11 mar 2026

Direttore dell'Agenzia antidoping russa coinvolto nello schema doping del 2014, denuncia un whistleblower

La WADA ha ricevuto accuse segrete contro Veronika Loginova, direttrice di RUSADA, per il suo coinvolgimento nel programma di doping russo del 2014. La Russia, che cerca di rientrare nel mondo sportivo, deve affrontare nuove preoccupazioni sulla trasparenza dopo anni di sanzioni e scandali.

20 febbraio 2026 | 15:31 | 4 min di lettura
Direttore dell'Agenzia antidoping russa coinvolto nello schema doping del 2014, denuncia un whistleblower
Foto: The New York Times

La World Anti-Doping Agency (WADA) ha ricevuto recentemente un'informazione segreta da un whistleblower che accusa Veronika Loginova, direttrice dell'Agenzia russa antidoping (RUSADA), di aver partecipato al programma di doping governativo scoperto dopo i Giochi di Sochi 2014. Secondo due fonti con conoscenza delle accuse, la Loginova sarebbe stata direttamente coinvolta nel tentativo di occultare i risultati dei test delle analisi urinari degli atleti russi durante quelle Olimpiadi. L'accusa è emersa nel momento in cui la Russia cerca di ripristinare la propria partecipazione alle competizioni olimpiche, dopo anni di sanzioni e divieti, e si prepara a inviare una squadra ridotta ai Giochi Paralimpici di Milano-Cortina. Queste rivelazioni sollevano nuove preoccupazioni sulle capacità dell'Agenzia russa di garantire la trasparenza e la lotta al doping, soprattutto in un contesto in cui la reputazione dello sport russo è ancora segnata da scandali.

Le accuse contro Loginova, che ha ricoperto il ruolo di direttrice di RUSADA dal 2021, sono state presentate come un'informazione di nuovo rilevante da parte di un'origine nota, ma non sono state verificate indipendentemente da parte dei media. Nella sua risposta, Loginova ha definito le accuse come "fantasie" e ha sostenuto di aver dedicato il suo lavoro durante i Giochi di Sochi a programmi educativi, non avendo alcun coinvolgimento diretto nel laboratorio antidoping o nella gestione dei campioni. L'Agenzia russa e Loginova non hanno fornito commenti immediati, mentre il portavoce di WADA, James Fitzgerald, ha confermato che l'organismo aveva ricevuto l'informazione da un'origine nota, ma non ha rivelato dettagli sull'indagine in corso. Fitzgerald ha sottolineato che l'informazione iniziale era stata presentata senza prove concrete, e nessuna evidenza corrobora le affermazioni.

Il contesto del caso risale al 2014, quando la Russia aveva lanciato un piano di doping organizzato a livello statale, coinvolgendo funzionari antidoping e agenti della Federazione di Sicurezza Fisica, erede del KGB. I test delle urine degli atleti erano stati manipolati per evitare di rilevare l'uso di sostanze vietate, permettendo a molti atleti di competere senza essere sanzionati. Dopo l'indagine di WADA del 2019, è emerso che oltre 200 atleti russi avevano avuto i loro dati di test alterati o cancellati, un'operazione che ha danneggiato gravemente la credibilità del movimento olimpico. La Russia è stata esclusa dai Giochi estivi e invernali per diversi anni, e recentemente ha subito un divieto ulteriore a causa dell'invasione dell'Ucraina nel 2022. Nonostante questo, la Russia sta cercando di rientrare nel mondo sportivo, iniziando con la partecipazione ai Paralimpici, un passo che potrebbe portarla verso un'inclusione completa ai Giochi di Los Angeles nel 2028.

Le implicazioni di queste accuse sono profonde, poiché mettono in discussione la capacità della Russia di rispettare le norme antidoping, nonostante la sua riabilitazione formale. La Loginova, nominata nel 2021 come direttrice di RUSADA in un processo supervisionato da WADA, ha una carriera che include un lavoro in diverse istituzioni russe, tra cui l'Agenzia Medica-Biologica e il Ministero dello Sport, e ha ricevuto un'onorificenza governativa per i suoi servizi sportivi. Tuttavia, la sua nomina è stata accompagnata da un'osservazione indipendente, che ha sollevato dubbi su eventuali conflitti di interesse. La sua posizione al vertice di RUSADA, un'organizzazione che non ha mai pienamente rispettato le regole di WADA per oltre una decina di anni, sembra contraddire l'obiettività richiesta da un'agenzia che dovrebbe garantire l'equità nel sport.

La prospettiva futura per la Russia sembra sempre più incerta. Mentre cerca di riconquistare una posizione nel mondo sportivo, il dibattito sull'effettiva volontà di cambiare si intensifica. Travis Tygart, CEO dell'USADA, ha espresso preoccupazione per il fatto che la Russia, nonostante i tentativi di rientrare, non abbia mostrato una reale collaborazione con le autorità antidoping. La partecipazione ai Paralimpici potrebbe essere un segnale di riconciliazione, ma il rischio di nuovi episodi di doping rimane alto, soprattutto se le istituzioni russe non cambieranno le loro politiche. La WADA, pur impegnata in un'indagine, dovrà valutare se le accuse contro Loginova possano influenzare la decisione finale sul rientro della Russia nel circuito olimpico. La questione non riguarda solo la Russia, ma l'intera comunità sportiva, che deve decidere se concedere un'altra possibilità a un Paese la cui storia è segnata da violazioni sistematiche delle regole.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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