11 mar 2026

Atleta ucraino: casco con volti di atleti morti, Cio lo vieta

Lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych ha rivelato di aver ricevuto un rifiuto formale dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio) per l'uso di un casco personalizzato che riporta immagini di atleti ucraini uccisi durante la guerra.

10 febbraio 2026 | 17:21 | 5 min di lettura
Atleta ucraino: casco con volti di atleti morti, Cio lo vieta
Foto: La Stampa

Lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych ha rivelato di aver ricevuto un rifiuto formale dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio) per l'uso di un casco personalizzato che riporta immagini di atleti ucraini uccisi durante la guerra. L'atleta, che si è classificato quarto ai Mondiali 2025, aveva già utilizzato il casco durante gli allenamenti a Cortina, ma lunedì sera ha scoperto che l'organismo olimpico non lo permette. Secondo il Cio, l'oggetto violerebbe la Regola 50 della Carta Olimpica, che proibisce qualsiasi manifestazione o propaganda politica nei siti olimpici. Heraskevych, noto per le sue posizioni critiche nei confronti della guerra, sostiene che il casco non rappresenti un messaggio politico, ma un tributo a membri della "famiglia olimpica", tra cui atleti ex medagliati giovanili. Il casco, che include immagini di figure come il pattinatore Dmytro Sharpar e il pugile Pavlo Ishchenko, è stato creato per ricordare la perdita di vite umane in conflitto. Il Cio ha precisato che la federazione ucraina non aveva richiesto preventivamente l'autorizzazione, ma un rappresentante ha successivamente comunicato all'atleta il divieto. Heraskevych, che nel 2022 aveva mostrato un cartello "No War in Ukraine" a Pechino senza subire sanzioni, sperava in un approvazione simile.

L'incidente ha suscitato un dibattito su come il Cio gestisca le richieste di simboli commemorativi da parte degli atleti. Heraskevych ha espresso disappunto, affermando che il casco è un modo per onorare la memoria di chi ha perso la vita per la libertà dell'Ucraina. In un video pubblicato sui social, l'atleta ha spiegato: "È ingiusto che queste persone non abbiano potuto vivere a un'età così giovane. Il loro sacrificio non dovrebbe essere dimenticato". Il post è stato condiviso dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha sottolineato l'importanza del ricordo. Zelensky ha elencato nomi di atleti uccisi, tra cui Dmytro Sharpar, un pattinatore artistico morto in combattimento vicino a Bakhmut, e Yevhen Malyshev, un biatleta di 19 anni ucciso vicino a Kharkiv. Il leader ucraino ha definito il gesto di Heraskevych "un promemoria per il mondo di cosa sia la Russia moderna", aggiungendo che la verità non può essere considerata "scomoda o inappropriata". La posizione del Cio, tuttavia, rimane ferma: il casco viene visto come una forma di propaganda politica, nonostante l'intenzione di commemorazione.

Il contesto della vicenda si colloca all'interno di un dibattito più ampio sull'equilibrio tra il rispetto dei principi olimpici e la libertà di espressione degli atleti. La Regola 50, che vieta qualsiasi forma di propaganda politica, è stata introdotta per garantire che gli eventi olimpici rimangano neutri e focalizzati sullo sport. Tuttavia, negli anni si sono verificati casi in cui atleti hanno chiesto di indossare simboli che ricordano tragici episodi, come l'attentato di Madrid del 2004 o la guerra in Siria. Il Cio ha sempre cercato di trovare un compromesso, permettendo oggetti di commemorazione solo se non contengono messaggi esplicitamente politici. Nell'ultimo periodo, però, il dibattito è diventato più acceso, soprattutto in contesti di conflitti internazionali. L'Ucraina, in particolare, ha chiesto il riconoscimento di simboli che evocano la resistenza contro l'occupazione russa, ma il Cio ha ritenuto di dover mantenere una posizione rigorosa per evitare di influenzare la neutralità dello sport.

L'analisi del caso di Heraskevych solleva questioni profonde sul ruolo della politica nel contesto olimpico. Da un lato, il Cio ha il dovere di preservare l'indipendenza e l'universalità degli eventi, ma dall'altro, gli atleti e le nazioni hanno diritti di esprimere il loro dolore e la loro lotta. Il rifiuto del casco potrebbe essere visto come un tentativo di mantenere un distacco tra sport e politica, ma anche come una limitazione del diritto di commemorazione. I commenti di Zelensky e Heraskevych hanno rafforzato la posizione ucraina, che vede nel gesto un atto di resistenza morale. Al tempo stesso, il Cio ha cercato di trovare una soluzione alternativa: il portavoce Mark Adams ha annunciato che agli atleti sarà consentito indossare una fascia nera durante le gare, un simbolo di lutto che non violerebbe le regole. Questa decisione ha suscitato reazioni contrastanti, con chi ritiene che non basti a rendere omaggio al sacrificio degli atleti uccisi.

La vicenda di Heraskevych potrebbe segnare un punto di svolta nella relazione tra sport e politica durante gli eventi olimpici. Se il Cio dovesse concedere un'eccezione per il casco, potrebbe aprire la porta a altre richieste simili, mettendo in discussione il principio di neutralità. Al contrario, se il rifiuto rimarrà in vigore, il dibattito potrebbe intensificarsi, con attori internazionali che chiederanno un confronto diretto con l'organismo. L'Ucraina, in particolare, potrebbe adottare strategie più creative per far sentire la propria voce, senza violare le regole. La questione non riguarda solo l'atleta ucraino, ma l'intero sistema olimpico, che deve trovare un equilibrio tra il rispetto delle norme e la capacità di rispondere alle esigenze emotive e simboliche di coloro che partecipano alle competizioni. Il futuro di questa vicenda dipenderà da come il Cio gestirà la tensione tra principio e pratica, un tema che potrebbe diventare sempre più rilevante in un mondo segnato da conflitti e tensioni geopolitiche.

Fonte: La Stampa Articolo originale

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