11 mar 2026

Autismo: frequente nei maschi? Nuovi dati mettono in dubbio

L'ipotesi che l'autismo colpisca in modo più frequente i maschi rispetto alle femmine è stata per anni considerata un dato consolidato, ma un recente studio pubblicato sul British Medical Journal ha messo in discussione questa convinzione.

26 febbraio 2026 | 10:27 | 5 min di lettura
Autismo: frequente nei maschi? Nuovi dati mettono in dubbio
Foto: Focus

L'ipotesi che l'autismo colpisca in modo più frequente i maschi rispetto alle femmine è stata per anni considerata un dato consolidato, ma un recente studio pubblicato sul British Medical Journal ha messo in discussione questa convinzione. L'analisi, condotta da ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia, ha rivelato che i tassi diagnostici di autismo potrebbero essere simili tra uomini e donne, se si considera l'età in cui la condizione viene rilevata. Sebbene durante l'infanzia le diagnosi riguardino prevalentemente i bambini maschi, il rapporto si equalizza durante l'adolescenza, portando a un'incidenza quasi equivalente tra i due geni. Questo risultato solleva interrogativi su come e quando l'autismo venga riconosciuto, e suggerisce che i pregiudizi culturali o i criteri diagnostici potrebbero influenzare il momento in cui la condizione viene identificata. La scoperta ha suscitato interesse nel campo della salute mentale, poiché potrebbe rivolgere l'attenzione su una popolazione spesso trascurata: le ragazze con autismo, le quali potrebbero non ricevere una diagnosi tempestiva a causa di aspetti legati al genere. La notizia ha riacceso il dibattito su come i sistemi sanitari e educativi possano migliorare la rilevazione precoce delle condizioni neurodivergenti, evitando di sottovalutare le esigenze di una parte della popolazione.

Il lavoro degli scienziati svedesi si basa su un'analisi di dati nazionali relativi a oltre 2,7 milioni di individui nati tra il 1985 e il 2020. I dati, tratti da registri sanitari e diagnostici, hanno permesso di seguire le persone nel tempo per comprendere come si evolve la diagnosi di autismo. Secondo il rapporto, il 2,8% dei partecipanti ha ricevuto una diagnosi di disturbo dello spettro autistico, con un'età media di 14,3 anni. Tuttavia, mentre i maschi avevano maggiori probabilità di essere diagnosticati durante l'infanzia, le femmine tendevano a ricevere una diagnosi più tardi, spesso durante l'adolescenza. Questo divario, però, si riduce nel tempo: a 20 anni, il rapporto tra diagnosi maschili e femminili si avvicina a 1:1. Il fenomeno suggerisce che i criteri diagnostici potrebbero non essere sufficientemente sensibili per rilevare l'autismo nelle ragazze, che potrebbero mostrare sintomi diversi rispetto ai maschi. Ad esempio, le ragazze con autismo potrebbero mascherare meglio i propri comportamenti, oppure i sintomi potrebbero manifestarsi in modi meno evidenti, come una scarsa capacità di socializzazione o un interesse limitato per attività specifiche. L'osservazione di questo fenomeno apre nuove prospettive per rivedere i metodi diagnostici, che potrebbero non essere allineati con le caratteristiche delle ragazze con autismo.

Negli ultimi 30 anni, il numero di diagnosi di autismo è aumentato in modo significativo, in parte grazie a un ampliamento dei criteri diagnostici e a una maggiore sensibilità verso le condizioni neurodivergenti. In Italia, ad esempio, si stima che un bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni abbia ricevuto una diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Tuttavia, in questa fascia d'età, il rapporto tra maschi e femmine è di circa 4 a 1, con un'incidenza nettamente più alta nei primi. Questo dato ha alimentato la convinzione che l'autismo colpisca in modo più frequente i ragazzi, ma lo studio svedese mette in discussione questa interpretazione. Gli scienziati hanno ipotizzato che le ragazze possano non essere diagnosticate in modo tempestivo per una serie di motivi, tra cui una maggiore capacità di mascherare i sintomi o un'assenza di segnali evidenti durante l'infanzia. Allo stesso tempo, i genitori o gli insegnanti potrebbero non riconoscere i segnali di autismo nelle bambine, aspettandosi un comportamento più "normale" rispetto a quello dei maschi. Questo scenario ha portato a un ritardo nella diagnosi, che potrebbe influire negativamente sulle opportunità di intervento precoce, un aspetto cruciale per il miglioramento delle prospettive di vita delle persone con autismo.

La ricerca svedese solleva questioni importanti sulle implicazioni dei criteri diagnostici attuali, che potrebbero non essere adatti a rilevare l'autismo in modo equo tra i generi. Gli esperti del Karolinska Institutet hanno sottolineato che i metodi di valutazione degli "sintomi" dell'autismo potrebbero essere influenzati da pregiudizi di genere, rendendo più difficile riconoscere le caratteristiche specifiche delle ragazze. Ad esempio, i criteri tradizionali potrebbero privilegiare comportamenti sociali o comunicativi che sono più comuni nei maschi, trascurando le espressioni differenti di autismo nelle femmine. Questo potrebbe portare a diagnosi errate, in cui le ragazze vengono attribuite a condizioni psichiatriche alternative, anziché a un disturbo dello spettro autistico. Inoltre, la mancanza di una diagnosi precoci potrebbe limitare l'accesso a supporti specifici, come terapie comportamentali o interventi educativi mirati, che sono essenziali per lo sviluppo delle competenze sociali e comunicative. L'analisi dello studio ha quindi sottolineato la necessità di rivedere i criteri diagnostici, in modo da garantire una rilevazione più completa e accurata dell'autismo, indipendentemente dal genere delle persone interessate.

La questione dell'autismo e del genere rappresenta un tema complesso che richiede una maggiore attenzione da parte di studiosi, professionisti e istituzioni. Sebbene lo studio svedese non abbia esaminato le cause specifiche del divario diagnostico, le sue osservazioni aprirebbero nuove strade per indagare il ruolo dei pregiudizi culturali e dei bias nei sistemi sanitari. Per esempio, potrebbe essere necessario rivedere i criteri diagnostici per includere espressioni diverse di autismo, che potrebbero essere più comuni nelle ragazze. Inoltre, l'importanza di un intervento precoce non può essere sottovalutata: una diagnosi tempestiva permette di attivare supporti specifici, migliorando le prospettive di vita per le persone con autismo. La ricerca ha quindi sottolineato la necessità di un impegno concreto da parte delle istituzioni, per garantire che le ragazze con autismo non vengano trascurate nel sistema diagnostico e di supporto. In un contesto in cui l'autismo sta guadagnando sempre più visibilità, questa scoperta potrebbe contribuire a un riconoscimento più equo e inclusivo delle esigenze di una popolazione spesso invisibile. La strada per un'equità maggiore nella diagnosi e nel trattamento dell'autismo appare ora più chiara, ma richiede un impegno continuo da parte di tutti gli attori coinvolti.

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