11 mar 2026

È morto il fisico Antonino Zichichi, padre dei Laboratori del Gran Sasso, 96 anni

Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico di fama internazionale, è morto all'età di 96 anni.

09 febbraio 2026 | 11:31 | 6 min di lettura
È morto il fisico Antonino Zichichi, padre dei Laboratori del Gran Sasso, 96 anni
Foto: Repubblica

Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico di fama internazionale, è morto all'età di 96 anni. Nato a Trapani nel 1929, il ricercatore è stato tra i principali artefici della realizzazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, uno dei centri di ricerca più avanzati al mondo, costruiti a partire dal 1980. La sua carriera, segnata da un impegno senza pari nel campo della fisica delle particelle, lo ha portato a occupare ruoli di rilievo in istituzioni come il Fermilab di Chicago e il Cern di Ginevra. Conosciuto per il suo aspetto distintivo, caratterizzato da capelli candidi e un eloquio sciolto, Zichichi era in grado di tenere conferenze che duravano ore, trasmettendo la sua passione per la scienza a un pubblico vasto. Tuttavia, la sua figura è rimasta controversa per le sue posizioni scettiche sul cambiamento climatico e sulla teoria dell'evoluzione di Darwin, che lo hanno distaccato da molti colleghi. Queste convinzioni, non supportate da prove matematiche o sperimentali, lo hanno reso un personaggio di grande rilevanza, ma anche di forte dibattito, nel panorama scientifico e sociale italiano. La sua morte segna la fine di un'epoca, ma lascia un'eredità complessa e profonda, che va analizzata nel contesto delle sue opere e delle sue idee.

Zichichi ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca scientifica, contribuendo in modo significativo al progresso della fisica delle particelle. Tra i suoi lavori più rilevanti, la costruzione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, che ha rivoluzionato lo studio delle particelle subatomiche, rappresenta un traguardo fondamentale. Ha anche guidato il gruppo dell'Università di Bologna durante i primi esperimenti sulle collisioni tra materia e antimateria presso i Laboratori Nazionali di Frascati, contribuendo a consolidare la sua reputazione come studioso di alto livello. Fu presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982 e, nel 1978, ha preso parte alla presidenza della Società Europea di Fisica. Il suo impegno non si è limitato al mondo accademico: ha fondato nel 1963 il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana a Erice, un luogo di incontro per scienziati di tutto il mondo, dove ha potuto condividere le sue idee con premi Nobel e ricercatori internazionali. La sua capacità di comunicare la scienza in modo accessibile ha reso i suoi discorsi di grande impatto, spesso duranti ore intere, rendendolo un punto di riferimento per chi desiderava comprendere la fisica in modo divulgativo. Tuttavia, il suo scetticismo verso il cambiamento climatico e l'evoluzionismo lo ha distinto da molti colleghi, alimentando dibattiti che hanno segnato la sua carriera.

La figura di Zichichi è radicata in un contesto storico e culturale complesso, segnato da un rapporto ambiguo tra scienza, fede e politica. Fu un credente convinto, amico del Papa Giovanni Paolo II, e si raccontava di aver contribuito a far riconoscere Galileo Galilei come vittima di una persecuzione religiosa, spingendo il pontefice a riabilitare il fisico. Anche se non riuscì a convincere il Vaticano a santificare Galileo, la sua collaborazione con la Chiesa lo ha reso un personaggio di rilievo nel dibattito tra scienza e religione. Inoltre, ha combattuto con forza l'astrologia e le superstizioni, definendole una "Hiroshima culturale", un'immagine che ha reso popolare la sua critica verso le credenze non scientifiche. Queste posizioni lo hanno portato a intraprendere un'importante attività politica, quando nel 2012-2013 fu nominato assessore ai beni culturali della Regione Sicilia da Rosario Crocetta. Tuttavia, il rapporto con il presidente regionale si è deteriorato a causa delle divergenze su temi come il nucleare e il cambiamento climatico. Zichichi, favorevole alle centrali nucleari, ha suscitato l'opposizione di Crocetta, che lo accusò di assenteismo per l'impegno al Cern. La sua decisione di abbandonare la politica nel 2013 segnò la fine di un periodo di intervento diretto nel dibattito pubblico, ma non del suo ruolo di pensatore critico.

Le conseguenze della sua carriera e delle sue convinzioni si estendono ben oltre il campo scientifico, influenzando la cultura e la politica italiana. Il suo scetticismo sul cambiamento climatico e sull'evoluzione ha acceso dibattiti che hanno coinvolto anche il mondo accademico e i media, con una critica non sempre condivisa. Tuttavia, il suo lavoro di divulgazione ha reso la fisica accessibile a un pubblico più ampio, contribuendo a colmare il divario tra scienza e cittadinanza. La sua battaglia contro le superstizioni e l'arbitrarietà dei modelli catastrofisti ha avuto un impatto significativo, anche se ha suscitato polemiche. La sua figura ha trovato un eco particolare nella politica, dove le sue posizioni su temi come il nucleare e la fede hanno permesso di costruire ponti con gruppi di destra, che hanno apprezzato la sua visione di un'Italia più orientata al progresso tecnologico. La sua morte ha suscitato lamentos e onori da parte di esponenti di Forza Italia e altri partiti, che hanno visto in lui un simbolo di coraggio e di integrazione tra scienza e cultura. Il suo lavoro, però, rimane un'eredità complessa, segnata da un equilibrio tra innovazione e tradizione, che continua a suscitare discussioni.

La scomparsa di Antonino Zichichi segna la fine di un'epoca in cui la scienza e la cultura si intersecano in modo profondo, ma lascia un'eredità che va oltre il campo accademico. La sua capacità di unire il rigore scientifico alla fede ha reso unica la sua figura, ma ha anche suscitato polemiche che riflettono le tensioni tra diversi paradigmi. La sua morte ha riacceso il dibattito su come la scienza possa dialogare con la religione, un tema che rimane al centro delle discussioni contemporanee. Tra i ricordi lasciati dai politici e dagli esponenti della cultura, si sottolinea il suo impegno nella divulgazione, che ha reso la fisica accessibile a un pubblico vasto, e la sua determinazione a combattere le credenze non scientifiche. La sua vita è un esempio di come un individuo possa influenzare il pensiero collettivo, anche se non sempre in modo univoco. Il suo lavoro, però, rimarrà un riferimento per chi cerca di conciliare la ricerca scientifica con la tradizione, un'impresa che continua a rappresentare un'importante sfida nel mondo moderno. La sua scomparsa è un'occasione per riflettere su come la scienza possa essere un ponte tra cultura, fede e progresso, un tema che rimarrà centrale per le future generazioni.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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