11 mar 2026

Cristiano si astiene in Arabia Saudita dopo il trasferimento di Benzema

Cristiano Ronaldo, il leggendario calciatore che compirà 41 anni il 5 febbraio, ha lanciato un forte segnale di protesta contro la Lega Saudita, rifiutandosi di indossare la maglia del Al-Nasser per affrontare il Al-Riydah.

04 febbraio 2026 | 22:55 | 4 min di lettura
Cristiano si astiene in Arabia Saudita dopo il trasferimento di Benzema
Foto: El País

Cristiano Ronaldo, il leggendario calciatore che compirà 41 anni il 5 febbraio, ha lanciato un forte segnale di protesta contro la Lega Saudita, rifiutandosi di indossare la maglia del Al-Nasser per affrontare il Al-Riydah. L'episodio, avvenuto il 12 febbraio, rappresenta la prima forma di sciopero sindacale registrata da un calciatore che guadagna oltre 200 milioni di euro netti all'anno. La notizia, confermata dal quotidiano portoghese A Bola e smentita dalle autorità saudite, ha scosso il mondo del calcio e ha acceso dibattiti su questioni di giustizia sportiva, finanza e potere politico. Ronaldo, noto per la sua determinazione e la sua passione per il calcio, ha deciso di opporsi al sistema che, secondo lui, privilegia alcuni club a scapito di altri, compromettendo l'equità del campionato. La sua azione non è solo un atto personale, ma un simbolo di ribellione contro un modello economico che sembra favorire le grandi squadre a danno delle minori.

La decisione di Ronaldo si colloca in un contesto di crescente tensione all'interno della Lega Saudita, dove il Al-Hilal, il club più popolare del Paese, ha dominato le operazioni di mercato, spendendo 647 milioni di euro per acquistare giocatori di alto livello come Neymar, Malcom e Rúben Neves. Questo approccio, però, ha alimentato sospetti di favoritismo, dato che il club è stato in grado di attrarre calciatori di alto profilo, come Karim Benzema, al costo di 100 milioni di euro netti annui. Il presidente del Al-Hilal, Esteve Calzada, ha riconosciuto il ruolo chiave del fondo di investimento PIF, il Public Investment Fund, che finanzia i trasferimenti e supporta i club. Tuttavia, la sua affermazione che il calciatore ha "mobilizzato molte persone di alti livelli" ha suscitato ulteriore discussione, soprattutto in un Paese dove il potere economico e politico si intreccia strettamente.

Il contesto storico della Lega Saudita è caratterizzato da una crescita esponenziale degli investimenti negli ultimi anni, con quattro grandi club - Al-Hilal, Al-Nasser, Al-Ittihad e Al-Ahli - che competono per attrarre i migliori talenti. Il Al-Hilal, però, ha sempre mantenuto un vantaggio significativo, non solo per i suoi finanziamenti, ma anche per il supporto del principe Al-Walid bin Talal, erede diretto del re Abdul Aziz al Saud. Questo rapporto privilegiato ha permesso al club di controllare la maggior parte delle operazioni di mercato, riducendo le possibilità di altre squadre di competere sul piano economico. Ronaldo, che ha giocato per il Al-Nasser, ha espresso preoccupazione per questa situazione, ritenendo che il sistema non sia equo e che alcuni club ricevano trattamenti diversi rispetto a altri. La sua protesta, quindi, non è solo un atto personale, ma un segnale di insoddisfazione verso un modello che sembra privilegiare alcuni giocatori a scapito di altri.

L'impatto di questa protesta va ben al di là del calcio, poiché tocca questioni di giustizia sociale e di potere economico. La Lega Saudita, infatti, è diventata un simbolo di un modello di sviluppo in cui il calcio è utilizzato come strumento di promozione del Paese, ma anche come mezzo per esercitare influenza su un mercato globale. L'ingresso di calciatori di alto livello, come Ronaldo, ha avuto un effetto positivo sulle entrate del club, ma ha anche alimentato tensioni interne. Inoltre, il sistema di finanziamento del campionato, che dipende in gran parte dal PIF, ha suscitato critiche, soprattutto per il rischio di creare un monopolio economico a vantaggio di pochi club. La protesta di Ronaldo, quindi, non è solo un atto di ribellione contro il sistema, ma un richiamo a un'equità che, se non viene garantita, potrebbe danneggiare la reputazione della Lega stessa.

La situazione potrebbe evolvere in diversi modi. Se Ronaldo continuerà a protestare, potrebbe aprire una discussione più ampia sul ruolo del calcio come strumento di potere economico e politico. Tuttavia, la sua decisione potrebbe anche portare a conseguenze negative per il club, dato che il suo rifiuto di giocare potrebbe influenzare i risultati del campionato. Al contempo, la Lega Saudita potrebbe dover affrontare una revisione dei meccanismi di finanziamento e di trasferimento dei giocatori, per garantire un equilibrio tra i club. La protesta di Ronaldo, infine, rappresenta un momento cruciale per il calcio saudita, un settore che, sebbene in crescita, deve ancora affrontare le sfide di un modello economico che potrebbe non essere sostenibile a lungo termine. La sua azione, quindi, non è solo un atto personale, ma un segnale di un movimento più ampio che cerca di riconoscere i diritti dei giocatori e la giustizia nel mondo del calcio.

Fonte: El País Articolo originale

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