11 mar 2026

Aziende italiane aiutano dipendenti vittime di violenze domestiche

L'emergenza della violenza di genere nel contesto lavorativo sta assumendo una dimensione sempre più preoccupante, con conseguenze economiche e sociali che richiedono un intervento strutturato da parte delle aziende.

04 marzo 2026 | 10:19 | 5 min di lettura
Aziende italiane aiutano dipendenti vittime di violenze domestiche
Foto: Le Monde

L'emergenza della violenza di genere nel contesto lavorativo sta assumendo una dimensione sempre più preoccupante, con conseguenze economiche e sociali che richiedono un intervento strutturato da parte delle aziende. Nel cuore di questa discussione si collocano due figure chiave: Delphine Chevalet-Chapeaud, direttrice diversità e inclusione per l'Europa centrale e presidente dell'associazione Verisure, e Sarah Barukh, fondatrice dell'associazione 125 et après, che si occupa di supporto alle vittime di violenze domestiche. Le loro parole sottolineano l'importanza di un approccio empatico e mirato da parte delle imprese, in un momento in cui il tema della violenza coniugale sta guadagnando spazio nel dibattito pubblico. L'obiettivo non è solo di proteggere i dipendenti in difficoltà, ma anche di ridurre i costi economici legati alle assenze, ai ritardi e alla frammentazione del lavoro. La questione non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche un tema cruciale per la competitività aziendale.

Le aziende, come ha sottolineato Delphine Chevalet-Chapeaud, hanno un ruolo strategico nel supportare i dipendenti che vivono situazioni di violenza domestica. "Le imprese sono più agili dell'amministrazione pubblica e dispongono di strumenti come il piano di lavoro, i redditi e la gestione degli orari", ha affermato, ricordando che queste risorse possono essere utilizzate per creare un ambiente di lavoro più tollerante e reattivo. Sarah Barukh ha aggiunto che la violenza coniugale non solo colpisce la vita privata delle vittime, ma ha anche un impatto diretto sulle performance professionali. "Le assenze, i ritardi e la ridotta partecipazione alle attività aziendali sono effetti tangibili di una situazione di emergenza", ha spiegato, sottolineando che il lavoro può diventare un rifugio per le vittime, un'area in cui riacquistare controllo e dignità. Tuttavia, la mancanza di una politica interna mirata può portare a interpretazioni errate delle azioni dei dipendenti, aumentando il rischio di discriminazione o isolamento.

Il contesto di questa vicenda è radicato in una realtà complessa, dove la violenza di genere continua a essere sottovalutata e spesso non riconosciuta per le sue dimensioni economiche. Secondo dati recenti, il 40% delle donne in Europa ha subito abusi da parte del partner, con conseguenze che si riversano nel lavoro. La difficoltà a denunciare la violenza, l'incertezza su come agire e la paura di essere giudicate sono ostacoli che le imprese devono superare. "Molte aziende non hanno ancora un piano strutturato per affrontare questa situazione", ha commentato Barukh, ricordando che la mancanza di una politica di inclusione può portare a un ambiente di lavoro non sicuro. Allo stesso tempo, l'esperienza personale di Barukh, che ha vissuto una crisi domestica, ha reso chiaro quanto sia importante un supporto organizzato. "Non ho potuto partecipare a nessun seminario né a un pranzo d'equipe, ero costretta a tornare a casa a un'ora precisa. L'azienda, non sapendo la mia situazione, ha pensato che fossi demotivata", ha raccontato, evidenziando come la mancanza di comprensione possa danneggiare le relazioni professionali.

L'analisi delle implicazioni di questa situazione rivela un doppio impatto: economico e sociale. Dall'economico, si registrano costi diretti legati alle assenze e ai ritardi, ma anche un danno indiretto alla produttività e alla coesione del team. Dall'aspetto sociale, la violenza domestica non solo colpisce la vita privata delle vittime, ma anche la loro capacità di partecipare attivamente al lavoro, con conseguenze a lungo termine sulla loro stabilità emotiva e professionale. "Le aziende che non si adattano a questa realtà rischiano di perdere non solo produttività, ma anche la fiducia dei dipendenti", ha sottolineato Chevalet-Chapeaud, ricordando che il lavoro può diventare un'area di recupero per le vittime. Tuttavia, il problema non si limita alla gestione interna delle aziende: serve un approccio sistemico, che coinvolga anche le istituzioni pubbliche e le politiche di welfare. "La violenza conizza è un problema che non può essere risolto solo in azienda, ma richiede un impegno collettivo", ha concluso Barukh, sottolineando che il supporto alle vittime deve diventare una priorità per le imprese.

La prospettiva futura di questa questione dipende da una serie di fattori, tra cui la volontà delle aziende di adottare politiche di inclusione e la capacità delle istituzioni di fornire strumenti concreti. L'obiettivo è creare un ambiente di lavoro dove le vittime di violenza possano trovare supporto, ma anche un ambiente in cui la violenza non sia più una bariera per la loro crescita professionale. "Le imprese devono riconoscere che il lavoro non è solo un'attività economica, ma un'area in cui si possono ripristinare il controllo e la dignità", ha sottolineato Chevalet-Chapeud. La sfida è quindi non solo di mettere in atto misure pratiche, ma anche di cambiare mentalità, riconoscendo che la violenza domestica non è un problema marginale, ma un tema centrale per la coesione sociale e la competitività delle aziende. Solo con un impegno condiviso si potrà ridurre l'impatto negativo di questa emergenza, creando un ambiente in cui tutti possano lavorare in sicurezza e con rispetto.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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