11 mar 2026

Dopo anni di dolore al piede, torna a camminare grazie alla fresa di Shannon

Maria, una donna di poco più di 40 anni, ha affrontato per anni un dolore invalidante legato a un alluce valgo che ha compromesso la sua capacità di muoversi liberamente.

31 gennaio 2026 | 01:24 | 4 min di lettura
Dopo anni di dolore al piede, torna a camminare grazie alla fresa di Shannon
Foto: RomaToday

Maria, una donna di poco più di 40 anni, ha affrontato per anni un dolore invalidante legato a un alluce valgo che ha compromesso la sua capacità di muoversi liberamente. La deformità, che si è progressivamente aggravata nel tempo, ha reso impossibile per lei camminare a passo veloce e persino correre. Dopo anni di sofferenza, ha deciso di cercare una soluzione al problema rivolgendosi all'ospedale Sant'Andrea di Roma, dove il professor Dario Perugia, specialista in chirurgia della mano e del piede, le ha presentato una tecnica innovativa: la fresa di Shannon, un intervento mininvasivo che ha dimostrato un elevato successo in ambito clinico. L'operazione, eseguita in day hospital, ha permesso a Maria di tornare a vivere senza dolore e con una mobilità piena, segnando una svolta nella sua vita quotidiana.

La procedura, definita di quarta generazione, si basa su un approccio tecnico avanzato che riduce al minimo l'impatto chirurgico sul paziente. Il professor Perugia ha spiegato che la fresa di Shannon è un dispositivo di piccole dimensioni, lungo circa 3-4 millimetri, utilizzato per eseguire un'osteotomia metatarsale distale trasversale. Questo processo permette di correggere la deformità dell'alluce valgo senza ricorrere a tagli ampi, riducendo significativamente il tempo di intervento e il dolore post-operatorio. Le incisioni, di soli 3 millimetri, sono realizzate mediante un accesso laterale, mentre la precisione del lavoro è garantita da strumenti come le viti di fissaggio, di diametro compreso tra 3,5 e 4,0 millimetri. Questi elementi, posizionati in una configurazione precisa, assicurano una stabilità ottimale dell'osteotomia, evitando il rischio di complicanze. L'operazione, inoltre, consente un carico precoce del piede e una mobilizzazione immediata, permettendo al paziente di riprendere le attività quotidiane senza bisogno di un periodo di convalescenza prolungato.

Il contesto della tecnica della fresa di Shannon si colloca all'interno di un'evoluzione significativa nella chirurgia ortopedica, che negli ultimi anni ha visto un progressivo spostamento verso metodi minimamente invasivi. Prima dell'introduzione di questa procedura, le tecniche tradizionali percorreva la deformità dell'alluce valgo richiedevano interventi con tagli ampi, accompagnati da un periodo di recupero lungo e da un rischio elevato di complicanze come infezioni o necrosi ossea. La fresa di Shannon, invece, rappresenta un passo avanti nella cura di questa patologia, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Secondo dati epidemiologici, l'alluce valgo è una delle deformità del piede più comuni, soprattutto tra le donne, e si verifica spesso a causa di fattori come la predisposizione genetica, la scarsa struttura del piede e l'uso di calzature inadatte. La tecnica mininvasiva ha quindi rivoluzionato il trattamento, offrendo una soluzione meno traumatica e con un recupero più rapido.

L'analisi delle implicazioni di questa tecnica evidenzia come la fresa di Shannon abbia trasformato il panorama della chirurgia dell'alluce valgo, riducendo non solo i tempi di intervento ma anche le complicanze associate. Il professor Perugia ha sottolineato che, grazie a questa metodica, i pazienti non solo riescono a tornare a casa lo stesso giorno dell'operazione, ma anche a riprendere le attività fisiche senza limiti. La riduzione del dolore post-operatorio e la minore incidenza di infezioni sono stati tra i benefici più rilevanti, in quanto contribuiscono a una maggiore qualità della vita. Inoltre, la tecnica permette un intervento altamente personalizzato, poiché le modifiche effettuate durante la procedura sono determinate in base alle caratteristiche anatomiche del paziente. Questo approccio mira a ripristinare la biomeccanica del piede, riducendo il rischio di recidive e garantendo un risultato estetico e funzionale. Il successo della tecnica ha portato a un incremento del numero di pazienti che si rivolgono a centri specializzati, dimostrando come l'innovazione tecnologica possa migliorare l'efficacia dei trattamenti.

La conclusione del caso di Maria mostra come la fresa di Shannon possa rappresentare una soluzione definitiva per chi soffre di alluce valgo. Dopo poco più di un anno dall'intervento, Maria ha potuto tornare a correre e a muoversi senza dolore, ritrovando la mobilità che aveva perso. Il suo esempio è diventato un caso di studio per altri pazienti che si rivolgono all'ospedale Sant'Andrea, dimostrando l'efficacia della tecnica mininvasiva. Il professor Perugia ha sottolineato che questa procedura, sebbene richieda una grande esperienza e una precisione tecnica elevata, è diventata un standard nella cura dell'alluce valgo. La sua adozione in ambito clinico ha aperto la strada a nuove prospettive, non solo per i pazienti che soffrono di questa patologia, ma anche per l'intero settore della chirurgia ortopedica, che ora si orienta sempre più verso soluzioni che privilegiano la minimizzazione del trauma e la velocità del recupero. La storia di Maria è un esempio concreto di come l'innovazione possa cambiare la vita di chi vive con una condizione cronica, offrendo una speranza di ripresa e una maggiore autonomia.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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