11 mar 2026

Cosa rivela il riso di un bebè

L'evoluzione della risata infantile ha rivelato una complessità cognitiva sorprendente, contraddistinguendo i neonati non solo come soggetti di studio ma come protagonisti di un processo di apprendimento sociale e emotivo.

05 febbraio 2026 | 04:40 | 6 min di lettura
Cosa rivela il riso di un bebè
Foto: The New York Times

L'evoluzione della risata infantile ha rivelato una complessità cognitiva sorprendente, contraddistinguendo i neonati non solo come soggetti di studio ma come protagonisti di un processo di apprendimento sociale e emotivo. Una ricerca condotta da Gina Mireault, psicologa dello sviluppo presso l'Università del Vermont, ha messo in luce come i bambini, a partire dai tre mesi di vita, possano manifestare un senso dell'umorismo in forma preverbale. Questi episodi, che spaziano da risate improvvisate a comportamenti giocosi, non sono semplici espressioni di felicità ma segnali di una capacità di comprendere il mondo attraverso l'incongruenza e la connessione con gli altri. Il lavoro, presentato in un articolo recente, sottolinea che la risata infantile è un fenomeno evolutivo fondamentale, che si sviluppa in parallelo a capacità come il linguaggio e il movimento, ma che ha un ruolo centrale nel costruire relazioni sociali. I dati raccolti dimostrano che i neonati, anche se non parlano, possono rispondere a situazioni inaspettate con un sorriso o una risata, indicando una forma primitiva di umorismo che precede il linguaggio e si basa su un'intelligenza sociale innata. Questi comportamenti, spesso sottovalutati, rappresentano un tassello cruciale per comprendere come i bambini interagiscono con l'ambiente e si costruiscono una percezione del mondo.

La ricerca di Mireault ha seguito un percorso di due decenni, partendo dall'osservazione di un bambino di quattordici settimane che, per la prima volta, aveva espresso una risata totale. Questi episodi, inizialmente percepiti come semplici momenti di felicità, hanno suscitato interrogativi scientifici. La psicologa, che inizialmente aveva studiato lo sviluppo motorio e linguistico, ha scoperto che la risata infantile non era mai stata oggetto di un'analisi approfondita, nonostante il suo ruolo chiave nella vita quotidiana. In un contesto in cui i genitori si concentrano su milestone come la camminata o la parola iniziale, l'umorismo dei neonati è stato trascurato, considerato una caratteristica marginale. Tuttavia, il lavoro di Mireault e di pochi altri studiosi ha dimostrato che la risata non è solo un'espressione emotiva ma un meccanismo di apprendimento che permette ai bambini di esplorare le relazioni sociali e di comprendere le regole del mondo intorno a loro. Le prove raccolte indicano che i neonati, anche se non hanno ancora sviluppato il linguaggio, possono rispondere a situazioni inaspettate con un senso dell'umorismo che si sviluppa in modo progressivo, passando da risate spontanee a comportamenti intenzionali di gioco. Questo fenomeno, che si osserva in diverse culture, ha rivelato come l'umorismo sia un pilastro della crescita sociale e emotiva, nonostante la sua natura apparentemente ludica.

Il contesto storico e scientifico della ricerca sulle risate infantili risale a studi di fine Ottocento, quando Charles Darwin ha ipotizzato che la risata potesse svolgere un ruolo evolutivo nel rafforzare i legami sociali. Darwin, osservando il comportamento del suo figlio, aveva notato come le risate dei neonati fossero spesso accompagnate da un'intensa interazione con i genitori, suggerendo un'importanza funzionale. Questo concetto, che la risata fosse un meccanismo sociale anziché unicamente comico, è stato riconfermato da studi recenti, che hanno dimostrato come le risate umane siano quasi sempre generate in contesti di interazione con gli altri, non in risposta a situazioni ironiche o a battute. La ricerca di Mire, però, ha aggiunto un'innovazione: la risata infantile non è solo un'espressione di piacere ma un'indicazione di una capacità cognitiva avanzata. I bambini, infatti, non solo rispondono a situazioni inaspettate con risate, ma anche con un'analisi implicita delle cause di tali eventi. Questo ha portato a una riconsiderazione del ruolo dell'umorismo nella crescita del bambino, che non si limita a un aspetto ludico ma include un processo di elaborazione mentale. La scoperta che i neonati possano rispondere a eventi incongrui con risate, come un giocattolo che vola o un oggetto che si muove in modo anomalo, ha aperto nuove fronti di studio, mettendo in luce come l'umorismo sia un mezzo per esplorare e comprendere il mondo, anche prima che il linguaggio diventi una risorsa.

Le implicazioni di questa ricerca spaziano ben al di là del semplice interesse scientifico, toccando aspetti cruciali dello sviluppo del bambino. La capacità di percepire e rispondere all'incongruenza, che si manifesta già nei primi mesi di vita, suggerisce una maturità cognitiva inaspettata. I bambini, infatti, non solo osservano gli eventi ma li interpretano, cercando di capire le loro cause e i loro effetti. Questo processo, che si sviluppa in parallelo al linguaggio e al movimento, indica una forma di pensiero che si basa su una comprensione del mondo attraverso la relazione con gli altri. La risata, quindi, non è solo un segno di felicità ma un'indicazione di una capacità di elaborare informazioni e di costruire relazioni sociali. Inoltre, la scoperta che i neonati possano creare situazioni umoristiche, come far cadere un oggetto o mimare un comportamento insolito, ha rivelato come l'umorismo non sia un fenomeno passivo ma attivo, che richiede un'intenzionalità e una volontà di interazione. Questi dati hanno sollevato questioni importanti riguardo al ruolo dell'umorismo nella formazione dell'identità e nella capacità di comunicare con gli altri. La risata, quindi, non è solo un'esperienza personale ma un mezzo per costruire e mantenere legami sociali, un aspetto che ha un impatto significativo sullo sviluppo emotivo e cognitivo del bambino.

La prospettiva futura della ricerca sulle risate infantili potrebbe portare a nuove strategie educative e di intervento, riconoscendo l'umorismo come un elemento fondamentale nel processo di crescita. I genitori, spesso concentrati sui milestone fisici e linguistici, potrebbero trovare un valore aggiunto nel riconoscere l'importanza delle risate come segno di una capacità di relazione e di apprendimento. La capacità di ridere con i propri figli, quindi, non è solo un momento di gioia ma un'opportunità per costruire un legame più profondo. In un contesto in cui la crescita dei bambini è spesso valutata attraverso standard tradizionali, la ricerca di Mireault e dei suoi collaboratori ha aperto la porta a un approccio più completo, che riconosce l'umorismo come un aspetto essenziale dello sviluppo. Questo lavoro ha anche sollevato domande su come l'umorismo possa essere sfruttato come strumento per promuovere l'intelligenza emotiva e la capacità di risolvere conflitti. La risata, quindi, non è solo un fenomeno biologico ma un'esperienza sociale che ha un impatto duraturo sulla vita del bambino. La sua importanza, sebbene spesso trascurata, è un elemento chiave per comprendere come i neonati si costruiscono il mondo intorno a loro, attraverso un mix di curiosità, connessione e gioco.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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