Cortina, hub dei Giochi Invernali, incazzata per i lavori
Gildo Siorpaes, un ex atleta olimpico di 88 anni, vive in un paesino a ridosso di Cortina d'Ampezzo, un comune di circa 5.000 abitanti in Val di Fassa, che ospiterà la prossima edizione dei Giochi Invernali del 2026.
Gildo Siorpaes, un ex atleta olimpico di 88 anni, vive in un paesino a ridosso di Cortina d'Ampezzo, un comune di circa 5.000 abitanti in Val di Fassa, che ospiterà la prossima edizione dei Giochi Invernali del 2026. Siorpaes, noto per il suo ruolo come brakeman nella squadra italiana di bob che conquistò la medaglia di bronzo ai Giochi di Innsbruck del 1964, è diventato un simbolo del conflitto tra lo sviluppo urbano e le tradizioni locali. La costruzione di una pista di bob, un impianto di funivia e infrastrutture per gli sport invernali sta trasformando il paesaggio del paese, suscitando reazioni contrastanti tra i cittadini. Per Siorpaes, l'opera rappresenta un "danno irreparabile" per un'area che, fino a poco tempo fa, era considerata un paradiso. Il suo rifiuto non nasce solo da un'antipatia verso i progetti olimpici, ma anche da un'esperienza personale legata al mondo del bob, sport che lui stesso ha contribuito a popolare. La sua opposizione, però, non è isolata: si unisce a un dibattito nazionale su come equilibrare gli investimenti per l'evento sportivo con i diritti dei residenti e la sostenibilità a lungo termine.
La costruzione delle infrastrutture per i Giochi Invernali ha già iniziato a modificare radicalmente la vita quotidiana a Cortina. Strade che un tempo erano aperte ai turisti e ai residenti sono state chiuse per i lavori, creando caos e complicando gli spostamenti. Il centro storico, caratterizzato da un'architettura rurale e da un'atmosfera tranquilla, è stato invaso da cantiere, attrezzature e segnaletica. La pista di bob, un'opera simbolo del progetto, è stata costruita in un'area che, fino a pochi anni fa, era un'area verde protetta. I residenti, tra cui allevatori, artigiani e piccoli commercianti, lamentano l'impatto sull'economia locale: negli ultimi mesi, alcuni hanno riferito di perdite di reddito a causa della chiusura di strade e dell'abbassamento del turismo. Per esempio, Gianluca Lancedelli, un gestore di un rifugio alpino, ha dichiarato che durante i Giochi perderà circa il 60% del suo fatturato. L'opposizione non si limita alle preoccupazioni economiche: ci sono anche timori per la sicurezza, soprattutto riguardo all'impianto di funivia, costruito in un'area a rischio di frane.
Il contesto di questa controversia si intreccia con la storia di Siorpaes e del paese. Nato in una famiglia di contadini, Siorpaes ha iniziato a praticare lo sci alpino, ma il suo destino è stato segnato da un'esperienza inaspettata. Ai Giochi di Innsbruck del 1964, dopo un conflitto con un allenatore, è stato ingaggiato come brakeman per la squadra di bob. Nonostante non fosse un atleta di bob, ha conquistato la medaglia di bronzo, diventando un simbolo del sacrificio e della dedizione sportiva. Dopo la carriera agonistica, ha dedicato gran parte della sua vita alla formazione di atleti, diventando un allenatore della squadra femminile italiana di sci. Tuttavia, il suo legame con il bob non è mai stato un'allegria: ha sempre espresso una certa distanza dall'evento, che per lui ha rappresentato un "dovere" piuttosto che un'esperienza personale. Oggi, il suo rifiuto di vedere il paese trasformato in una "città olimpica" riflette una visione di Cortina come un luogo di pace, non di spettacolo.
L'analisi delle implicazioni di questa transizione rivela un dilemma comune a tutti i comuni che ospitano eventi sportivi di livello internazionale. La spesa prevista per le infrastrutture, che arriva a circa 3,6 miliardi di dollari in tre regioni, è un investimento enorme, ma non sempre garantisce un ritorno a lungo termine. Per il sindaco di Cortina, Gianluca Lorenzi, i progetti mirano a rinnovare l'immagine del paese per i prossimi 30 anni, rendendolo più accessibile e moderno. Tuttavia, il rischio di "elefanti bianchi" - infrastrutture costose ma inutilizzate - resta un'ombra sull'ambizione. I residenti, tra cui alcuni che sostengono la costruzione per il futuro, si trovano in una posizione difficile: tra la speranza di un miglioramento economico e la preoccupazione per i costi di manutenzione. Per Siorpaes, la questione non è solo economica, ma anche morale: "Cortina non è un'azienda, è una comunità", ha detto in un'intervista. Questo contrasto tra visione d'insieme e preoccupazioni individuali è il cuore del dibattito.
La chiusura di questa vicenda non è ancora definita, ma la tensione tra il presente e il futuro sembra essere il tema dominante. Sebbene il sindaco e gli organizzatori siano ottimisti sulla capacità di Cortina di beneficiare a lungo termine dagli investimenti, i residenti restano divisi. Per alcuni, come Siorpaes, il sacrificio attuale sembra non giustificare i vantaggi futuri. Per altri, come Carmen Rosoleni, un'ex atleta allenata da lui, il rinnovamento è un'occasione per dare al paese un'immagine più moderna. L'impatto del progetto sui costi e sui redditi locali rimane un'incognita, ma il dibattito continua a muovere il comune. Gildo Siorpaes, pur essendo un simbolo dell'opposizione, è anche un esempio di come un individuo può rappresentare un'intera comunità. Il suo rifiuto non è solo un'opinione personale, ma un riflesso di un'identità locale che cerca di trovare equilibrio tra tradizione e progresso. La strada per il 2026 è ancora lunga, ma il confronto tra chi vuole cambiare e chi vuole preservare sarà probabilmente un tema ricorrente.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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