte operative per mitigare tali rischi. I due autori sottolineano l'importanza di una conoscenza approfondita dei meccanismi psicologici che si attivano nel contesto professionale. Ad esempio, spiegano come la presenza di battute salaci o comportamenti discriminatori, anche se non direttamente rivolti a un dipendente, possa generare un clima tossico e dannoso per la psiche. Inoltre, i ricercatori evidenziano come la mancanza di un clima di fiducia e di ascolto possa alimentare sentimenti di isolamento e impotenza, che a loro volta possono evolversi in disturbi più gravi. Per affrontare queste situazioni, il libro suggerisce la creazione di meccanismi di denuncia interni, come un sistema di segnalazione tramite email dedicata, e la formazione continua del personale sull'argomento.

Il contesto in cui si colloca questa pubblicazione è caratterizzato da un aumento della consapevolezza su come i rischi psicosociali possano influire sulle performance aziendali e sulla salute generale dei dipendenti. Negli ultimi anni, il tema ha guadagnato terreno grazie a iniziative come il Piano Nazionale per la salute mentale del lavoro, lanciato nel 2022, che ha visto l'impegno di diversi settori economici e istituzioni. Tuttavia, i dati rivelano che molti imprenditori e dirigenti non sfruttano al massimo le opportunità di prevenzione disponibili. Secondo un'indagine del Ministero del Lavoro del 2024, il 62% delle aziende italiane non ha adottato misure strutturate per gestire i rischi psicosociali, nonostante il 78% riconosca l'importanza di tali iniziative. Questo divario tra consapevolezza e azione rappresenta un problema strutturale, che il libro cerca di affrontare mettendo in luce i costi economici e sociali di un approccio passivo.

L'analisi del libro evidenzia come l'evoluzione del mercato del lavoro abbia reso più complessi i rischi psicosociali. La diffusione del lavoro ibrido, il crescente utilizzo dell'intelligenza artificiale (IA) e la frammentazione dei ruoli professionali sono alcuni degli elementi che hanno modificato radicalmente le dinamiche aziendali. I ricercatori spiegano che il telelavoro, se non gestito con attenzione, può generare isolamento e difficoltà nell'organizzazione del tempo, con conseguenze negative sulla produttività e sulla salute mentale. Lo sviluppo dell'IA, pur promettendo efficienza, introduce un'insicurezza legata al futuro dei posti di lavoro, aumentando il senso di inadeguatezza tra i dipendenti. Per affrontare queste sfide, il libro suggerisce una governance umana che supervisioni l'uso dell'IA, audit periodici per identificare e correggere i bias, e formazione continua per aiutare i lavoratori a adattarsi alle nuove tecnologie. Queste misure, però, richiedono un impegno significativo da parte delle aziende, che spesso non riescono a trovare il tempo o le risorse necessarie.

Il libro chiude con un invito a una cultura aziendale che prioritizzi la salute mentale come un valore strategico. Gli autori sottolineano che la prevenzione dei rischi psicosociali non è solo un dovere morale, ma un investimento economico che può ridurre costi derivanti da assenze, turnover e problemi legati al benessere. In un contesto in cui le aziende italiane stanno cercando di adattarsi a nuovi scenari, il libro rappresenta un importante strumento per orientare le politiche aziendali verso un modello più umano e sostenibile. La sfida, però, resta enorme: trasformare la sensibilità in azioni concreti e garantire che le misure proposte non rimangano solo teoriche. Il successo di questa iniziativa dipenderà da un impegno collettivo, che richiede la collaborazione tra aziende, governi e sindacati per creare un ambiente di lavoro più equo e protetto.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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