11 mar 2026

Doping: Rebecca Passler, azzurra, positiva. Primo caso a Milano Cortina

La squadra azzurra di biathlon femminile ha subito un colpo di scena durante la preparazione delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, con l'annuncio della positività al letrozolo della biathleta altoatesina Rebecca Passler.

02 febbraio 2026 | 17:32 | 4 min di lettura
Doping: Rebecca Passler, azzurra, positiva. Primo caso a Milano Cortina
Foto: Repubblica

La squadra azzurra di biathlon femminile ha subito un colpo di scena durante la preparazione delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, con l'annuncio della positività al letrozolo della biathleta altoatesina Rebecca Passler. L'atleta, 24 anni, ha rilevato una concentrazione anomala della sostanza nel campione biologico rilevato durante un controllo antidoping fuori competizione disposto da Nado Italia. L'incidente ha scosso il mondo dello sport italiano, soprattutto per la gravità delle conseguenze: Passler è stata immediatamente sospesa dalla squadra olimpica e potrebbe essere privata di un posto in gara. La situazione ha sollevato preoccupazioni non solo per la sua posizione nella competizione, ma anche per le implicazioni etiche e sportive legate all'uso di un farmaco che, sebbene non sia un dopante in sé, può servire a mascherare l'assunzione di sostanze proibite. L'episodio ha riacceso il dibattito su come il sistema antidoping gestisce le situazioni complesse in cui un atleta può finire in possesso di farmaci non autorizzati, ma utilizzati in modo inappropriato.

L'analisi del caso Passler rivela un quadro complesso, che coinvolge tanto la disciplina sportiva quanto la medicina. Il letrozolo, un farmaco comunemente usato per il trattamento del cancro al seno, agisce riducendo i livelli di estrogeni nel corpo. Questo processo, sebbene non sia un doping diretto, può facilitare la perdita di peso, il miglioramento della struttura muscolare e l'accelerazione del recupero dopo l'allenamento. Tuttavia, la sua capacità di "mascherare" l'uso di anabolizzanti lo rende uno strumento potenzialmente pericoloso per il rispetto delle regole antidoping. L'International Testing Agency (ITA) ha già sottolineato che l'uso di sostanze che possono influenzare i livelli ormonali è un tema di interesse per il Comitato Olimpico Internazionale, che cerca di garantire la purezza del sport. La positività di Passler non è quindi un caso isolato, ma parte di un trend più ampio di comportamenti che sfidano i limiti delle normative antidoping.

Il contesto del caso si arricchisce grazie a un precedente di rilevanza storica: nel 2017, la tennista Sara Errani fu trovata positiva al letrozolo durante un controllo antidoping, un episodio che scosse il mondo del tennis e del tennis. Allora, Errani si difese sostenendo di aver assunto il farmaco per errore, in un contesto legato a una terapia antitumorale che si era insinuata in una pietanza. Tuttavia, il Tribunale Antidoping Sportivo (TAS) riconobbe l'assunzione involontaria, ma la sua squalifica di 10 mesi rimase un esempio di come le situazioni complesse possano portare a conseguenze severe. La storia di Passler richiama questa vicenda, con un'importanza aggiuntiva: la biathleta si trova in una posizione di grande rilevanza per la squadra azzurra, che punta su di lei per conquistare medaglie ai Giochi olimpici. La sua sospensione non solo mette a rischio la sua carriera, ma potrebbe anche influenzare il successo della squadra italiana nel biathlon.

L'impatto del caso si estende ben al di là del singolo atleta, toccando i principi fondamentali del movimento sportivo. L'uso di farmaci come il letrozolo, sebbene non siano direttamente considerati dopanti, rappresenta un abuso delle normative antidoping, che mirano a prevenire l'inganno. Il sistema antidoping, pur con le sue limitazioni, cerca di distinguere tra errori involontari e comportamenti deliberati, ma il rischio di confondere le intenzioni rimane elevato. La posizione di Passler ha suscitato dibattiti su come il sistema gestisca situazioni in cui un atleta potrebbe finire in possesso di farmaci non autorizzati, ma utilizzati in modo inappropriato. Inoltre, la vicenda ha sollevato domande su come il Comitato Olimpico possa proteggere i diritti degli atleti, soprattutto in un contesto in cui le pressioni per ottenere risultati eccellenti possono spingere alcuni a prendere decisioni rischiose. L'episodio ha quindi riacceso il dibattito sull'efficacia delle misure antidoping e sulle responsabilità di tutti i soggetti coinvolti.

La sospensione di Passler non significa necessariamente la fine della sua carriera, ma segna un punto di svolta che potrebbe influenzare il suo futuro. Il Coni, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, ha già espresso la volontà di valutare la possibilità di una sostituzione, con Samuela Comola come favorita per assumere il posto vacante. Tuttavia, la decisione finale dipenderà da una valutazione approfondita, che dovrà considerare non solo le conseguenze immediate per la squadra, ma anche le implicazioni a lungo termine per il movimento sportivo italiano. Il caso di Passler rappresenta un esempio di come le normative antidoping, sebbene rigorose, possano entrare in conflitto con le esigenze mediche e sportive, richiedendo un equilibrio tra protezione della purezza dello sport e rispetto dei diritti degli atleti. La strada per il futuro sarà segnata da una serie di interrogativi che dovranno essere affrontati con serietà e trasparenza, al fine di mantenere la credibilità del sistema antidoping e la dignità del mondo dello sport.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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