11 mar 2026

El Hilali accusa Rafa Mir di avergli detto di arrivare in patera, attivando il protocollo antirazzista

Omar el Hilali, difensore del RCD Espanyol, ha denunciato un episodio di comportamento razzista durante un incontro della Liga española, avvenuto al Estadio Martínez Valero il.

01 marzo 2026 | 20:44 | 5 min di lettura
El Hilali accusa Rafa Mir di avergli detto di arrivare in patera, attivando il protocollo antirazzista
Foto: El País

Omar el Hilali, difensore del RCD Espanyol, ha denunciato un episodio di comportamento razzista durante un incontro della Liga española, avvenuto al Estadio Martínez Valero il 17 maggio 2025. L'incidente, registrato al minuto 78 del match tra Espanyol e Elche, ha visto il giocatore marocchino accusare Rafa Mir, attaccante dell'Elche, di avergli rivolto un insulto razzista. Il calciatore spagnolo, in un momento di tensione durante la partita, avrebbe sussurrato al difensore catalano: "Viniste en patera", espressione che in spagnolo significa "sei arrivato in barca", riferendosi al contesto migratorio. L'arbitro navarro Galech Apezteguía, intervenendo, ha attivato il protocollo antirazzista, sospendendo momentaneamente il gioco per tre minuti e avvisando la platea del drammatico episodio. Questo è il secondo caso nella storia della Liga in cui un arbitro ha applicato questa misura, precedendo un'azione simile avvenuta nel 2021 durante un incontro tra Cádiz e Valencia. L'episodio ha suscitato grande preoccupazione tra i tifosi e i professionisti del calcio, riconoscendo il persistere di discriminazioni anche in un ambiente che dovrebbe essere un luogo di inclusione.

L'incidente ha scatenato una reazione immediata da parte della platea, che ha iniziato a gridare con forza dopo l'annuncio del provvedimento. Il calciatore El Hilali, dopo aver segnalato l'episodio all'arbitro, ha parlato con Dituro, capitano dell'Elche, e con Mir, che ha negato l'accaduto con un gesto del dito. Apezteguía ha ascoltato le dichiarazioni dei giocatori e ha deciso di avviare il protocollo, informando il delegato di campo e la polizia. Mir, che ha rifiutato l'accusa di razzismo, ha dichiarato di aver chiuso la bocca per dire a El Hilali: "Ti voy a arrancar la cabeza", espressione che indica una minaccia fisica. Questa reazione ha acceso ulteriormente le tensioni, con la platea che ha gridato e urlato in segno di protesta. Il momento è stato interrotto per tre minuti, durante i quali è stato dato tempo ai giocatori e al pubblico di assimilare la situazione. L'arbitro ha quindi informato le autorità competenti, aprendo un procedimento che potrebbe portare a sanzioni per Mir.

L'episodio non è la prima volta che El Hilali si trova in un contesto simile. Nel 2024, un tifoso del FC Cartagena è stato condannato a otto mesi di carcere per aver insultato il calciatore marocchino durante un incontro tra Cartagena e Espanyol. La sentenza, emessa dal Juzgado de Instrucción nº4 di Cartagena, ha riconosciuto la gravità del comportamento razzista, aggiungendo una circostanza aggravante. Questo caso ha rappresentato un punto di svolta nella lotta contro il razzismo nel calcio, dimostrando che le istituzioni stanno prendendo posizione. El Hilali, nato a Hospitalet de Llobregat nel 2003, è cresciuto nella cantera del club catalano e ha sempre rifiutato le discriminazioni. Il suo padre, Idris, emigrato da Marocco a Tortosa più di vent'anni fa, ha contribuito a formare il suo senso di identità. El Hilali, che ha due nazionalità, ha riconosciuto la sua appartenenza marocchina, pur rimanendo legato al calcio e alla sua famiglia. La sua testimonianza ha reso visibile il problema dell'antisemitismo e del razzismo in un settore che dovrebbe essere un luogo di integrazione.

L'attivazione del protocollo antirazzista ha suscitato un dibattito su come le istituzioni calcio gestiscono questi episodi. La Liga, insieme alla Federazione e al CSD, ha stabilito nel 2019 un accordo per affrontare il problema, prevedendo la sospensione temporanea del match e l'avviso alla platea. Questa misura, però, ha suscitato critiche per la sua efficacia nel prevenire il razzismo. L'episodio con Mir ha messo in evidenza le fragilità del sistema, con il rischio che le sanzioni non siano sufficienti a deterrenre comportamenti aggressivi. Rafa Mir, noto per un passato conflittuale, è stato denunciato per un'aggressione sessuale nel 2024 e ha subito un interrogatorio nel 2025. Questi fatti hanno generato ulteriore tensione, con il rischio che il giocatore possa essere oggetto di ulteriori procedimenti. Il calcio, però, deve fare i conti con l'incapacità di eradicare le discriminazioni, purtroppo radicate in alcune culture. L'episodio con El Hilali e Mir rappresenta un episodio che potrebbe diventare un caso simbolo nella lotta contro il razzismo.

La denuncia di El Hilali ha suscitato una reazione forte da parte di tifosi e professionisti, ricordando episodi passati come l'insulto di Vinicius da parte di Gianluca Prestianni durante i playoff della Champions. In quel caso, il giudice François Letexier aveva sospeso il match, ma la UEFA non ha ancora concluso l'indagine. L'episodio di Mir ha riacceso il dibattito su come gestire le accuse di razzismo e discriminazione, con il rischio che le sanzioni non siano sufficienti a modificare i comportamenti. Il calcio, purtroppo, continua a dover fare i conti con il razzismo, anche se le istituzioni stanno cercando di intervenire. La sospensione del match e la denuncia di El Hilali rappresentano un passo avanti, ma non basta a fermare le discriminazioni. Il futuro del calcio dipende da come si gestiranno questi episodi, con il rischio che i giocatori siano sempre più esposti a comportamenti aggressivi. La lotta contro il razzismo richiede un impegno costante, non solo da parte degli arbitri, ma anche da parte delle istituzioni e della società.

Fonte: El País Articolo originale

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