11 mar 2026

Corte Costituzionale rigetta ricorso del padre per bloccare eutanasia di Noelia

Il Tribunale Costituzionale spagnolo ha respinto l'appeal del padre per sospendere l'eutanasia di Noelia, ritenendo non violati diritti fondamentali. Il ricorso proseguirà al TEDH.

20 febbraio 2026 | 12:01 | 4 min di lettura
Corte Costituzionale rigetta ricorso del padre per bloccare eutanasia di Noelia
Foto: El País

Il Tribunale Costituzionale spagnolo ha respinto oggi per unanimità il ricorso di amparo presentato dal padre di Noelia, una giovane di 25 anni residente a Barcellona affetta da paraplegia, che aveva chiesto di sospendere il processo di eutanasia approvato nel 2024. La decisione, annunciata venerdì, ha stabilito che non vi è stata una violazione di un diritto fondamentale, rendendo impossibile proseguire con ulteriori ricorsi nel sistema giuridico spagnolo. Il padre, rappresentato dall'associazione Abogados Cristianos, ha dichiarato intenzione di portare il caso davanti al Tribunale Europeo dei Diritti Umani (TEDH), considerando che il procedimento ha violato diritti basilari come la libertà di vita e la dignità della persona. La sentenza del Tribunale Costituzionale ha concluso il percorso giuridico in Spagna, lasciando il caso alle istituzioni regionali e nazionali, che potranno riprendere il processo.

La vicenda ha visto il padre contestare le decisioni dei tribunali spagnoli, che avevano autorizzato la procedura di eutanasia per Noelia, affermando che i giudici avevano violato il diritto alla tutela giudiziaria effettiva e la libertà di vita della giovane. Il ricorso presentato al Tribunale Costituzionale chiedeva una sospensione cautelare del processo, ma i magistrati hanno ritenuto che non esistesse alcuna violazione di un diritto tutelabile. La decisione è stata presa in una sessione straordinaria della Sala Segunda, composta da quattro magistrati progressisti e due conservatori, i quali hanno sottolineato che la legge spagnola permette la eutanasia in determinate condizioni, tra cui la capacità della persona di decidere autonomamente. Noelia, essendo maggiorenne e autorizzata dalla Commissione di Garantia e Valutazione di Catalogna (CGAC), aveva già ottenuto il consenso per procedere.

Il contesto legale della vicenda si colloca all'interno del quadro normativo spagnolo, che prevede la legge sulla eutanasia approvata nel 2021. Questa legge, applicata a Catalogna, permette la fine della vita per persone affette da gravi patologie croniche e in condizioni di sofferenza irrimediabile. La Commissione CGAC, che ha il compito di valutare le richieste di eutanasia, ha approvato il caso di Noelia dopo un processo di valutazione complesso. La decisione è stata presa a maggioranza, anche se due esperti (un medico e un giurista) hanno fingendo un disaccordo per obbligare tutti i membri a esprimere un giudizio. Questo passaggio, pur insolito, è stato giustificato come una misura per garantire ulteriori sicurezze al processo, soprattutto considerando l'età della giovane e la gravità della sua condizione.

L'analisi delle implicazioni della sentenza del Tribunale Costituzionale rivela una tensione tra diritti individuali e limiti legali. La decisione del tribunale ha riconosciuto la legittimità della procedura avviata, ma ha anche rafforzato le barriere giuridiche per i genitori che contestano le decisioni di eutanasia per i propri figli. La sospensione cautelare del processo, imposta dal tribunale di Barcellona, è stata automaticamente revocata dopo la sentenza del Supremo, permettendo di riprendere la procedura. La CGAC, però, ha deciso di nominare un medico responsabile per discutere con Noelia i dettagli del processo, tra cui il momento, il modo e il luogo dell'intervento. Noelia, ospite in un centro sociosanitario a Sant Pere de Ribes, ha visto la sua condizione peggiorarsi a causa del lungo processo giudiziario, secondo i report medici.

La chiusura del caso spagnolo non segna la fine del dibattito, ma apre la strada a un confronto internazionale. L'Abogados Cristianos, che rappresenta il padre, ha annunciato la decisione di portare il caso al TEDH, sostenendo che il procedimento ha violato diritti fondamentali. La presidente dell'associazione, Polonia Castellanos, ha dichiarato che l'organizzazione non intende abbandonare i genitori che si sentono in sofferenza, promettendo di lottare fino all'ultimo istante per difendere la vita della giovane. La vicenda, pur rimanendo legata alle specificità del caso, solleva questioni di fondo sul rapporto tra libertà di scelta, diritto alla vita e limiti legali, temi che potranno essere discussi in un contesto europeo.

Fonte: El País Articolo originale

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