11 mar 2026

Chimpanzé positivi al test dell'alcol: una o due coppe al giorno

Dalla fine di agosto al 21 agosto del 2025, Aleksey Maro, primatólogo presso l'università della California a Berkeley, ha condotto un'indagine senza precedenti per studiare il consumo di alcol da parte dei chimpanzé.

25 febbraio 2026 | 04:03 | 4 min di lettura
Chimpanzé positivi al test dell'alcol: una o due coppe al giorno
Foto: El País

Dalla fine di agosto al 21 agosto del 2025, Aleksey Maro, primatólogo presso l'università della California a Berkeley, ha condotto un'indagine senza precedenti per studiare il consumo di alcol da parte dei chimpanzé. Per sette giorni consecutivi, l'esperto ha trascorso le notti nel parco nazionale di Kibale, in Uganda, sotto gli alberi dove i primati erano soliti muoversi. Ogni mattina, Maro si svegliava all'alba per raccogliere urine da parte di questi animali, spesso utilizzando buste di plastica per racimolare le secrezioni o creando canali con foglie per dirigere il flusso. In alcune occasioni, ha avuto la fortuna di osservare un chimpanzé che, appena sveglio, si era posizionato su un tronco per escretare sia urine che feci. Questo lavoro, pubblicato sulla rivista Biology Letters, ha rivelato che i Pan troglodytes, come gli esseri umani, consumano quantità significative di alcol. La scoperta ha suscitato grande interesse nel mondo scientifico, poiché conferma una teoria evolutiva da tempo dibattuta.

La metodologia del lavoro di Maro è stata rigorosa e scientificamente avanzata. Dopo aver raccolto le urine, l'esperto ha immediatamente portato le campioni al campo base per sottoporli a due test standardizzati. Questi test, comunemente utilizzati nei programmi di desintossicazione e per verificare l'abstinenza in professioni a rischio, misurano la presenza di etilglucurónido (EtG), un metabolita prodotto quando l'etanolo arriva al fegato. A differenza del livello di alcol nella sangue, che si riduce entro poche ore e può essere influenzato da altri fattori come l'alimentazione, l'EtG rimane nella urine per giorni e può persistere anche nelle unghie e nei capelli per settimane. I risultati hanno rivelato che 17 su 20 campioni di urine dei chimpanzé erano positivi al test, superando l'umbrallo stabilito da uno dei test in 300 nanogrammi per millilitro. Una seconda analisi, più sensibile, ha rilevato che dieci campioni superavano i 500 ng/ml, un livello simile a quello che si osserva in umani dopo un consumo moderato di alcol.

La scoperta ha scatenato un dibattito scientifico su come i primati metabolizzino l'alcol. Maro ha sottolineato che il consumo di alcol da parte dei chimpanzé differisce da quello umano. Gli esseri umani bevono alcol in forma liquida, che viene assorbito rapidamente nel tratto digestivo, mentre i chimpanzé masticano frutta fermentata, un alimento che contiene alcol in quantità minori ma distribuito in modo diverso. "L'alcol si mescola alla polpa semisolidificata della frutta, rimane nel stomaco per un periodo più lungo e viene assorbito lentamente", ha spiegato Maro. Questo processo, ha aggiunto, potrebbe richiedere a un chimpanzé una quantità maggiore di alcol per raggiungere lo stesso livello di concentrazione osservato negli umani. Tuttavia, l'analisi ha confermato che entrambi i primati possiedono la capacità di metabolizzare l'alcol, un segno del loro legame evolutivo con un antenato comune.

L'ipotesi evolutiva sul consumo di alcol da parte dei primati è stata proposta da Dudley, autore principale dello studio, negli anni novanta. Nel libro The Drunken Monkey, Dudley ha ipotizzato che la capacità di riconoscere frutta fermentata fosse un vantaggio evolutivo, poiché queste frutta contengono calorie in eccesso rispetto a quelle non fermentate. Secondo Dudley, la relazione tra frutta e alcol sarebbe simbiotica: le frutta fermentate inviano un segnale ai consumatori, che le mangiano e così contribuiscono alla dispersione delle loro semine. Questa teoria ha suscitato polemiche, ma il lavoro di Maro ha fornito dati concreti per sostenere l'ipotesi. "Hai confermato la presenza di etanolo nella frutta e hai dimostrato che lo metabolizzano", ha dichiarato Dudley. Tuttavia, la teoria non è completa: non è ancora chiaro se i chimpanzé preferiscano frutta con concentrazione di alcol più elevata. Per risolvere questo punto, i ricercatori stanno sviluppando metodi indiretti per valutare eventuali preferenze.

La ricerca di Maro rappresenta un passo fondamentale nella comprensione del comportamento umano e della sua radice evolutiva. La capacità di metabolizzare l'alcol, condivisa tra umani e primati, suggerisce che questa caratteristica è emersa in un antenato comune che viveva tra cinque e sette milioni di anni fa. Questo collegamento ha implicazioni significative per la biologia evolutiva, poiché indica che l'alcol non è un fenomeno recente nella storia della specie umana, ma parte integrante di una strategia adattativa. La scoperta potrebbe anche influenzare la medicina e la psicologia, aprendo nuove prospettive per studiare l'abuso di alcol e le sue conseguenze. In futuro, i ricercatori sperano di approfondire l'interazione tra alcol e comportamento, cercando di comprendere meglio come l'evoluzione abbia plasmato le nostre abitudini. La ricerca di Maro non solo conferma un'ipotesi evolutiva, ma apre la strada a nuovi studi che potrebbero rivoluzionare la nostra comprensione della relazione tra alcol e comportamento umano.

Fonte: El País Articolo originale

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