11 mar 2026

A OM, compromessi tra rispetto cultura locale e gestione razionale sembrano impossibili

L'Olympique de Marseille, storico club francese, vive un momento di profonda instabilità dopo una serie di decisioni che hanno sconvolto la sua struttura di gestione.

23 febbraio 2026 | 17:58 | 5 min di lettura
A OM, compromessi tra rispetto cultura locale e gestione razionale sembrano impossibili
Foto: Le Monde

L'Olympique de Marseille, storico club francese, vive un momento di profonda instabilità dopo una serie di decisioni che hanno sconvolto la sua struttura di gestione. Dopo la sconfitta per 0-2 contro il Brest al primo match del nuovo allenatore Habib Beye, la squadra sembra lontana dall'obiettivo di rilanciare la propria competitività. La situazione si complica ulteriormente con la rimozione di Roberto De Zerbi, il precedente allenatore, dopo la sconfitta clamorosa contro il PSG per 0-5. La gestione del club, guidata da Pablo Longoria e Medhi Benatia, ha subito una ristrutturazione improvvisata, con Benatia che ha annunciato la sua partenza ma è stato chiamato a rimanere fino a giugno con poteri ampliati. Il presidente Longoria, invece, ha visto ridotte le sue competenze a un ruolo puramente rappresentativo. Questa serie di scelte, che mettono fine al progetto di rilancio su tre anni annunciato nel 2024, ha reso l'OM un club in cerca di se stesso, nonostante abbia raggiunto il quarto posto in Ligue 1 e abbia perso la Champions League senza gloria. La mancanza di una direzione chiara e la frammentazione delle figure chiave hanno messo in evidenza una crisi sistemica che affonda le sue radici in anni di gestione discontinua.

La situazione attuale dell'OM è il frutto di una serie di scelte strategiche che hanno segnato la sua storia recente. Dopo la fine del mandato di Vincent Labrune (2011-2016), caratterizzato da un approccio politico, e la successiva gestione di Jacques-Henri Eyraud (2016-2021), tecnocratica e distaccata dal pubblico, Pablo Longoria e Medhi Benatia hanno cercato di riconciliare il club con i tifosi attraverso una postura di vittima. Questo atteggiamento, accompagnato da una forte presenza sui social media e da scarsi rapporti con gli arbitri, ha generato un sostegno iniziale, ma non è bastato a risolvere le problematiche interne. La mancanza di una strategia coerente si è riflessa anche nel mercato, dove la rotazione costante degli allenatori e del calciatore ha impedito alla squadra di costruire una base solida. Dopo la sconfitta contro il PSG, il club ha perso ulteriore credibilità, nonostante il quarto posto in Ligue 1, che però non ha tradotto in risultati significativi a livello europeo. La frammentazione delle figure chiave, compresa la figura del proprietario Frank McCourt, ha reso l'OM un club in bilico tra un'identità perduta e una direzione incerta.

Negli ultimi anni, l'OM ha affrontato una serie di sfide che hanno messo in discussione la sua capacità di gestire il presente e pianificare il futuro. La rotazione degli allenatori, che ha visto passare da Jorge Sampaoli a Roberto De Zerbi, Igor Tudor e Gennaro Gattuso, ha creato un clima di instabilità che ha ostacolato ogni tentativo di costruire un progetto sportivo duraturo. L'ipertrofia di scambi di allenatori e giocatori ha reso difficile la formazione di una squadra coesa, con risultati che spesso non corrispondono alle aspettative. Il presidente Longoria, pur avendo ottenuto un sostegno iniziale, ha dovuto affrontare una gestione complessa, con il suo ruolo ridotto a una figura simbolica. Al tempo stesso, la figura di Medhi Benatia, che ha cercato di rafforzare il rapporto con i tifosi attraverso un'immagine di vicinanza, non è riuscita a superare le critiche interne e esterne. La situazione ha ulteriormente peggiorato quando il club ha perso la Champions League senza vincere neppure un match, un risultato che ha acceso nuove tensioni all'interno del club. La mancanza di una strategia chiara e la frammentazione delle figure chiave hanno reso l'OM un caso emblematico di una gestione che non riesce a trovare un equilibrio tra ambizioni e realismo.

La crisi dell'OM non è solo una questione di risultati sportivi, ma anche di una gestione che non riesce a trovare una direzione coerente. La decisione di far rimanere Medhi Benatia fino a giugno, nonostante la sua partenza annunciata, riflette una mancanza di visione strategica da parte del club. L'impatto di questa politica di rotazione, che ha visto sette allenatori in cinque anni, ha impedito alla squadra di sviluppare una cultura di lavoro stabile. La mancanza di un progetto a lungo termine ha portato a una serie di scelte improvvisate, che non hanno mai prodotto risultati duraturi. L'arrivo di Habib Beye, nonostante la sua esperienza, non ha risolto immediatamente i problemi, evidenziando l'incapacità del club di trovare una via d'uscita. La situazione attuale richiede una revisione totale della gestione, con l'obiettivo di stabilizzare la squadra e riconquistare la fiducia del pubblico. Tuttavia, la complessità delle relazioni interne e l'incertezza sul ruolo di Frank McCourt rendono difficile un cammino verso la ripresa. L'OM, così, si trova in un momento cruciale, dove ogni decisione potrebbe determinare il futuro del club.

La strada per uscire dalla crisi dell'OM sembra lunga e piena di ostacoli, ma non è impossibile. La squadra ha bisogno di una gestione che non si basi su rotazioni continue, ma su un piano strategico coerente. Il ruolo di Medhi Benatia, sebbene ridotto, potrebbe essere cruciale per stabilizzare la situazione, mentre Pablo Longoria dovrà trovare un equilibrio tra le sue funzioni ridotte e il sostegno del pubblico. L'arrivo di Habib Beye, nonostante la sconfitta iniziale, potrebbe rappresentare un punto di partenza per un rilancio, purché il club riesca a dare una direzione chiara. La mancanza di un progetto a lungo termine ha reso l'OM un caso di studio per le aziende sportive, che devono trovare un modo per gestire la complessità delle relazioni interne e esterne. Per il club, il futuro dipende dall'abilità di ricostruire un senso di identità e di stabilizzare la squadra. Solo con una gestione più coesa e un piano sportivo ben definito, l'OM potrebbe tornare a essere un club di riferimento in Francia e Europa. La sfida è enorme, ma la possibilità di rilanciare non è completamente persa.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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