11 mar 2026

Chiusura a Capannelle fino a settembre, Appia bloccata a Roma

Protesta di operatori ippici a Roma per la chiusura dell'ippodromo di Capannelle, bloccato da un contenzioso con il Comune. L'incertezza sul futuro dell'impianto mette a rischio lavoro e turismo.

19 febbraio 2026 | 14:02 | 5 min di lettura
Chiusura a Capannelle fino a settembre, Appia bloccata a Roma
Foto: RomaToday

La strada di via Appia Nuova a Roma è rimasta parzialmente bloccata questa mattina per circa venti minuti, a causa di una protesta organizzata da una decina di operatori ippici che si sono radunati davanti all'ippodromo di Capannelle alle prime ore del giorno. La manifestazione, non autorizzata né prevista nei programmi ufficiali, è stata volta a esprimere preoccupazione per la situazione dell'impianto sportivo, che da dicembre è rimasto chiuso e per il quale non è ancora stato trovato un gestore stabile. L'obiettivo della protesta era denunciare la mancanza di un piano definitivo per il futuro dell'ippodromo, che potrebbe rimanere inoperativo fino a settembre 2026. La decisione di sospendere le attività è legata a un contenzioso legale tra Hippogroup, l'azienda che aveva gestito l'impianto per vent'anni, e il Comune di Roma, che ha rifiutato di riconoscere alcuni crediti. L'episodio ha scatenato un dibattito tra le istituzioni e i settori interessati, con accuse di mancato rispetto delle procedure e di ritardi nella gestione delle procedure amministrative. La protesta, sebbene breve, ha evidenziato le tensioni crescenti tra le parti coinvolte e la preoccupazione per l'impatto economico e sociale della chiusura dell'ippodromo, un simbolo del turismo e dell'ospitalità romana.

L'ippodromo di Capannelle, uno dei più antichi d'Italia, è stato gestito da Hippogroup fino all'autunno del 2025, quando la società ha annunciato di non poter più proseguire la gestione a causa di un contenzioso legale legato a una morosità di milioni di euro. La decisione ha scatenato un processo di licenziamento collettivo, che ha messo in crisi i circa 150 dipendenti dell'impianto. Il Comune di Roma, preoccupato per la mancanza di un piano di continuità, ha avviato una procedura per individuare un nuovo concessionario, pubblicando un bando che avrebbe dovuto garantire la gestione dell'ippodromo fino al 2026. La gara è stata vinta da Marsicana Srl, un'azienda che gestisce un impianto in Abruzzo, ma la società non ha firmato il contratto, lasciando il futuro dell'ippodromo in sospeso. Il Comune, rimasto senza un piano di azione, ha deciso di affidare la gestione provvisoria a Zétema, una società partecipata al 100% dal Comune, per garantire almeno i servizi minimi del centro. Tuttavia, la mancanza di una gara ufficiale e la lentezza delle procedure hanno alimentato le proteste degli operatori, che vedono nell'incertezza un rischio per la sopravvivenza del settore ippico romano.

La situazione di Capannelle si colloca in un contesto di tensioni tra pubblico e privato, tra diritti dei lavoratori e responsabilità amministrative. L'ippodromo, che ospita eventi sportivi e culturali, è stato per anni un punto di riferimento per il turismo romano, ma la sua gestione ha sempre presentato sfide legate alla manutenzione, alla sicurezza e alla conformità alle normative. L'ultimo contenzioso tra Hippogroup e il Comune ha messo in luce i problemi di trasparenza e di rispetto delle procedure contrattuali, con accuse reciproche di ritardi e di mancato pagamento. La chiusura dell'impianto ha avuto conseguenze immediate per i lavoratori, che non hanno ricevuto un piano di ricollocamento, e per le aziende che dipendevano dal reddito derivante dalle corse. Il Comune, che si è visto costretto a interventi di emergenza per garantire i servizi essenziali, ha sottolineato l'impossibilità di proseguire la gestione senza un accordo definitivo. L'assenza di un piano chiaro ha alimentato la frustrazione dei dipendenti e dei gestori, che vedono nell'incertezza un rischio per la loro attività e per la comunità locale.

Le implicazioni della situazione di Capannelle vanno ben al di là dell'ippodromo stesso, toccando temi di gestione pubblica, diritti dei lavoratori e responsabilità istituzionale. La mancanza di un'azienda gestore ha reso impossibile lo svolgimento delle corse, un elemento chiave per il reddito del settore ippico romano, che conta su eventi come le corse di cavalli e le scommesse. Il ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, ha deciso di intervenire per rimodulare il calendario delle corse, redistribuendo la spettanza di Capannelle su altri impianti. La riunione convocata oggi con le associazioni di categoria rappresenta un passo verso la soluzione, ma non elimina le incertezze. L'assessore allo Sport, Alessandro Onorato, ha riconosciuto la complessità della situazione, ma ha anche sottolineato la necessità di ripristinare la legalità e la trasparenza. Le accuse di sabotaggio e di intimidazione lanciate dall'assessore non hanno però calmato le tensioni, con i lavoratori che temono di non essere ricollocati in un contesto stabile. La sfida per il Comune di Roma è trovare un equilibrio tra le esigenze economiche, le responsabilità amministrative e il rispetto dei diritti dei dipendenti.

La chiusura di Capannelle rappresenta un momento cruciale per il futuro del settore ippico romano e per la gestione pubblica di impianti sportivi. La mancanza di un piano chiaro e di un gestore stabile ha reso necessario un intervento coordinato tra le istituzioni, le aziende e i lavoratori. La riunione con il ministero dell'Agricoltura potrebbe segnare un passo avanti, ma la situazione rimane delicata. L'assessore Onorato ha ribadito la determinazione del Comune a ripristinare la legalità, ma la protesta degli operatori dimostra che il dibattito non è finito. Per il 2026, il Comune dovrà trovare una soluzione definitiva, ma il tempo si fa sempre più breve. Il futuro dell'ippodromo dipende da una collaborazione tra le parti coinvolte, ma il rischio di un'ulteriore escalation non è da escludere. La chiusura dell'impianto non solo colpisce i lavoratori e le aziende, ma rappresenta anche un segnale di incertezza per il turismo e l'economia locale. La strada verso una soluzione non è facile, ma la volontà di trovare un accordo potrebbe salvaguardare l'impianto e il settore ippico romano.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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